SAN GIUSEPPE/ La figura d’uomo più povera e più bella del cristianesimo

- Laura Cioni

Il 19 marzo è la festa di san Giuseppe. «Di lui non c’è nulla – scrive don Giussani – ma per questo è la più bella figura d’uomo concepibile che il cristianesimo ha realizzato»

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Il 19 marzo è la festa di san Giuseppe. I Vangeli sono molto sobri su di lui, ma la sua funzione di guida e di protezione di Gesù Bambino e della Madonna è più volte messa in luce.

La liturgia ambrosiana dedica alla Sacra Famiglia uno dei suoi più prefazi più belli:

“Il tuo unico Figlio, venendo ad assumere la nostra condizione di uomini, volle far parte di una famiglia per esaltare la bellezza dell’ordine da te creato e riportare la vita familiare alla dignità alta e pura della sua origine. Nella casa di Nazareth regna l’amore coniugale intenso e casto; rifulge la docile obbedienza del Figlio di Dio alla vergine Madre e a Giuseppe, l’uomo giusto a lei sposo; e la concordia dei reciproci affetti accompagna la vicenda di giorni operosi e sereni. O famiglia nascosta ai grandi della terra e alla fama del mondo, più nobile per le sue virtù che non per la sua discendenza regale! In essa, o Padre, hai collocato le arcane primizie della redenzione del mondo”.

Anche la tradizione della Chiesa dedica allo sposo di Maria litanie e preghiere, tra le quali una, scritta in un linguaggio di sapore ottocentesco:

“A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa. Deh! Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni.

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Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta con il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo”.

 

L’iconografia raffigura spesso san Giuseppe con i tratti di un uomo anziano. Il fondamento biblico sta nelle figure che hanno generato figli in vecchiaia, dopo una vita sterile, come Abramo e Zaccaria,  proprio per sottolineare che il dono della paternità viene da Dio. Ben più solido e significativo questo argomento di quello che riconduce a un comprensibile rispetto per la verginità di Maria. Lo sottolinea don Giussani in un breve passaggio:

 

“San Giuseppe è la più bella figura d’uomo concepibile che il cristianesimo ha realizzato. Era un uomo come tutti gli altri, aveva il peccato originale. Pensate che razza di distanza profonda viveva nella vicinanza assoluta che aveva con Maria. La vocazione alla verginità è un possesso con un distacco dentro, dove la forza del rapporto amoroso è tutta concentrata e resa visibile nel dolore che c’è, dove ciò che veramente è l’amore si sente, incomincia già: è come un’alba. Non un buco o una separazione: è dolore, perché il rapporto, lì, diventa più drammatico. San Giuseppe ha vissuto come tutti: non c’è una parola sua, non c’è niente; più povera di così una figura non può essere”.

  

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