Ventorino: l’ansia di possesso può stravolgere l’avventura della maternità

- Francesco Ventorino

L’alternativa al poter fare ciò che si vuole sta nel sottomettere la propria ragione a quella esperienza originale che ogni uomo fa nel rapporto con la realtà: trovarsi di fronte a qualcosa che c’è, e da cui si dipende. Non siamo frutto di una necessaria o casuale evoluzione dell’universo, ma di un libero atto d’amore del Creatore

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La notizia del patto tra teenagers che sono volutamente rimaste incinte contemporaneamente, in un liceo del Massachussets, parte da Washington (in un secondo tempo in parte rettificata) rimbalza in Italia, tra l’altro attraverso la penna di Vittorio Zucconi su Repubblica, e desta stupore, allarme e considerazioni di ogni genere. L’hanno fatto «perché lo volevano fare» avrebbero dichiarato le ragazze, e avrebbero aggiunto che esse hanno bisogno di «sentirsi amate incondizionatamente» da una creatura che sia tutta loro, da un figlio, e non appena da un amante di una notte, da un boyfriend o da un marito.

Don Luigi Giussani, un sacerdote del nostro tempo che ha educato diverse generazioni di giovani e ha indagato a lungo il pensiero moderno, cercando di comprenderne le più recondite ragioni, ha individuato nel nichilismo o nel panteismo (le due versioni che oggi prende la negazione di Dio) la radice di una fiducia incondizionata nel potere come unica sorgente di sicurezza personale.

Se l’autonomia dell’uomo è una menzogna, è finta, se il suo io nasce totalmente come parte del grande divenire, come semplice esito dei suoi antecedenti fisici e biologici, allora può farsi strada in lui la convinzione menzognera che chi ha più potere aumenta di più la propria consistenza.

Nichilismo e panteismo distruggono, infatti, la grandezza di quell’«io», che ripone nella propria libertà la propria dignità, e lo degradano al livello della necessità animale: la legge di ogni gesto e di ogni azione è ridotta conseguentemente ad istintività. Il potere – in questo orizzonte culturale creato dalla negazione di Dio – cessa di essere la dimostrazione della dignità e della capacità maggiore che l’uomo ha sopra tutte le altre creature e si realizza, invece, come possesso, ottenuto secondo un’istintività più scaltrita di quella dell’animale, ma identica come dinamica: orgoglio, violenza, sesso.

La dimostrazione della propria capacità di poter fare ciò che si vuole rimane – come hanno testimoniato le ragazze del Massachusetts – l’unica possibilità che si riesce a intravedere per uscire dalla paura e dalla solitudine, cioè il potersi dare da sé quell’amore incondizionato di cui il cuore ha bisogno.

L’alternativa ad una posizione del genere sta nel sottomettere la propria ragione a quella esperienza originale che ogni uomo fa nel rapporto con la realtà, cioè quella di trovarsi di fronte a qualcosa che non è suo, che c’è indipendentemente da lui e da cui, anzi, lui stesso dipende. Da questa percezione vertiginosa della contingenza delle cose, che poi è la stessa che genera irragionevolmente il nichilismo o il panteismo, nasce invece, in forza di una ragionevole evidenza, l’affermazione di un Altro, che è all’origine del nostro essere e della nostra libertà. Non siamo frutto di una necessaria o casuale evoluzione dell’universo, ma di un libero atto d’amore del Creatore.

Solo questo riconoscimento può generare quella sicurezza stabile e quella coscienza di una compagnia che costituisce il proprio «io» e che sconfigge dall’interno di se stessi la propria solitudine: l’io dipende continuamente da un Tu, che lo fa essere in ogni istante. «Se non è così – ha scritto Cormac McCarthy in Sunset Limited – allora tocca trovare tutt’altra spiegazione di cosa uno vuol dire quando dice realtà». Anzi si potrebbe chiedere a chi pensa diversamente: «Tu esisti davvero?».

A quelle ragazze del liceo di Gloucester qualcuno ha tentato di porre in modo convincente questa inquietante e radicale alternativa?

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