GOOGLE/ Il web come la democrazia: la libertà senza legami provoca esiti disumani

- Jonah Lynch

Condannati per aver pubblicato il video di un disabile maltrattato, i dirigenti di Google denunciarono l’attacco alle libertà fondamentali di internet. Dimenticando che – in qualunque comunità – questa è un bene solo se in unione con altri beni. Il commento di JONAH LYNCH

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In Verità tolleranza libertà del 2003, il cardinale Ratzinger ha sviluppato i temi trasversali nominati nel titolo per affrontare la difficile questione del pluralismo, la possibile convivenza civile di religioni diverse, senza scadere nel relativismo. Solitamente si ritiene che la verità sia per sua natura violenta, perché costringerebbe gli altri a conformare le loro idee alla “verità” arbitraria di un gruppo potente. Ratzinger sostiene la tesi contraria, in perfetta consonanza con ciò che disse un altro grande: «la verità vi renderà liberi».

I parallelismi con la questione di libertà in Internet sono parecchi:proprio per l’assenza di confini territoriali e per la potenza straordinaria dei mezzi di comunicazione gratuitamente disponibili a chiunque abbia una connessione alla rete, si è parlato tantissimo della “perfetta democrazia” possibile in rete. Il problema, come ho cercato di evidenziare nei due articoli precedenti, è che questa “democrazia” virtuale ha lo stesso bisogno di ordine che ha uno stato democratico. Le leggi, nella società civile e in Internet, esistono proprio per garantire la libertà.

Nelle pagine conclusive del volume, Ratzinger approccia la questione così: «Si è isolato il concetto di libertà falsandolo: la libertà è un bene, ma lo è solo in unione con altri beni, con i quali costituisce una totalità inscindibile. Dall’altra, si è ristretto il concetto di libertà stesso ai diritti individuali di libertà e lo si è così privato della sua verità umana». In questo isolamento nasce l’equivoco: l’uomo vorrebbe essere sciolto da ogni legame di dipendenza, e rompere le catene della tradizione, della società patriarcale, della religione, e via dicendo. Ma proprio questo movimento di liberazione ha nelle sue premesse il desiderio di sciogliere anche ogni legame di dipendenza reciproca tra persone, che ha nella lotta tra madre e figlio (aborto) la sua espressione più tragica.

La libertà allora si configura, nella più comune delle interpretazioni, come libertà di fare ciò che voglio fino al punto in cui incomincio a limitare la libertà altrui. Ma allora l’altra persona, in quanto rappresenta il limite della mia libertà, è anche il mio inferno, come nella tremenda intuizione di Sartre. E, ultimamente, qualsiasi azione ha effetti sugli altri.

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Ratzinger continua: «Il fine implicito di tutti i movimenti di liberazione moderni è di essere finalmente come un Dio, non dipendenti da nulla e da nessuno, non limitati nella propria libertà da nessuna libertà estranea. […] Essere totalmente liberi, senza la concorrenza di altre libertà, senza un “da” e un “per”, nasconde non un’immagine di Dio, ma di un idolo. L’errore originario di tali radicalizzate volontà di libertà sta nell’idea di una divinità che è concepita in modo puramente egoistico. Il Dio pensato così non è un Dio, ma un idolo, anzi l’immagine di colui che la tradizione cristiana chiamerebbe il diavolo — l’anti-dio —, perché in esso si trova proprio l’opposto radicale del vero Dio: il vero Dio è per sua essenza totalmente “essere-per” (Padre), “essere-da” (Figlio) ed “essere-con”(Spirito Santo)».

Da questo passo si può comprendere, in modo pienamente laico, ciò che manca alla concezione autonomistica della libertà. Manca l’altro, che non è l’inferno, ma il fratello. Manca ciò che, nell’esperienza universale degli uomini, è il bene più prezioso: la possibilità di una coesistenza delle libertà. Nei casi più belli e profondi, questa coesistenza prende il nome di amicizia.

 

Ricordiamo allora da dove siamo partiti: dall’affermazione degli avvocati di Google che la condanna del 24 febbraio è un «un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet».

Ratzinger sostiene che occorre pensare la libertà a partire dalla comunità reale, concreta, in cui si vive. Attraverso questa riflessione, si vede che un uomo non può concepire la propria libertà a prescindere da quella di sua moglie, dei suoi figli, della sua città, del suo paese. Un paese non può legittimamente pensare la propria libertà e i propri diritti a prescindere dai rapporti con altre nazioni e con gli uomini e le donne che vi abitano. E una azienda di estensione globale, che fattura più del PIL di molti paesi, non può illudersi di poter “offrire servizi” senza tenere alcun conto di come questi servizi vengono usati. E’ il principio della responsabilità, contrassegno dell’uscita dall’adolescenza e l’ingresso nella maturità. Questa responsabilità non è altro che il riconoscimento cordiale e onesto della verità dei fatti: l’uomo non nasce da solo e non vive da solo.

 

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