LETTURE/ Da Pericle a Kennedy, la storia smentisce i predicatori dei buoni costumi

- Laura Cioni

La presenza delle donne nei palazzi del potere è un fatto storico. Il ruolo ivi giocato da regine, madri, mogli, concubine, prostitute è quanto mai vario. Il commento di LAURA CIONI

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Villa San Martino, Arcore (Ansa)

La presenza delle donne nei palazzi del potere è un fatto attestato in ogni epoca della storia sotto tutti i cieli. Il ruolo ivi giocato da regine, madri, mogli, concubine, prostitute è quanto mai vario. Nel favoloso Oriente divenne famosa Semiramide, così lussuriosa che libito fè licito in sua legge – come dice Dante – per torre il biasmo in che era condotta.
Nella Grecia del V secolo avanti Cristo, l’età d’oro di Atene ha visto come protagonista  Aspasia, per l’influsso potente avuto in campo culturale e politico nei confronti del suo amante e poi marito Pericle.

In Israele il re Davide, colui che uccise Golia con una fionda, l’autore delle più belle preghiere che siano sgorgate da cuore umano, già sposato alla figlia di Saul Mikal, invaghitosi di Betsabea, fa uccidere suo marito Uria per poterla avere per sé.
Se si passa alla storia di Roma, in età tardo-repubblicana, l’austera matrona delle origini  si trasforma totalmente: la nobile Sempronia foraggia la congiura di Catilina, non esitando a coinvolgersi personalmente con i congiurati e i loro tristi riti, oltre che ad abbandonarsi ad ogni dissolutezza; Clodia, sposata al console Quinto Cecilio Metello,  diventa l’amante di Catullo, che la canta col nome di Lesbia,  poi di Celio Rufo, difeso in un processo da Cicerone, che la definisce sgualdrina sfrontata e impenitente, nonostante o forse proprio per  la relazione avuta a suo tempo con lei.

La regina Cleopatra diventa amante di Cesare e poi di Antonio. Più tardi Agrippina, la madre di Nerone, per non lasciarsi sfuggire il potere avuto a corte, si offre al figlio pronta all’incesto, quando in pieno giorno Nerone si accendeva di vino e di cibo, riferisce Tacito. Caduto nella riprovazione generale, Nerone tenta di farla uccidere in mare; lei si salva fortunosamente, ma non scampa alla spada dei sicari di suo figlio, che finge dolore, ma poi, compresa la mostruosità del suo atto, non torna subito a Roma e si trattiene tra licenze e bagordi nelle città della Campania.

L’imperatore Carlo Magno conquistatore di terre, protettore della Santa Chiesa, ha più mogli, secondo alcuni sei, secondo altri addirittura otto e, per esprimersi con l’ironia dei suoi storici, non tutte una dopo l’altra.
E’ poi noto che anche nei Sacri Palazzi le donne non furono sempre escluse. Basta il nome di   Alessandro VI Borgia, al quale il fatto di avere avuto figli prima di essere innalzato al soglio pontificio non impedisce di favorirli in ottime posizioni di prestigio e di potere.
Ma veniamo a tempi più recenti, a volti più noti: che dire del primo presidente cattolico degli Stati Uniti, campione della nuova frontiera, eroe di una generazione di giovani, che notoriamente se la spassava con le star del cinema, prima tra tutte  Marylin Monroe?
 
La storia è piena di nefandezze e i palazzi del potere sono covi di vizi, quasi come in una amplificazione delle mete che gli uomini possono e vogliono raggiungere. Ciò non è affatto per dire che mal comune è mezzo gaudio. Mai proverbio è più falso di questo.
E’ solo per ricordare ai politici, ai giornalisti, ai magistrati che alzano le pietre contro Arcore da predicatori di buoni costumi che  in un’epoca non più vittoriana, ma anzi edonista a oltranza, il puritanesimo è avvilente quasi quanto il vizio che vorrebbe colpire. Il moralismo è un’astrazione, sogna una perfezione che non c’è.
Un solo uomo avrebbe potuto alzare la prima pietra, un discendente di Davide. Non l’ha fatto.

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