SALVA SALLUSTI/ Un trucco dei politici per bastonare i giornalisti

L’emendamento proposto dal presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli: carcere ai giornalisti e multa ai direttori. ALESSANDRO BANFI non ci sta e spiega perché

21.11.2012 - Alessandro Banfi
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Alessandro Sallusti (Fonte Infophoto)

La domanda in fondo è semplice: ma non potrebbero lasciare stare con questa storia della legge cosiddetta “salva Sallusti”? E’ meglio che il Parlamento non intervenga. Davvero. Questo Parlamento odia troppo l’informazione e i giornalisti. I politici della Seconda Repubblica hanno perso la testa. E questi temi, il diritto di cronaca e la sacrosanta dignità della persona e i suoi diritti, sono troppo importanti, troppo seri perché c’entrino dentro deputati e senatori a fine mandato.

L’ultima notizia, di ieri, secondo cui il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, Pdl, ha presentato un nuovo emendamento, in base al quale andrebbero in galera i giornalisti e non i direttori sembra quasi una barzelletta. Ma come? Già oggi giornali, online e di carta, radio e televisioni, sono pieni di giornalisti precari, sfruttati, sottopagati o mal pagati, cui spesso si chiedono i servizi più umili. E che cosa si inventa Berselli, che viene, non a caso, dalla tradizione della destra più nera? Che vadano loro in galera… Ve lo immaginate il giornale ideale di Berselli? C’è una notizia “del diavolo”, rischiosa. A chi si chiede il pezzo? Al giovane redattore. Poi arriva la smentita. E il direttore che fa? Beh pensa che tanto c’è il giovane a pagare… meglio non sputtanare la testata con rettifiche inutili.

Il direttore, nell’ordinamento attuale, è responsabile perché sorveglia tutto, ha modi di riequilibrare, deve controllare, decide se e che cosa pubblicare. La galera va semplicemente abolita per un reato di questo tipo, se vogliamo diventare un Paese civile. Ma la soluzione non è declassare il direttore-dittatore (i mezzi d’informazione sono piccole dittature col diritto di esserlo).

Certo, il diffamato va difeso e bisogna allargare il concetto di smentita, di scusa pubblica, di rettifica. Le ritrattazioni sono troppo formali e burocratiche con la legge in vigore. E tuttavia, al di là del merito, il fatto macroscopico è che i politici cercano vendetta nei confronti dei giornalisti. Pensano che i loro guai vengano dall’informazione. Mentre non è, purtroppo per loro, così.

E’ un sentimento emotivo molto grave questo che anima senatori e deputati e i più accorti dovrebbero far uscire dall’anonimato il risentimento che alberga dalle parti di Palazzo Madama e Montecitorio. Lo stesso Sallusti ha scritto più volte che non vuole questo “aiuto” peloso che in realtà ha fatto emergere altre gravissime intenzioni.

In un Paese normalmente democratico e moderno la stampa libera svolge un ruolo di controllo, di servizio ai cittadini, fondamentalmente a garanzia della libertà, rispetto agli altri poteri costituiti: quello politico, quello economico, quello giudiziario… E’ fatale, soprattutto in momenti di crisi e di passaggio, che ognuno di questi poteri pretenda di prevalere sugli altri. Sta accadendo anche ora in Italia con partitocrati, magistrati e finanzieri che vogliono, a turno, e a seconda delle occasioni, prevalere. Difendere l’equilibrio fra poteri, invitare a una collaborazione reciproca, è essenziale. Altrimenti la deriva liberticida è da Paese sudamericano… Con tutto il rispetto per l’America Latina.

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