Stupro Viterbo, video su Whatsapp/ Inviato anche a padre arrestato “per vantarsi”

- Emanuela Longo

Stupro Viterbo: i due militanti di CasaPound avrebbero girato un video delle violenze, inviato su WhatsApp a chat del Blocco Studentesco, ricevuto anche dal padre di uno di loro

violenza 2018 pixabay
Immagini di repertorio (Pixabay)

Emergono nuovi inquietanti dettagli sullo stupro di Viterbo a scapito di una donna di 36 anni e per il quale sono stati arrestati Francesco Chiricozzi e Riccardo Lecci, giovani militanti di CasaPound. La vittima è stata violentata mentre era priva di coscienza nel seminterrato del pub Old Manners e ogni momento dello stupro è stato filmato dai due aggressori con i propri cellulari per poi condividere il video su una chat di WhatsApp ricevuto da diversi componenti del Blocco Studentesco. Tra i destinatari, spiega TgCom24, anche il padre di Licci. Il gip ha confermato lo stato di semi incoscienza della donna, colpita con un pugno in faccia dagli stupratori dopo aver tentato di sottrarsi ad un loro approccio sessuale ma anche per effetto di alcol e ansiolitici. Una volta svenuta, i due simpatizzanti di CasaPound l’avrebbero denudata e avrebbero dato inizio alla violenza durata ore. Il video dello stupro dura sette minuti e la mostra inerme e distesa sul pavimento, violentata a turno dai suoi aggressori anche con l’ausilio di oggetti. Dal video si udirebbero le bestemmie dei due arrestati per via delle immagini poco nitide. Il tutto mentre minacciavano di ammazzarla. Accortosi che le immagini erano poco chiare, Licci si sarebbe spostato cambiando angolazione e si sarebbe successivamente vantato in rete.

STUPRO VITERBO, IL VIDEO IN UNA CHAT WHATSAPP

Il video dello stupro è stato condiviso ed ha iniziato a circolare su una chat WhatsApp dell’organizzazione neofascista Blocco Studentesco. Alla luce delle immagini raccapriccianti, anche il padre di Licci, entrato in possesso del filmato, invita il giovane a disfarsi il prima possibile del cellulare. Un altro componente del gruppo lo avrebbe invece invitato a fare “l’hard reset del telefono”. A seguire i consigli è stato l’ex consigliere comunale Chirozzi, che avrebbe non solo cancellato l’app di messaggistica ma anche resettato l’hard disk delle telecamere del pub del quale lui e l’amico erano in possesso delle chiavi. Licci invece non ha fatto in tempo (o non è riuscito) a cancellare le immagini compromettenti che lo hanno incastrato e che ora sono finite negli atti dell’indagine. A parlare di “scena raccapriccianti” era stato anche il gip di Viterbo nell’ordinanza di custodia cautelare secondo il quale i due avrebbero agito in modo “beffardo e sprezzante”. I due indagati, di contro, respingono le accuse parlando di “un rapporto consenziente”.



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