GIAPPONE/ Quale posto ha l’uomo e quale Dio in questa tragedia?

- Massimo Camisasca

In Giappone si assiste ad un dramma radicale: lo tsunami è opera della natura, l’uomo non c’entra. Ma allora Dio dove sta? Il commento di MASSIMO CAMISASCA

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Giappone, una famiglia di sfollati (Ansa)

È utile distinguere la riflessione sul terremoto-tsunami da quella sulla tragedia delle esplosioni nucleari. Il primo è un evento indipendente dall’opera dell’uomo, la seconda no. Dedico questo primo intervento alla riflessione che nasce dalla domanda: perché i disastri della natura? Dio vuole parlare attraversi di essi? Che posto ha il male in tutto ciò? Interverrò più avanti sull’altro tema.

Ci sono morti tragiche in ogni epoca della storia. Il secolo passato ne è stato testimone impressionante e anche questi primi anni del terzo millennio ne sono già una documentazione. Soprattutto ci sono state manifestazioni terribili del male, della cattiveria che è nell’uomo.
Ma qui, in Giappone, si assiste ad un dramma più profondo e radicale: sembra che alla sua origine, infatti, non ci sia nessuna volontà cattiva da parte dell’uomo. È un fatto della natura. Sorge allora la domanda: e Dio dove sta? Quale posto ha l’uomo e quale posto ha Dio nella storia, in particolare in ciò che è accaduto? Non si possono eludere queste domande. Il fatto che in questi giorni esse siano state per lo più evitate lascia un contorno oscuro di fronte al dramma. Soprattutto lascia più solo chi vive la morte dei propri parenti, dei propri amici e dei propri vicini.

Ci sono delle risposte che sorgono alla mente e che vanno respinte. La prima è: Dio si è disinteressato del mondo. Noi sappiamo invece che Dio ha tanto amato il mondo da mandare suo Figlio. Il mondo che Dio ha creato è oggetto delle sue cure. E allora, com’è potuto accadere ciò che è accaduto? Attraverso ciò che accade Dio vuole punire l’uomo che si allontana da lui? Anche questa risposta è negata dalla storia del dialogo tra Dio e l’uomo: Dio vuole il bene dell’uomo, la sua pienezza, vuole la vita.

Ma allora la tragedia cui assistiamo si può spiegare solo attraverso la considerazione di un terzo attore della storia, che è il Male. Il Maligno è stato vinto da Dio, ma è ancora attivo. In particolare, è accolto quotidianamente da noi uomini, da Adamo fino ad oggi, per la suggestività menzognera della sua proposta.

Un giorno si avvicinarono a Gesù gli apostoli e gli raccontarono di una torre che era caduta e che aveva sepolto sotto di sé alcune persone. La domanda degli apostoli è la nostra stessa domanda d’oggi: esiste un rapporto tra colpa della persona e calamità che la colpisce? Gesù nega questo rapporto, ma aggiunge: “Se voi non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”. Non si può evitare, di fronte alla catastrofe, di considerare quanto essa sia un richiamo di Dio alla vita di ogni uomo, perché torni ad ancorarsi a ciò che può dare solidità al tempo presente e che può permettere di affrontare con verità e con forza le lotte dell’esistenza. Un richiamo alla conversione sta dietro tutto ciò che accade, come la Madonna ripetutamente ha ricordato nelle apparizioni nel secolo passato e in quello ancora precedente.

 

Dobbiamo considerare infine il tema della Provvidenza: Dio ha creato un mondo buono, ma non interamente compiuto. È un mondo che è stato creato, dicono i teologi, in statu viae cioè verso una perfezione alla quale Dio lo ha destinato, ma che deve essere ancora raggiunta. L’idea cristiana di Provvidenza riguarda proprio questo cammino: per il cristianesimo la Provvidenza è la strada, l’aiuto che Dio dà al mondo per condurlo verso la sua perfezione. La testimonianza della Scrittura è unanime: Dio si prende cura di tutto, dalle cose più piccole ai più grandi eventi del mondo e della storia. Per realizzare il suo disegno, però, si serve anche della cooperazione delle creature: gli uomini possono partecipare liberamente alla sua Provvidenza. Egli affida loro la possibilità di soggiogare la terra e di dominarla.

 

La teologia dice che Dio è “causa prima” che opera per mezzo di cause seconde. È qui, allora, che ritorna il tema del male: se Dio è creatore di un mondo ordinato e buono e se Dio si prende cura delle sue creature, perché esiste il male? Dice sempre il Catechismo: “A questo interrogativo doloroso e misterioso non si può dare una risposta rapida: è l’insieme della fede cristiana che può dare una risposta a tale questione” (Cfr. n. 309). E la risposta che dà la fede cristiana è quella che ho esposto sopra, e cioè l’azione del Maligno.

Sorge qui una ulteriore domanda: “Perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non poter esistere il male?”. È la domanda che la filosofia, soprattutto quella moderna, si è posta più volte: se Dio abbia creato “il migliore mondo possibile”. L’esistenza del male è in connessione con l’esistenza della libertà. Se tutto fosse già compiuto, non esisterebbe la libertà. Dio, perciò, ha accettato un mondo buono, ma incompiuto, in cui ci siano esseri perfetti e imperfetti, in cui ci siano costruzioni e distruzioni, in cui oltre al bene fisico ci sia anche il male fisico, proprio per permettere all’uomo di camminare scegliendo il bene e non aderendo ad esso in modo obbligato.

 

L’uomo è una creature intelligente e libera. E così anche l’angelo: questo spiega il rifiuto degli angeli e la possibilità dell’esistenza del Maligno. Il male fisico è entrato nel mondo per la sua imperfezione. Il male morale per la libertà dell’uomo. Dio non è né direttamente né indirettamente la causa del male morale, però lo permette e sa trarne anche il bene. Come dice Sant’Agostino: “Dio onnipotente, supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene”. Santa Caterina da Siena (richiama ancora il Catechismo al n. 313) dice a coloro che si scandalizzano e si ribellano a ciò che loro capita: “Tutto viene dall’amore, tutto è ordinato alla salvezza dell’uomo, Dio non fa niente se non a questo fine”. San Tommaso Moro, sempre citato dal Catechismo: “Sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio”.

 

Così conclude il Catechismo, al n. 314: “Solo alla fine, quando avrà termine la nostra conoscenza imperfetta e vedremo Dio faccia a faccia, conosceremo pienamente le vie lungo le quali anche attraverso i drammi del male e del peccato Dio avrà condotto la sua creazione fino al riposo di quel sabato definitivo, in vista del quale ha creato il cielo e la terra”.

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