IDEE/ Così le macerie del comunismo rischiano di travolgere la rinascita della fede

L’«orgogliosa autonomia»- spiega ROMANO SCALFI – che fin dal IV secolo Basilio il Grande denunciava come il peggior peccato per l’uomo, la ritroviamo sempre: comunisti delusi e liberali scettici si trovano concordi nel sostenere gli stessi ideali vuoti

11.01.2010 - Romano Scalfi
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A vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino siamo di fronte a una situazione religiosa che non è certamente ideale, soprattutto in Europa. Ne dà un’ampia rassegna il dossier sulle Chiese nell’Est Europa sull’ultimo numero de «La Nuova Europa».

La sfortuna del comunismo in campo politico ha messo a nudo la debolezza della sua ideologia, che non ha retto al logoramento prodotto dal confronto con la realtà. Venuti meno gli ideali politici di un tempo, era normale che la gente cercasse altrove un significato capace di rendere ragionevole la vita, per questo abbiamo assistito al rifiorire della religiosità soprattutto nei paesi dove la fede era stata maggiormente combattuta.

Oggi la situazione è meno promettente. Non c’è dubbio che la religione abbia guadagnato larghi spazi di libertà concessi dalle istituzioni, e questo non è poco. Ormai l’ateismo militante non è più di moda, anzi, il numero di coloro che si dichiarano credenti è in continuo aumento. Ma il rovescio della medaglia è che si allargano le simpatie per un teismo «a propria immagine e somiglianza», che non nega Dio ma lo riduce alla misura di una fantasia stanca e malata.

Lo scoraggiamento non può impedirci di intravedere, in una società culturalmente degradata, i segni positivi di una rinascita, tanto più che il relativismo imperante non offre grandi chances per il futuro. E tuttavia, non possiamo neppure nasconderci che lo scetticismo ha trovato nuovo ossigeno proprio dopo la caduta del comunismo.

Uno scetticismo che ha preso il posto dell’utopismo ingenuo dell’ideologia, tipico della mentalità ottocentesca, che garantiva il paradiso in terra; è oggi, a posteriori, che viene più chiaramente a galla il cuore vero del comunismo: il relativismo agnostico. Lo ha confermato con la solita chiarezza Benedetto XVI parlando, lo scorso 4 dicembre della «lunga e sofferta notte di violenza ed oppressione per un sistema totalitario che, alla fine, ha condotto in un nichilismo, in uno svuotamento delle anime. Nella dittatura comunista, non vi era azione alcuna che sarebbe stata ritenuta male in sé e sempre immorale. Ciò che serviva agli obiettivi del partito era buono – per quanto disumano poteva pur essere». Il partito, «mente, onore e coscienza della nostra epoca» secondo la definizione di Lenin, era l’unica fonte della verità e della moralità; Dio veniva eliminato perché non ci fosse nessuno che si opponesse all’onnipotenza e all’onniscienza dell’uomo incarnato nel partito.

 

Questa stessa «orgogliosa autonomia», che fin dal IV secolo Basilio il Grande denunciava come il peggior peccato e la maggior disgrazia per l’uomo, la ritroviamo oggi anche sul fronte che sembrerebbe opposto al comunismo: comunisti delusi e liberali scettici si trovano concordi nel sostenere gli stessi ideali vuoti. Così Umberto Eco, insigne rappresentante della subcultura nazionale, può tranquillamente affermare che non esiste nessuna differenza fra verità e menzogna.

Quando al parlamento europeo si promuovono leggi contro la vita e la morale cristiana in genere, quando si condanna il Papa come antidemocratico, quando si propone una «legge fondamentale» che vorrebbe imporre alla Chiesa cattolica l’accesso delle donne al sacerdozio, all’episcopato e al papato, si constata nei fatti che i nemici di un tempo sono diventati amici. Dobbiamo renderci conto che la lotta per la libertà della religione e per la dignità della persona oggi si trova davanti il fronte allargato dell’irrazionalità e della negazione di ogni speranza. «La storia dell’Europa nel XX secolo, – ammonisce il Papa, – dimostra che la responsabilità di fronte a Dio è di importanza decisiva per il retto agire politico».

Ma in ultima analisi, non vale la pena ingaggiare battaglia contro il vuoto del relativismo invadente, le energie vanno riservate per vivere appassionatamente nella Verità incarnata che è Cristo. Una cultura autentica vince sempre, anche attraverso la persecuzione.

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