BEPPE GRILLO/ Il caso serio di un comico che vendica l’Italia degli “sfigati”

Oggi i commenti se la prenderanno con i grillini neo eletti chiusi nell’assemblea di Roma. Ma cosa c’è alla radice di un movimento capace di scuotere la politica italiana? ALESSANDRO BANFI

05.03.2013 - Alessandro Banfi
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Beppe Grillo (Infophoto)

Oggi i commenti se la prenderanno con i grillini neo eletti chiusi nell’assemblea di Saint John a Roma. Conoscono poco o nulla i regolamenti parlamentari, prendono in giro i giornalisti, si difendono clonando lo stesso stato su Facebook nelle loro pagine personali e così via… Ma possibile che non si colga la vitalità di questo fenomeno, vero terremoto politico che di colpo dona un’irrimediabile inutilità al resto della politica italiana?

C’è in questo Movimento 5 Stelle una risposta (anche discutibile) a domande sacrosante. Prima di chiuderla in una condanna preventiva, bisogna capirne le ragioni. Mi è già capitato, anche prima del voto, anche qui sul Sussidiario, di sostenere tesi simili, e in tempi non sospetti. D’altra parte mi annoia guardare alla politica (già di per sé luogo privilegiato del meno peggio e del relativo) con uno spirito di parte, pre concetto, orientato a giudicare severamente invece di comprendere le ragioni. Se un italiano su tre ha votato così, la questione è posta per tutti.

Allora, cominciamo a dire che fin dai raduni di piazza Duomo a Milano e di San Giovanni a Roma, si respira in questo mondo l’aria nuova di persone che si concedono generosamente e con passione ad un’avventura civile, più vicina di quanto si pensi a movimenti di altra ispirazione. Non a caso, Grillo ha scherzato, anche in un’intervista tv alla Bbc a proposito dell’evento romano, sostenendo che c’era un clima da Comunione e Liberazione. Traduco così la battuta: in quei giovani il loro leader vede gratuità, presenza, auto disciplina, serietà di portare avanti un mandato, dedizione ad uno scopo che ti trascende e che non può essere identificato in un interesse meschino…

Non possiamo non fare i conti con questa aria nuova che entra nel Palazzo. Così come non possiamo negarci che Grillo e i 5 Stelle riempiono un vuoto enorme, lasciato dai vecchi protagonisti della politica. Innanzitutto sul tema della casta, una classe dirigente di politici chiusa in se stessa, che si auto conserva e che resiste tenacemente ad ogni cambiamento, ad ogni ricambio anche solo fisiologico, anche solo generazionale, a destra come a sinistra.

Certo, qui Grillo intercetta la rabbia del popolo italiano, usando toni e accenti che preoccupano dal punto di vista democratico, e tuttavia solo un forte intervento di rottura pare efficace in questo campo. L’Italia è incrostata, bloccata dalle varie caste e consorterie, e il ricatto sull’anti politica, rischio per la democrazia, non funziona più da tempo. Grillo come Hitler o come Mussolini? Qualche accento fastidioso soprattutto nel terreno dei rapporti con la pubblica opinione e con le regole costituzionali e istituzionali c’è. Ma finora le parole gravi (o gli insulti) non hanno avuto seguito nei fatti.

Quanto poi alle condizioni economiche dell’Italia, Grillo rappresenta plasticamente la conseguenza del fallimento delle politiche di austerità europee imposte al nostro Paese dalla leadership tedesca e dal “salvatore della patria” Mario Monti. Nel mondo, da tempo, si pensa all’Italia come il Paese più importante fra le nazioni del Sud Europa, quelle considerate “cicale” rispetto alle laboriose “formiche” del Nord Europa. Insomma noi, insieme a Portogallo, Grecia, Irlanda, Spagna, siamo i Pigs, i maiali del continente, da punire con severità per i debiti accumulati, “colpevoli” calvinisticamente. In realtà il nostro Paese è stato messo in ginocchio da una politica di lacrime e sangue, sbagliata nella modalità e mal calcolata nelle sue proporzioni (come dice da ottobre persino il Fondo Monetario Internazionale).

Oggi l’Europa e gli Usa vedono in Grillo un chiaro antagonista a quella politica, per denigrarlo (per l’Economist e per l’Spd è un clown) oppure per considerarlo interessante (Goldman Sachs ne elogia il successo). Proprio su questo terreno, la lotta al dominio globale della finanza e dei poteri forti, Grillo ha costruito la sua principale credibilità politica, cominciando negli anni passati a criticare le azioni Parmalat rifilate ai risparmiatori, come ai derivati spacciati ai piccoli correntisti delle banche, rompendo le palle alle assemblee degli azionisti Telecom (la Telecom è stata “privatizzata” nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica)… 

Oggi l’Europa è percorsa da fenomeni di questo tipo, che non possono essere liquidati semplicemente come euroscettici. Nella stessa Germania è in stato nascente un partito che predica l’immissione di una moneta parallela in Europa, un Gulden Mark diverso dall’Euro che permetterebbe a noi Pigs di svalutare e rimettere in linea le nostre economie. Questa è la cornice vera del fenomeno Grillo. Aumenta dunque nei suoi confronti la simpatia di chi giudica la globalizzazione un’altra tappa di ciò che il magistero pontificio ha chiamato “l’imperialismo internazionale del denaro”. E suscita interesse l’avversione ad un potere che se ne frega di ciò che i popoli pensano del loro destino.



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