MERCATO/ All’economia fa meglio l’egoismo o il sacrificio?

Per gentile concessione dell’autore, anticipiamo un capitolo dell’ultimo libro di DAVID SCHINDLER, Ordering Love, Eerdmans 2010, di prossima uscita in Italia. La prima e la seconda parte sono già state pubblicate sul sussidiario

05.07.2010 - David Schindler
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Per gentile concessione dell’autore, anticipiamo un capitolo dell’ultimo libro di David Schindler, Ordering Love, Eerdmans 2010, di prossima uscita il Italia. La prima e la seconda parte sono già state pubblicate dal sussidiario

Ora vorrei chiarire il significato di questa critica, necessariamente breve, in risposta ad alcune obiezioni comuni.

 

Spesso si dice giustamente che il peccato è presente in ogni società, e che quindi non c’è niente di strano nel fatto che sia presente anche nel mercato libero. Il problema però è che Smith, avendo rimosso, nel nome del realismo, la dinamica della generosità dal significato stesso dell’amore proprio, riduce quest’ultimo a ciò che può soltanto essere egoismo, nella forma della riduzione dell’altro primariamente a strumento. Smith, effettivamente, inverte il peccato stesso in una sorta di virtù, anche se in una virtù di “realistica” necessità: il reciproco interesse proprio, come da lui concepito, è il meglio che possiamo fare, e quindi diventa l’unica “virtù” realistica nella vita pubblica. Le virtù come l’onestà, il servizio ecc. quindi tendono verso l’apparenza piuttosto che verso la piena realtà di se stesse.

Ciò che consegue dal mio ragionamento, al contrario, è che dobbiamo continuare ad affermare lo strumentalismo egoistico come (oggettivamente) peccaminoso, pur riconoscendo la sua presenza pervasiva nella società umana. Possiamo rettamente comprendere l’uomo, nel “realismo” della sua condizione storica e di peccato, soltanto in quanto comprendiamo questa condizione simultaneamente alla luce di ciò che è il più profondo realismo dell’uomo, come è sempre già, nella sua condizione storica e attuale, chiamato alla generosità. Anziché marginalizzare la chiamata alla generosità come storicamente irrealistica, dobbiamo in realtà continuare ad affermarla come il realismo più profondo. Anche se dobbiamo ora, in vista della condizione attuale, includere all’interno del realismo della chiamata alla generosità anche il bisogno del sacrificio: il bisogno di soffrire affinché la chiamata alla generosità si realizzi nella storia.

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La distinzione qui è di importanza capitale. Il punto, nella lettura che Smith fa dell’interesse proprio, è che rende la virtù accidentale all’ordine pubblico economico. O, meglio, la virtù genuina, nella misura in cui implica la trascendenza di sé, diventa essenzialmente una questione privata. In ogni caso, la lettura di Smith elimina dal novero degli agenti economici qualsiasi teleologia intrinseca verso un bene genuinamente comune.

 

Una seconda obiezione afferma che l’economia di mercato basata sull’idea liberale dell’interesse proprio ha funzionato. Ha generato un’abbondanza di libertà attraverso la creazione di un’abbondanza di ricchezza, nella forma di capitali materiali, proprietà, soldi, tecnologia che rende possibile maggior confort fisico e minore sofferenza e anche mezzi più efficaci per la comunicazione, attraverso i viaggi e i media elettronici.

 

Certamente, io non nego ciò che è ovvio riguardo alla realizzazione di abbondanza nel mercato libero. Il mio ragionamento insiste invece sul fatto che il giudizio di valore dell’abbondanza, in tutte le sue realizzazioni, deve trovare la sua misura nell’uomo, nella sua interezza come uomo, e non nell’uomo concepito soltanto nei termini dei suoi bisogni e desideri materiali, che sono evidentemente una astrazione della sua interezza. È mia opinione che l’abbondanza ovvia di beni, realizzata attraverso l’economia di mercato, ha coinciso con un aumento di povertà di significato e che questa economia paradossalmente ha allargato la libertà, concepita come scelta, a spese della liberazione della libertà nel suo senso autentico, come inclinazione del sé verso Dio e verso gli altri. Questa dinamica interna all’economia ha infatti aumentato la schiavitù della libertà attraverso la tirannia dello strumentalismo.

 

(3 – continua)

 

 

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