SUSANNA TAMARO/ Se si preferisce il mistero dei coleotteri a quello della Chiesa

- Monica Mondo

MONICA MONDO sull’ultima intervista rilasciata da Susanna Tamaro a Repubblica. Le bordate tanto per cambiare sono contro la Chiesa, cui lei non sa se appartiene, perchè “super laica”

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Susanna Tamaro (Imagoeconomica)

Continuo a credere che Va dove ti porta il cuore, nonostante il titolo divenuto stucchevole, sia un bel libro. Come Anima Mundi, e perfino quel Cuore di ciccia, scritto con levità e umorismo per i ragazzi. Perché Susanna Tamaro è una scrittrice, vera, fuori dalle righe, dai cori, non frequenta salotti e società letterarie, il che è rara virtù e un bel merito. “Guardati, bambina, dal peccato d’orgoglio”, mi è venuto in mente d’acchito, leggendo l’intervista concessa a Repubblica l’altro giorno. E’ l’ammonimento fatto fare a  Jeannette,  da Péguy, nel più toccante dei suoi Misteri. Non c’è orgoglio più grande che dipingersi umile, “timida, riservata, fragile”, quando si ha la sicumera di sparare bordate, anche in un ambiente così elegiaco, appartato, la campagna dove ha posto il suo buenretiro, in un dialogo così intimo, spontaneo, così studiato.

Le bordate tanto per cambiare sono contro la Chiesa, cui lei non sa se appartiene, perchè “super laica”, perché la parola cattolico anziché un abbraccio, un respiro più grande, le pare una  definizione  soffocante; lei che ha fede, ma “per fortuna non ha mai frequentato preti da piccola”, perché “la Chiesa è completamente inadatta a darci il senso del sacro”, come fanno invece i suoi maestri giapponesi, che ha studiato da vent’anni. “Così legati alla natura, alla concretezza del guardare”. Invece il Cristianesimo, si sa, è una fede puramente spirituale, che disprezza carne, sangue, pane. Là dove Dio ha scelto il caldo ventre di una ragazza, di camminare nella polvere della Galilea, di trasmettere il significato del tutto mangiando e pescando coi suoi amici, che a loro volta l’hanno trasmesso per contagio, da uomo a uomo, da peccatore a peccatore, attraverso incontri che si propagano nel tempo, oggi come allora.

Già, ma questo è il Cristianesimo, la Chiesa è un’altra cosa. Almeno “quella ufficiale”, che invece “quella reale… è la risorsa della società, intorno a cui si organizzano centri di eticità sociale”. Cioè? La Caritas. Anche. Ma c’è un’altra derivazione dal termine ethos che non comprendo. “Il Decalogo è il fondamento etologico della vita dell’uomo”, dice in un altro punto. Etologico mi fa venire in mente Lorenz e la sua ochetta Martina. L’uomo è un altro tipo di animale. Capisco che a Repubblica non pare vero di trovare un’anima elevata che rimbrotta l’istituzione.

Capisco che ci si senta tanto adulti da schizzare all’Empireo per vie proprie, tanto umili, da far prevalere la certezza del dubbio sulle certezze, da liquidare, tra le “chiacchiere della Chiesa”, qualche discorso abbastanza autorevole e sapiente di Benedetto XVI, per esempio. Come al solito, capisco che il nodo è sempre lì: la ricerca di maestri spirituali, per accomodarci la vita, da seguire intellettualmente, senza contaminarsi troppo; la declamata coerenza, la fede in valori, “oltre ai quali c’è il buio e la barbarie”. Per fortuna il Cristianesimo salva l’incoerenza, trasforma la barbarie, cambia “attraverso il buio”, non “nonostante il buio”, lascia che i valori stiano un gradino sotto a Gesù Cristo, perchè nascono da Lui.

Poi, naturalmente, si legge l’intervista alla Tamaro solo per riportare le sue riflessioni riguardanti l’omosessualità: la scrittrice non è lesbica, precisa, perché qualcuno l’ha anche pensato, dice il giornalista; semplicemente, vive in castità. Ma le dispiace “che la Chiesa condanni l’omosessualità, che bisogna accettare e accogliere… che condanni gli errori altrui giustificando i propri”. Forse le è sfuggito il coraggio nel condannare le devianze da parte di questo Pontefice; la tenerezza e saggezza di tanti cristiani, capaci di condannare il peccato, ma non i peccatori.

Mi spiace, se la Tamaro ha conosciuto della Chiesa solo il volto peggiore: c’è senz’altro, anche quello, ma ne esiste un altro, ed è un volto che dà speranza, forza, fiducia, pazienza, carità, che non teme di sporcarsi le mani, che cerca lavorando sodo di tirar fuori il positivo che c’è, sempre. Che segue la ragione, più che il cuore, e che crea comunione, indispensabile per vivere e salvarsi. Forse vale la pena staccarsi dagli amati cani e dalla passione per i coleotteri, se ci si tiene, e andarlo a cercare.

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