RICORDO/ Francesco Gentile: il maestro a cui diciamo arrivederci

- La Redazione

Martedì 24 novembre è scomparso Francesco Gentile, 73 anni, illustre filosofo del diritto oltre che collaboratore de IlSussidiario.net. Oggi (venerdì 27 ndr) alle 10.30 nella cattedrale di Padova si celebrano i funerali, mentre alle 12 nel cortile antico del Bo, sede dell’Università, si tiene la tradizionale cerimonia dell’“alzabara”. Pubblichiamo il ricordo di un suo allievo

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Martedì 24 novembre è scomparso Francesco Gentile, 73 anni, illustre filosofo del diritto oltre che collaboratore de IlSussidiario,net. Oggi (venerdì 27 ndr) alle 10.30 nella cattedrale di Padova si celebrano i funerali, mentre alle 12 nel cortile antico del Bo, sede dell’Università, si tiene la tradizionale cerimonia dell’“alzabara”. Pubblichiamo il ricordo di un suo allievo

Martedì scorso è scomparso il professor Francesco Gentile, ordinario di Filosofia del diritto e già preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova. In pochi giorni sono già vari gli articoli usciti sui giornali che permettono a chi non l’ha conosciuto di ripercorrere le tappe fondamentali della vita, la linearità del pensiero e la brillante e autorevole personalità accademica di Gentile.

Io che sono stato suo allievo mi permetto di ricordarlo (più appropriato sarebbe dire farne memoria, cioè l’esperienza di una cosa che ancora c’è) in modo diverso. La cosa che più mi stupisce adesso, adesso che non c’è più, e, correndo indietro nel tempo, che mi ha sempre stupito è stato il suo modo di insegnare, che coincideva esattamente con il suo modo di essere.

Quando ci si trova di fronte a un uomo vero, ci si rende conto che tutta la sua vita è un insegnamento, cioè ultimamente la comunicazione di una esperienza. Se quest’uomo è anche un docente, ogni cosa detta in aula diventa consapevolezza vissuta, non solo indagine di pensiero. Tale era Gentile: un uomo vero, curioso di ogni cosa e in ogni cosa, attento a tutte le circostanze, non ultima la condizione dei suoi allievi. Un uomo il cui studio costante era passione per la vita, passione per i suoi ragazzi, curiosità e stupore. Insomma un maestro. Un docente che, interrogandomi all’esame di Filosofia, era seriamente preoccupato per le mie risposte, perché non capiva come mai io che avevo seguito il suo corso non avevo ancora veramente compreso.

 

Chi di noi può dire di aver fatto un’esperienza così in università? Quante volte ci siamo ritrovati a bere, mangiare e cantare, tra noi o con tutte le matricole a fine corso: ogni momento della vita per lui era occasione di conoscenza, innanzitutto per sé. Una volta gli ho raccontato un episodio accaduto durante una mia giornata di lavoro e lui il giorno dopo ha aperto un convegno partendo proprio da quell’episodio.

 

Cos’è veramente l’avventura del sapere, cos’è veramente l’esperienza della conoscenza senza un uomo che ne domandi sempre il senso, che guardi attentamente l’incedere dei suoi ragazzi? Gentile era un maestro vero. Da lui ho compreso come la filosofia, la teoria generale del diritto, la sussidiarietà non sono paradossalmente frutto di indagini gnoseologiche, di puro pensiero, ma sono illimitata possibilità di vita, criteri di osservazione e anche di governo di uno Stato. Il suo genio non è mai stato relegato al solo campo accademico, ma traspariva sempre dalla curiosità e umanità, dall’energia, dall’espressione del viso e degli occhi, sino alla fine, sino al suo ultimo abbraccio.

 

Un maestro, insisto: uno per il quale vita, umanità e genialità accademica coincidono.

Grazie e arrivederci professore.

 

Andrea Gabbani

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