Regeni, supertestimone e svolta/ “Rapito da 007 Egitto, pensavano fosse spia inglese”

- Niccolò Magnani

Svolta clamorosa sul caso di Giulio Regeni: un supertestimone riporta dialogo tra 007 Egitto e poliziotto africano “ucciso perché pensavamo fosse una spia inglese”

Giulio Regeni
Fiaccolata per Giulio Regeni (LaPresse, 2019)

Stando a quanto ricostruito oggi dal Corriere della Sera e da Repubblica, potremmo essere alla vigilia di una svolta clamorosa sul caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato, ucciso e abbandonato in mezzo alle strade del Cairo nel gennaio 2016. Ci sarebbe infatti un supertestimone che per la prima volta dopo 3 anni avrebbe raccontato come le cose si sarebbero svolte in quei giorni tremendi del rapimento e scomparsa del 27enne friulano: tale testimone ascoltò una conversazione tra uno degli agenti segreti che avrebbero rapito Regeni e un altro poliziotto africano, riportando come Giulio sia stato ucciso perché ritenuto una spia inglese. Secondo il Corriere della Sera, il funzionario della National security egiziana ha raccontato di aver partecipato al «prelevamento» di Regeni la sera del 25 gennaio 2016: «Credevamo che fosse una spia inglese, lo abbiamo preso, io sono andato e dopo averlo caricato in macchina abbiamo dovuto picchiarlo. Io l’ho colpito al volto» ha raccontato l’agente segreto ad un collega africano nel corso di una riunione di poliziotti avvenuta in Egitto nell’estate 2017.

SVOLTA SUL CASO DI GIULIO REGENI?

Ad ascoltare tale conversazione e riportarla agli inquirenti italiani nelle ultime settimane sarebbe proprio un supertestimone che con tanto di nome e cognome riportato, avrebbe denunciato agli 007 italiani l’agente segreto che confessava il rapimento e omicidio di Giulio Regeni. Tali ammissioni sarebbero state fatte durante un momento conviviale in un vertice delle polizie africane due anni fa e il supertestimone avrebbe ascoltato il tutto da un tavolo di fianco (spiega Repubblica): «Ci convincemmo che era una spia e scoprimmo che il 25 gennaio doveva incontrare una persona che ritenevamo sospetta, per questo entrammo in azione quel giorno» avrebbe detto ancora l’ufficiale secondo quanto riportato dal testimone finora senza identità. I magistrati di Roma che seguono il caso Regeni, il racconto del supertestimone è apparso del tutto attendibile e per questo hanno inviato a Il Cairo una nuova rogatoria nella quale «si chiedono informazioni per ottenere ulteriori riscontri». Secondo gli inquirenti italiani, il funzionario indicato nella confessione sarebbe uno dei 5 già indagati dalla Procura di Roma per il rapimento e uccisione del ricercatore 27enne: sono il generale egiziano Sabir Tareq, il colonnello Uhsam Helmy, il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, l’assistente Mahmoud Najem e il colonnello Ather Kama.



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