FILOSOFIA/ Quella ricerca che non ha mai abbandonato gli uomini, una lezione di Julien Ries

Esce in Italia l’opera omnia di Julien Ries, il celebre antropologo belga. Un’indagine storica, filologica e filosofica dalle origini della religiosità umana ad oggi

24.09.2009 - La Redazione

Julien Ries è senza dubbio il più importante studioso vivente di antropologia religiosa. Ora la casa editrice Jaca Book, che del sacerdote belga ha in corso di pubblicazione anche l’opera omnia, mette a disposizione di lettori il volume Alla ricerca di Dio. La via dell’antropologia religiosa. Si tratta del primo volume (in ordine logico e non di pubblicazione) della collana Amateca, cioè di quella serie di manuali che, in una ventina di volumi, offre tutto l’itinerario della teologia cattolica, rivolgendosi sia agli specialisti che ad un pubblico più vasto. Quest’opera, quindi, ha il vantaggio di una sinteticità nell’approccio della questione religiosa; questione che, come si diceva, è logicamente posta all’inizio del percorso di Amateca, in quanto l’avvenimento cristiano è adeguatamente leggibile proprio come risposta, gratuita e imprevedibile, alla umana «ricerca di Dio».

Nel primo capitolo Ries offre una breve panoramica dell’evoluzione della disciplina dell’ultimo secolo e mezzo, a partire da Emile Durkheim, per giungere, passando attraverso Rudolph Otto, alle centrali intuizioni di Mircea Eliade e Georges Dumezil, sulle quali si appoggia la ricerca dello stesso Ries.

L’esperienza religiosa dell’uomo nella società arcaica costituisce l’argomento del secondo capitolo. Una esperienza religiosa che si coagula attorno a tre grandi costanti: il simbolo, il mito e il rito. Ad ognuna di esse e dedicato uno dei tre densi capitoli successivi, il cui insieme costituisce la parte centrale di tutto il volume.

«Il simbolo, scrive Ries, è un segno concreto che evoca, attraverso un rapporto naturale, l’invisibile, ossia una realtà aldilà di se stesso. È costituito da un significante e un significato. Il significante, che è materia, apre una via d’accesso al significato che, invece, sfugge alla dimensione spazio-temporale. Il significante rappresenta il mediatore di un’alleanza».

 

Il capitolo sul mito è particolarmente affascinante per le numerose esemplificazioni tratte dalle religioni antiche; si parla soprattutto dei miti cosmogonici, cioè quelli che trattano della origine del mondo, e di quelli della caduta. L’importante, comunque, è comprendere l’essenza del mito; che Ries descrive come «una storia sacra, un avvenimento primordiale ed esemplare per il comportamento dell’uomo, che tenta di raggiungere il tempo sacro delle origini». In questo senso «il mito dà un messaggio sulla condizione umana».

Al rito, invece, tocca un’altra funzione, quella di cercare «un contatto vitale con la realtà trascendente». Il rito è «un’azione pensata dallo spirito, decisa dalla volontà ed eseguita dal corpo» allo scopo di creare «un passaggio all’aldilà». Esso, nell’esperienza religiosa «gioca un ruolo essenziale perché è fondatore e generatore di forme nuove e di comunione con il divino».

Il successivo capitolo, il sesto, si occupa del rapporto uomo-Dio nelle grandi religioni precristiane. In densi e documentatssimi accenni il lettore è così posto a conoscenza (e messo in grado di approfondire dalla bibliografia) dei contenuti essenziali della religione egiziana, di quelle mesopotamiche, indo-iraniane, greca e latina.

Mentre la conclusione e l’epilogo riassumono lo stato degli studi e ne rilanciano le prospettive, la corposa appendice fa il punto sulla “teologia delle religioni” nel magistero della Chiesa dopo il Vaticano II.

Anche solo questa semplice lettura dell’indice può dare il senso della vastità e della completezza di quest’opera. Che diventa indispensabile per diradare le nebbie della troppa pubblicistica para religiosa e para mitologica che ingombra gli scaffali delle nostre librerie.

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