SUICIDIO CON SONDAGGIO SU INSTAGRAM/ “Devo uccidermi?”: vince Sì, 16enne si ammazza

- Paolo Vites

Una ragazza della Malesia chiede su Instagram se deve uccidersi, gli utenti la invitano a farlo

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Immagine di repertorio

Dicono, gli esperti, che i ragazzi lo fanno per gioco. Uno dei tanti giochi social che, come si è visto in passato, portano anche alla morte. “Aiutami a scegliere: D o L”. D sta per “death”, morte, “L” per “life”, vita. Il modo come viene presentato (aiutami a scegliere) presuppone che il soggetto partecipante stia già pensando per conto suo a suicidarsi. Ma è altrettanto vero che, essendo ragazzini tra i 14 e i 18 anni, poco sanno di cosa sia la vita, cosa significhi togliersela, che cosa stanno veramente facendo. Ma diciamo pure che il soggetto sia una personalità fragile, disturbata, purtroppo i suicidi in età adolescenziale esistono da sempre. La cosa più allucinante allora diventa chi partecipa al gioco, votando sì o no. Un po’ come la plebe che assisteva ai giochi circensi dei gladiatori nell’antica Roma e che con il pollice verso o alzato decideva vita o morte. Qua però siamo tra ragazzini, che ormai, come hanno dimostrato tante ricerche e studi, nati e cresciuti nell’era di Internet, faticano a distinguere il virtuale e il reale.

MALESSERE GLOBALE

In Malesia una ragazzina di 16 anni si è lanciata dal tetto del palazzo in cui abitava dopo che la maggioranza dei partecipanti aveva votato “death”. E lei lo ha fatto, si è uccisa. «La ragazza sarebbe ancora viva se la maggior parte dei follower non l’avesse incoraggiata a togliersi la vita? Avrebbe ascoltato il consiglio degli utenti, cercando l’aiuto di un professionista?», chiede un avvocato del paese, dopo che si è saputo che la ragazza sulla propria pagina Instagram aveva scritto di essere stanca e di voler morire. Era un grido di aiuto e la gente si è mossa per aiutarla: aiutarla sì, ma a morire. «Sono sinceramente preoccupato per lo stato di salute mentale dei nostri giovani. È un problema nazionale che deve essere preso sul serio» ha commentato il ministro della gioventù e dello sport della Malesia, confermandoci quanto Internet abbia ormai dato vita a una globalizzazione del malessere: ci si uccide in occidente così come in oriente, nei paesi cattolici come in quelli musulmani.



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