LETTERATURA/ Ol’ga Sedakova: la poesia in difesa della ragione

CARLO PICOZZI presenta l’ultima opera della poetessa e studiosa russa Ol’ga Sedakova, una rassegna dei maggiori pensatori della storia occidentale che dimostra la perfetta consonanza fra fede e ragione nonché la necessaria esistenza dell’una per garantire l’altra

12.11.2009 - La Redazione
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Strano che sia un poeta a difendere la ragione. Eppure Ol’ga Sedakova, una delle più alte voci poetiche della Russia contemporanea, intitola la sua raccolta di saggi proprio Apologia della ragione (La casa di Matriona, 2009). Strano perché immediatamente verrebbe da pensare che la poesia dovrebbe difendersi dalla ragione. E così molti hanno pensato nei decenni passati: lasciando alla ragione – intesa come misura scientifica delle cose – lo spazio della conoscenza autentica, hanno rivendicato per la poesia i territori del cuore – inteso come puro sentimento – cioè le intuizioni, le fantasie, i palpiti e i sogni; l’irrazionale, appunto.

Ma Ol’ga Sedakova, sulle orme del suo venerato maestro, Sergej Averincev cui è dedicato il terzo dei saggi contenuti nel volume, proprio in quanto poetessa, non accetta la gabbia di queste simmetriche riduzioni. La ragione non è quella puramente euclidea che misura e seziona i particolari disinteressandosi del tutto, che si rassegna ad accontentarsi dei “come” impedendosi di indagare sui “perché”. D’altro canto il cuore non è affatto il luogo dei sentimenti e delle pulsioni irrazionali, ma esattamente – come insegna la lingua russa – il centro della persona, quella capacità che di schianto si mette in rapporto con le cose che ci sono e, alleato della ragione, le guarda con stupore e venerazione. Lo stesso stupore meravigliato che sta al’origine della filosofia.

Perfettamente alleati, allora, cuore e ragione sono lanciati nell’avventura della scoperta del mondo, della conquista dell’unica cosa che conta che è la “sapienza”, cioè la conoscenza veramente integrale e nello stesso tempo esistenzialmente coinvolgente.

Proprio per questo il poeta, quando è vero poeta, è modello e maestro di questa ricerca sapienziale. Così come lo sono Dante Alighieri, protagonista del primo saggio del libro e Boris Pasternak lettore di Goethe che è trattato nel secondo.

E di poeti autentici c’è molto bisogno; proprio per difendere la ragione. Presentando il suo volume all’Università Cattolica di Milano qualche giorno fa, Ol’ga Sedakova ha raccontato di aver visto in Germania una interessante galleria di ritratti di letterati; mentre quelli del Settecento appaiono come uomini maturi e certi della loro ragione illuminista, quelli del secolo successivo appaiono come giovani romantici, sognatori e un po’ svagati; quelli del Novecento hanno invece il volto tipico degli adolescenti arrabbiati coi genitori e con la vita tutta. I nostri contemporanei, infine, assomigliano a dei bambini piccoli piccoli, che non sono ancora capaci di fare niente. È evidente la traiettoria regressiva di una ragione presuntuosa. Ma non è la fine; ha detto con determinazione la Sedakova. Molte volte nella storia si è pronosticata la fine della civiltà, ma in realtà essa prosegue, sempre e sorprendentemente. E solo il poeta, il sapiente, ne coglie lo sviluppo; e lo sa collegare con l’immensa eredità del passato.

 

(Carlo Picozzi)

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