STORIA/ Cassiodoro, il monaco che testimoniò la fine dell’Impero Romano

- int. Franco Cardini

FRANCO CARDINI racconta l’importanza dal punto di vista storico, letterario e culturale della figura di Cassiodoro, fondatore del Vivarium e fedele all’imperatore Giustiniano

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È abbastanza noto il pensiero unico che ha inscenato una rappresentazione del medioevo dipinta come parentesi folle di mille anni: secoli bui dove prevalsero ignoranza, decadenza, violenza, corruzione e fanatiche credenze. L’orda di pregiudizi che avvolge questo periodo gode di ottima fama, alimentata sapientemente da certa letteratura divulgativa. Eppure i testi specialistici e scientifici dicono tutt’altro. Tra questi, ce n’è uno di Franco Cardini, Cassiodoro il grande Roma i barbari e il monachesimo, che aiuta a comprendere quel momento storico cruciale – tra il V e il VI secolo – che traghettò il mondo antico nel medioevo; lo fa attraverso l’analisi e il racconto dettagliato dei fatti che condussero Cassiodoro, il trait d’union dei due periodi, alla decisione di abbandonare il suo impegno politico per fondare il Vivarium, una delle prime esperienze monastiche occidentali. Dove alla vita di ascesi e preghiera, si accompagnava la salvaguardia e la conservazione della cultura antica.

Quali sono le premesse e lo sfondo che portarono alla nascita del Vivarium?

Cassiodoro vive a cavallo tra il V e il VI secolo, e muore a circa 90 anni. Beneficiò di un osservatorio privilegiato, essendo a lungo tra i consiglieri di Teodorico. Provò ad organizzare la convivenza tra i goti ariani e i latini cattolici, con un certo successo. Almeno fino agli anni ’20 del VI secolo, quando la situazione precipitò, fino a sfociare nella guerra voluta dall’imperatore bizantino Giustiniano, nel 535, per riconquistare le province cadute in mano agli Ostrogoti, specie in Italia. La quale fu colpita dal dilagare di un’epidemia, in seguito alla quale si verificò un grave calo demografico. È il periodo in cui san Benedetto fonda Monte Cassino. Non solo come risposta occidentale al monachesimo cristiano, ma anche alla situazione di fame, paura e insicurezza del momento.

Perché Cassiodoro volle costruire un monastero?

In questo scenario, che faciliterà l’invasione dei Longobardi – molto più estranei alle tradizioni dell’impero che non i Goti – Cassiodoro, rimanendo fedele all’imperatore (a differenza di Boezio o Simmaco) avverte la pesantezza del contesto e, stanco della violenza che permeava il mondo politico, opta per la vita monastica. Apparteneva ad una nobile famiglia di Squillace, in Calabria. Mobilita, quindi, le sue ricchezze, interi latifondi, per edificare il Vivarium, il monastero a cui dedicò il resto dell’esistenza. Qui diede vita ad uno scriptorium, dove venivano trascritti e preservati i manoscritti antichi e ad una biblioteca di enormi dimensioni, per ospitarli.

Quali sono gli elementi più significativi della sua vita e della sua produzione?

 

Della sua vita sappiamo poco. Sono in atto da anni scavi archeologici che ci diranno qualcosa in più. Ma le sue opere sono molte e importanti, spaziano nei campi più disparati: scrisse orazioni, trattati di cronaca ecclesiastica, di storia della società o a carattere esegetico. Oltre alle Variae: si trattava di lettere che diventarono un modello nella letteratura cristiana, imitato da san Gregorio Magno fino a Petrarca. Queste avevano un’accezione ben diversa da quelle moderne. Spesso capitava che il destinatario non le ricevesse. E che, quando ciò capitasse, non fossero considerate un messaggio personale; fungevano da pretesto per esporre il pensiero dell’autore, o per fornire esortazioni di natura morale. In queste risiede una miniera di notizie sulla tarda antichità, di carattere politico, religioso o civile. Oltre che informazioni sui particolari della vita di tutti i giorni.

 

Perché, nonostante l’importanza, il personaggio è sconosciuto ai più. Oltre ad essere citato, sulla maggior parte dei libri di testo, in maniera telegrafica?

 

Il successo dell’ordine benedettino ha finito per inglobare l’esperienza del Vivarium, non permettendogli di diventare il nucleo di un grande ordine e fagocitando esperienze simili. Inoltre Cassiodoro rimase sempre fedele a Teodorico. La storiografia di stampo romantico ha semplificato gli avvenimenti, definendo i goti meri invasori germani e tacciando Cassiodoro di collaborazionismo. Boezio, ad esempio, in realtà ben più ambiguo e dedito agli intrighi, essendo caduto “martire”, ebbe miglior fama. Cassiodoro quella di un vile. Nonostante il fatto che il governo di Teodorico fu, nel mondo antico, uno dei migliori in termini di moralità, lungimiranza e intelligenza. I secoli in cui visse Cassiodoro, infine, non hanno mai suscitato il favore del grande pubblico. Nelle scuole sono molto trascurati, definiti come periodi di decadenza e nient’altro.

 

In che modo la conoscenza di Cassiodoro contribuisce a smitizzare questa idea?

 

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Se fossero stati unicamente periodi di grande crisi, politica e sociale, non si riuscirebbe a comprendere come la grande tradizione classica, in quegli anni, non solo non sia scomparsa, ma si sia concentrata in monasteri dove si continuava a trascrivere e studiare i testi. Senza l’ideazione di questi enormi depositi culturali sarebbe stato inconcepibile, per esempio, il Rinascimento. Cassiodoro ha voluto assumere una funzione cosciente di trasmissione della cultura del proprio mondo. Quando questa era, ormai, concentrata in una ristrettissima élite. Stava sparendo il ceto culturale medio, tipico del mondo romano; dove esistevano case editrici che pubblicavano libri in centinaia di copie e la capacità di leggere era relativamente diffusa.

 

In cosa consiste, sotto il profilo culturale e umano, l’attualità di Cassiodoro?

 

Nel suo modo di intendere il rapporto tra concezione religiosa, interesse civile e visione culturale. Se spesso si è portati a far sì che uno dei tre aspetti prevalga o addirittura assorba l’altro, Cassiodoro ha saputo mantenere un perfetto equilibrio, senza mai obnubilare nessun aspetto della propria esperienza.

 

(Paolo Nessi)

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