OMICIDIO ROMA/ E se quel padre e quella figlia fossero stati italiani?

ALESSANDRO BANFI commenta la rapina finita in tragedia a Roma, in zona Tor Pignattara, in cui hanno perso la vita un uomo di nazionalità cinese e sua figlia di appena nove mesi

06.01.2012 - Alessandro Banfi
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La moglie dell'uomo ucciso a Roma, foto InfoPhoto

Roma è sotto choc. Una rapina feroce è costata la vita ad un padre, titolare di un bar dove offriva anche servizio di money transfer, e alla sua bambina di soli 9 mesi. Entrambi sono stati uccisi dai rapinatori sotto gli occhi della mamma e moglie. Le vittime erano di nazionalità cinese mentre i killer, secondo i primi sospetti, sarebbero stati italiani. E’ probabile che la rapina sia stata premeditata, visto che gli assalitori hanno cercato di prendersi la borsa con l’incasso del locale della giornata, circa cinquemila euro. Un episodio orribile, non solo per l’efferatezza e la spietatezza del gesto, ma per lo sfondo razziale che evoca. In effetti i cinesi sono spesso vittime di violenze, in una città dove gestiscono molte attività commerciali, come il bar di Tor Pignattara, quartiere della periferia, teatro del duplice omicidio.

La prima domanda da porsi è infatti questa: fossero stati italiani, padre e figlia in braccio sarebbero stati uccisi così, come cani dai maledetti assalitori? E se sì, seconda domanda, cinquemila euro in contati valgono ormai due vite? Che razza di Paese siamo diventati, peggio della Somalia? D’accordo che la crisi economica esaspera i comportamenti anche dei criminali, ma come si può davvero ritenere, che 100 banconote da 50 euro possano valere due esistenze? Fra l’altro compresa quella di una bambina che non ha ancora compiuto un anno di vita?

C’è qualcosa che non quadra nella convivenza della Capitale. La violenza e l’odio che si respirano, la lotta di tutti contro tutti, l’invidia per i diversi, la caccia al nemico ammorbano l’aria. Ho visto alcuni commenti che mi hanno fatto rabbrividire, del tipo: “Speriamo che ora non si cominci a sparare sui Romani”. Mamma mia, oppure quelli che si mettono a elucubrare sull’incasso troppo dovizioso, di cinquemila euro, che i cinesi tenevano nella loro borsa… Se andiamo avanti così, la vita nella nostra metropoli sarà davvero invivibile. 

Bene invece ha fatto ieri il sindaco Gianni Alemanno a proclamare il lutto cittadino per il giorno dei funerali delle vittime. Quel papà cinese e quella sua bambina sono nostri concittadini, sono romani, sono nostri. Dobbiamo sentirli nostri e non dei poveretti che non c’entrano con noi, solo perché hanno la pelle di un altro colore e sono cresciuti imparando un’altra lingua.

Roma, Milano, Firenze, Bologna e Torino sono piene di locali, ristoranti e bar soprattutto, gestiti da cinesi. Personalmente io ho un debole per loro, soprattutto quando fanno cucina italiana, gli spaghetti, eccetera. Come i pakistani che vendono fiori a New York e a Parigi, e anche da noi, a tutte le ore, come gli egiziani che fanno i pizzaioli, tutti loro rendono le nostre città migliori. Mentre sono i criminali (spesso italiani ma non solo) a renderle peggiori. Se un po’ della troppo intolleranza verso gli stranieri, ce ne fosse invece verso chi vive nell’illegalità, anche Roma sarebbe di nuovo la Capitale della bonomia e del buon senso che tutti conosciamo. E che vorremmo tornare a vivere.      

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