STUPRO VITERBO/ Quel processo politico che cancella la vittima e dimentica il male

- Renato Farina

Lo stupro compiuto a Viterbo è diventato una questione politica. L’orrore del fatto subito dalla vittima passa quindi in secondo piano

violentò figlie vicini
Immagine di repertorio (Pixabay)

Il fatto in sé è spaventoso. A Viterbo una signora di 36 anni è stata prima fatta ubriacare, poi picchiata e quindi violentata da due ragazzi di 21 e 19 anni. L’hanno tenuta per ore nel loro dominio assoluto. Hanno filmato la loro aberrazione quasi fosse meritevole di una medaglia al valore. Poi hanno riaccompagnato la vittima sotto casa, convinti tacesse. Infatti, i tre erano amici, anzi camerati, militanti della stessa organizzazione politica, Casapound. 

Come si fa a commentare uno stupro? Equivale per chi lo subisce all’assassinio. Noi non abbiamo (corsivo) un corpo, un abito di carne, che una volta lacerato, si ripara o si pulisce come fosse la carrozzeria di un’auto. Noi siamo (corsivo) un corpo. Non è un oggetto, ma un tempio. È materia spirituale, per così dire. L’ideologia oggi prevalente a parole giudica lo stupro severissimamente (per fortuna), poi in realtà, svilendo il corpo a merce interscambiabile, banalizza nel cuore specie dei giovani la violenza sessuale, la trasforma in gioco solo un po’ eccessivo. Qui sta l’abominio educativo. L’altro è uno strumento per la propria affermazione, qualunque essa sia. Il nichilismo gaio o cupo ha questo comune denominatore: fa credere ai suoi adepti spesso incoscienti che l’unico modo per essere vivi sia succhiare la vita, la bellezza, il denaro, i sentimenti, il sesso degli altri. Se vogliamo sono le tentazioni di Satana a Cristo nel deserto. Quelle che Thomas S. Eliot definiva lussuria, denaro e potere. Dove il potere è anche la sintesi delle tre bestie.

Magari si provasse a ragionare in questi termini o a contestare questa mia schematica lettura. Figuriamoci. La si butta in politica. Nei fatti di Viterbo, cosa conta secondo voi nel dibattito pubblico? Ma certo: l’appartenenza politica dei presunti colpevoli. Ovvio. Così la copertina di ieri al Tg1 è stata imperniata su questo stupro. Magari si desse il medesimo peso ogni giorno a questo crimine spaventoso. In realtà, la motivazione del privilegio dato a una notizia di questo tipo non riguarda le vittime, bensì i presunti autori. Dunque. Il Tg1 è a direzione filo M5S. Oggi la Lega è vista come il fumo negli occhi dai grillini e Casapound ha rapporti di alleanza o quasi col Carroccio. Quindi si enfatizza. Così oggi chi vuole può verificare sui quotidiani di sinistra o comunque avversi alla Lega se si sia applicata la stessa tattica.

Non è malizia la nostra. Conosciamo fin troppo bene il meccanismo e neppure ci scandalizza. La prima pagina viene usata per sottolineare una convinzione confortante rispetto alla propria posizione ideologica e al pregiudizio dei lettori o consumatori tivù. Gli abusi sessuali commessi da immigrati hanno avuto perciò il rango di un titolo d’apertura su mass media di destra; gli stupri commessi da carabinieri o da ragazzi bianchi cosiddetti bene su quelli a sinistra; le violenze del clero ovunque: destra, sinistra, centro.

Nel caso di Viterbo è facile e persino corretto mettere in evidenza lo stridore tra le affermazioni di principio a favore della difesa delle nostre madri, mogli, sorelle e figlie dalle violenze, e poi la pratica effettiva da parte di quei militanti fascisti. È facile come costoro avessero ragione a seminare paura delle donne nei confronti dei neri, ma forse non dovrebbe riferirsi al colore della pelle, ma delle camicie. Sarcasmo sacrosanto. Ma da qui a chiedere la messa fuori legge di Casapound per questo delitto da parte del Partito democratico è sintomo di smemoratezza. Questi abusi sono propri non di un partito, ma di una capacità dell’uomo di fare il male. E certo di un’educazione sballata.

Ciascuno esamini se stesso e la propria comunità esistenziale o sociale. Ricordo molto bene quando nel 2009 un esponente importante del Partito democratico a Roma commise numerosi stupri. Lo visitai in carcere, anche nei successivi trasferimenti. Era una persona squassata dentro, non un “esponente della sinistra”. La responsabilità penale è personale. A chi sta intorno tocca vigilare, denunciare, non essere omertoso, curare le ferite delle vittime. Alla giustizia fare il suo lavoro con serietà. Alla politica evitare la demagogia di chi tira gli stupri al proprio mulino.

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