STRAGE BUS ERASMUS, TERZA ARCHIVIAZIONE/ Nessun colpevole: ira familiari vittime

- Carmine Massimo Balsamo

Strage bus Erasmus, la giustizia spagnola ha archiviato l’inchiesta per la terza volta. La rabbia del padre di Elisa Scarascia Mugnozza.

Strage bus Erasmus (La vita in diretta)
Strage bus Erasmus (La vita in diretta)

E’ grande la rabbia dei familiari delle vittime della strage del bus Erasmus di tre anni fa dopo la terza archiviazione del caso. Il padre di Elisa Scarascia Mugnozza ha commentato ai microfoni de La vita in diretta: «Era stato archiviato già nelle volte precedenti e abbiamo sempre fatto ricorso. Questa volta, oltre all’archiviazione, la giudice si è basata su una perizia sui freni dell’autobus, condotta tre anni dopo quando era già stato abbandonato all’aperto. Questa perizia ha stabilito che non si poteva stabilire un problema ai freni o meno». Prosegue il papà di Elisa: «Da un punto di vista da cittadino, è una situazione di incredulità: ci troviamo di fronte a una strage europea di ben 13 ragazze, accaduta in Europa in un paese civile come la Spagna, in un periodo in cui si sono registrate stragi terroristiche. In questo caso, in cui sono cittadini europei, non c’è stata attenzione dovuta per stabilire la verità, per capire cos’è successo». Poi sulla giovane vittima: «Elisa stava finendo medicina, era al quinto anno al Sant’Andrea di Roma: aveva già iniziato chirurgia ed era andata in Spagna per approfondimento. Il suo sogno era quello di diventare chirurga, era in contatto con Paesi dell’America Latina e le aiutava dall’Italia: voleva andare lì a lavorare». Conclude il genitore: «Faremo appello, non più al Tribunale ma a quello superiore provinciale di Tarragona: abbiamo la speranza che possano riconsiderare questo caso. E’ estremamente importante che il governo italiano si preoccupi di ciò che può accadere ai cittadini italiani quando vanno all’estero». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

STRAGE BUS ERASMUS, NO ALLA RIAPERTURA: “NON CI SONO PRESUPPOSTI”

Strage bus Erasmus, la magistratura spagnola per la terza volta ha archiviato il procedimento sulla morte di 13 studentesse in Erasmus, tra cui c’erano sette italiane (Elisa Valent, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Elisa Scarascia Mugnozza, Francesca Bonello e Serena Saracino). La tragedia risale al 20 marzo 2016, con il pullman sul quale viaggiavano le giovani che ebbe un grave incidente: come riporta La Nazione, il giudice incaricato ha deciso di non riaprire il processo poiché «non ci sono i presupposti». Nessun colpevole, dunque, secondo la giustizia spagnola: una decisione che ha scatenato la rabbia dei familiari delle vittime, che hanno già annunciato di essere intenzionati a presentare appello al Tribunale di Tarragona. «Ci pare evidente che i giudici spagnoli non vogliano avviare un processo nonostante le tante prove che evidenziano responsabilità da parte dell’autista e della ditta di autonoleggio», la denuncia di Paolo Bonello, papà di Francesca, a Tele Nord.

STRAGE BUS ERASMUS, TERZA ARCHIVIAZIONE

Sono diversi gli elementi che restano da chiarire in merito al dramma di tre anni fa, a partire dalle dichiarazioni contraddittorie dell’autista del bus: come evidenzia Today, poco dopo l’incidente disse di essersi addormentato al volante, per poi fornire una versione otto mesi dopo. Il conducente ha parlato di incidente causato dall’asfalto reso viscido dalla pioggia, citando anche presunte anomalie al sistema frenante. Gabriele Maestrini, padre della vittima Elena, ha spiegato: «Le indagini della polizia catalana hanno però stabilito che la strada era asciutta e una perizia eseguita da tecnici Mercedes ha permesso di accertare che i freni funzionavano perfettamente». Ma non solo: secondo alcune testimonianze, poco prima dell’incidente l’autista ha aperto e chiuso il finestrino per prendere aria e restare sveglio, sbandando pericolosamente verso il centro della carreggiata una volta iniziato il tragitto. Il conducente non aveva dormito? «Il conducente era sveglio da un giorno intero e da quanto ne sappiamo non ha riposato in un letto, ma al massimo qualche ora sulla poltrona di un pullman fermo. Non è concepibile una cosa del genere. È proprio vergognoso».

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