SHOAH/ Dopo il Giorno della Memoria, condividere l’esperienza per ricordare

L’incontro di Milano, l’esperienza dei tre giusti, la testimonianza dei sopravvissuti. DONATA CONCI racconta la Giornata della Memoria celebrata a Milano

30.01.2010 - Donata Conci
bambinimortiR375_10feb09

Il Giorno della Memoria celebrato in tutto il mondo è una ricorrenza istituita dal Parlamento Italiano il 20 Luglio 2000.

Nell’Art. 1 della Legge istitutiva se ne dichiara la finalità: «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

Il 27 gennaio del 1945 infatti i militari sovietici entrarono nel campo di Auschwitz liberando i prigionieri superstiti e scoprendo i luoghi e gli strumenti dello sterminio programmato per milioni di persone, in massima parte ebrei, che lì e negli altri campi di concentramento si era perpetrato dal 1940 in avanti.

Nel novembre del 2005 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha definito il 27 gennaio Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto, per ricordare la Shoah e affermare la comune volontà e responsabilità degli Stati membri di condannare i totalitarismi e ogni tipo di politica di oppressione e di persecuzione.

In occasione di questa ricorrenza, Istituzioni pubbliche, Enti e Associazioni in Italia e all’Estero indicono e organizzano cerimonie ufficiali, incontri, proclamazioni e dibattiti diffusi dalla rete dei media, perché la progressiva scomparsa dei testimoni di quei fatti non renda sfuocato il ricordo e il giudizio sul genocidio compiuto e perché, come diceva Pavel Florenskij, «non esiste cultura laddove non esiste ricordo del passato, la gratitudine verso il passato e la salvaguardia dei valori».

Ma, come ha affermato Gabriele Nissim in “Una memoria responsabile” nell’Editoriale di Gariwo del 14 gennaio 2010: «il problema più complesso nei nostri tempi e su cui la riflessione è spesso carente è di tipo diverso: cosa ricordare e come ricordare? Possiamo infatti fare decine di commemorazioni, ma poi sentire un vuoto accorgendoci di seminare soltanto retorica e parole al vento e di svolgere un rito che ci esime da una responsabilità».

Si può correre cioè il rischio di rimanere indifferenti e passivi anche ascoltando la rievocazione di eventi tragici quali la Shoah e la storia degli uomini e dei popoli che l’hanno vissuta, quando le parole e le proclamazioni sono percepite come astratte e lontane.

Infatti ciò che vince e scuote la nostra intelligenza e il cuore può essere soltanto (come sempre del resto) l’esperienza delle vittime innocenti e degli uomini che hanno resistito al male senza abbandonarsi alla disperazione, testimoniando i loro ideali e la loro fede, lottando per la libertà, facendo del bene ai più deboli, raccogliendo prove e documenti di ciò che avveniva, tramandandone il ricordo alle generazioni future, per una condivisione e una riflessione sul valore della libertà e della vita di ogni uomo.

 

Questi temi sono stati proposti dal Convegno internazionale Fiaccole di luce. Uomini Giusti in tempi oscuri, organizzato dall’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano il 22 gennaio 2010, che ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso costituito da studenti e docenti, da aderenti all’Associazione, alla Comunità Ebraica di Milano e all’Associazione Russia Cristiana.

Il contributo più prezioso offerto alla Giornata della Memoria dal Convegno, è stato l’aver presentato la vita e l’esperienza di tre uomini “Giusti”, che si sono opposti ai regimi totalitari del loro tempo e al genocidio degli Ebrei in Grecia, in Polonia, in Germania e in Russia, testimoniando i valori profondi in cui credevano.

Guelfo Zamboni, presentato al Convegno dal giornalista Antonio Ferrari, era Console Generale d’Italia nel 1943 a Salonicco, città che ospitava la più grande comunità di Ebrei sefarditi al mondo, ed era occupata dalle truppe tedesche.

