SPILLO/ Monti e il paradosso di Grillo

Con il botto fatto in Sicilia, il Movimento 5 Stelle si avvia a conquistare il potere: è finita la Seconda repubblica? ALESSANDRO BANFI fa il punto della situazione 

31.10.2012 - Alessandro Banfi
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Beppe Grillo (InfoPhoto)

Le elezioni regionali siciliane sono un punto di svolta della storia politica italiana. Forse davvero è finita la Seconda Repubblica. Il  Movimento 5 Stelle ha quasi raggiunto il 20 per cento, primo partito dell’isola e forse presto anche dell’Italia. Nessun altro partito o schieramento è in salute. Sono tutti molto deboli, compresi i due “vincitori” ufficiali, Pd e Udc. Ma che significa tutto questo?

C’è una certa difficoltà a comprendere che cosa sia davvero questo fenomeno in termini di conseguenze reali nella vita del potere italiano. Un aspetto di questo momento storico è decisivo: Beppe Grillo porta l’anti politica dentro il sistema e allo stesso tempo “congela” questi voti di protesta, rendendoli indisponibili ad ogni alleanza. Sono “zitelle acide”, come ha detto il neo eletto siciliano Cancelleri, che non si vogliono sposare con nessuno. Orgogliose della loro diversità.  Grillo oggi è paragonabile (con molti voti in più) all’Msi di Giorgio Almirante nella prima Repubblica. Vi ricordate? I missini erano fuori da ogni gioco, perché erano l’unico partito a non essere presente nel cosiddetto “arco costituzionale”. C’era una pregiudiziale contro di loro. Qui invece la diversità è garantita da una forma di auto-pregiudizio, di auto-esclusione. Le “zitelle acide” non si filano nessun pretendente. E soprattutto avversano l’euro, la Merkel, la Bce, l’austerità, il rigore… Grillo è insomma ormai  dentro il sistema ma è fuori di esso. Contro di esso. Così facendo si “mangia” elettoralmente  tutta la protesta (compresi  la Sel di Vendola  e l’Idv di Di Pietro, ma presto svuoterà la Lega al Nord) e spinge gli altri, tutti gli altri partiti rimasti, all’inciucio e all’ammucchiata. Insomma Grillo è il nuovo spread. Il fattore esterno che obbliga il sistema a difendersi disperatamente in una grande coalizione di emergenza. 

“Costringe” a cose tipo Governo Monti. E dunque finisce per alimentarsi. Grida contro l’euro, la Merkel, la Bce, le tasse, il rigore e gli inciuci. E allo stesso tempo li rende scelta obbligata. Spinge obbiettivamente alla Grande Coalizione, gradita a Bruxelles e alle autorità monetarie,  e già si prepara a contestarla. Esiste se protesta e contesta, se postula di non andare al Governo. Un destino curioso che è anch’esso un’anomalia italiana. 

Ammesso che i partiti tradizionali siano comunque finiti (Pd e Udc compresi), in fondo le due nuove polarità del sistema politico italiano post Casta sono Monti (e i montiani) contro Grillo (e i grillini). Euro contro No all’Euro. Banche contro No alle Banche.  Sistema contro Anti-sistema. Al posto di destra e sinistra. 

Per  ritornare alla vecchia metafora dell’arco costituzionale, potremmo chiamarlo l’Arco Euro o l’Arco Monti. Una forma di nuova “conventio ad excludendum”  che lasci fuori solo Grillo. Ovviamente il ragionamento regge fino a quando le zitelle rimarranno illibate. Dovessero mai conquistare la maggioranza dei voti (non impossibile) e dovessero governare (non solo il Comune di Parma o la Regione Sicilia) approdando a Palazzo Chigi, si porrebbe il problema del loro “sdoganamento”, della loro “costituzionalizzazione”. 

E qui davvero si aprirebbe uno scenario inedito. O magari un’Europa divisa in due…   

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