Quando iniziò la deportazione degli ebrei da Salonicco, il Console cercò in ogni modo di intervenire almeno in favore degli ebrei italiani. Così falsificò documenti, creò legami parentali inesistenti con cittadini residenti in Italia, organizzò trasferte che da Salonicco ad Atene consentissero la fuga e la salvezza di più di 280 ebrei italiani e di altre nazionalità che così evitarono i campi di concentramento e la morte.

Intervistato sul suo operato in Grecia, Zamboni affermava: «Certo che sapevo che le carte d’identità italiane che rilasciavo erano false, e che quelle persone non avevano nulla a che fare con l’Italia, ma lei cosa avrebbe fatto al mio posto di fronte a questa richiesta di umanità?»

Marek Edelman, di origini ebraiche, è la seconda figura di “Giusto” ricordata dal giornalista e attivista ebreo polacco Konstanty Gebert.

Vicecomandante della Rivolta del Ghetto di Varsavia nel 1943, si è battuto nell’assedio al Ghetto opponendo alle truppe naziste una fiera resistenza e ha partecipato un anno dopo all’insurrrezione di Varsavia. È stato perseguitato dai nazisti perché ebreo e dai comunisti per i suoi ideali. Ha.partecipato all’attività di Solidarnosc contro la dittatura comunista e si è schierato al fianco della popolazione di Sarajevo durante l’assedio serbo del 1992.

Nel 1995 aveva dichiarato: «In situazioni estreme nemmeno la paura è una giustificazione e la passività diventa un reato. Durante la guerra il mondo intero era passivo».

La cultura ebraica e mondiale considera Edelman uno dei più importanti testimoni della storia dell´Olocausto e della Resistenza, perché ha consacrato la maggior parte della sua vita a preservare la memoria degli eroi caduti nella rivolta contro i nazisti, la cui repressione costò oltre 55 mila uccisi o deportati nei lager.

 

 

La figura di Vasilij Grossman infine, è stato delineata da Adriano Dell’Asta, docente di Lingua e Letteratura russa.

Lo scrittore di origine ebraica era inizialmente perfettamente integrato nel meccanismo sovietico e nel secondo conflitto mondiale era al seguito dell’Armata Rossa come corrispondente del giornale Krasnaja Zvezda. Quando entrò a Treblinka, descrisse gli orrori del campo di sterminio e le sue descrizioni circolarono durante il processo di Norimberga.

Ma negli anni ’50 Grossman si rese conto che Stalin stava pianificando una terribile purga nei confronti degli ebrei e ciò che scrisse dopo quella data segna il profondo cambiamento intervenuto nell’Autore e la condanna della ideologia totalitaria sovietica. Grossman per primo, ha sottolineato Dell’Asta, ha denunciato il profondo parallelismo fra comunismo sovietico e nazismo e per questo il suo romanzo Vita e Destino (1950-1960) venne sequestrato dal KGB e trafugato clandestinamente in Svizzera.

Egli ha colto con grande acutezza la natura del totalitarismo come falsificazione e pretesa di sostituzione della realtà con l’ideologia che, come precisava Hannah Arendt, sacrifica la realtà concreta ad una realtà fittizia.

Il Convegno è stato introdotto da una bella lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e da un intervento del sindaco Letizia Moratti. I relatori G. Nissim, A Ferrari, K.Gebert, A Dell’Asta, F Grossman, F. Cataluccio hanno presentato il profilo dei Giusti e svolto il tema della Memoria.

 

In situazioni storiche segnate dal fanatismo ideologico, dalla menzogna e dalla disumanità, questi tre “Giusti”, hanno, a rischio della propria vita, riconosciuto e difeso nell’altro, nelle vittime del potere, la dignità e la grandezza che sono di ogni uomo, e hanno affermato la verità, non alterabile né sfigurabile dalla degenerazione della politica di potenza.

La loro memoria non si cancella perché la passione per il bene e per la verità che li ha animati ci risveglia dall’inerzia, rende vivo e grande ciascuno di noi e ci ricorda la ragione per cui vivere e amare la vita negli altri. La vita, il pensiero e gli scritti di questi uomini possono continuare a trasmetterci questa eredità vibrante a condizione di poter rivolgersi ad uomini vivi, disposti ad ascoltare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori