LETTURE/ Così i medici ci “insegnano” a trovare la verità più degli scienziati

- La Redazione

ROSSANA MONDONI presenta un saggio di Giuseppe Reguzzoni, dedicato all’interpretazione come modalità umana di conoscenza. Conoscere è un’arte molto simile alla semiotica medica

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Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano, 1490

Sulle pagine di un noto quotidiano qualche giorno fa campeggiava un articolo che parlava di un oncologo torinese di nome Maurizio Grandi, apprezzato per i suoi risultati nella cura e nella guarigione della peste del secolo, che si avvale, oltre alle cure tradizionali post operatorie della chemio e radioterapia, di altri sistemi che apparentemente nulla hanno a che fare coi farmaci in uso.
Quando tutto sembra perduto bisogna trovare il cavallo di Troia, il pertugio insperato, il modo per far suicidare le cellule nemiche o per convincerle a fare la pace. Lo ha detto tempo fa un  oncologo torinese di nome Maurizio Grandi, apprezzato per i suoi risultati nella cura e nella guarigione della peste del secolo, che si avvale, oltre alle cure tradizionali post operatorie della chemio e radioterapia, di altri sistemi che apparentemente nulla hanno a che fare coi farmaci in uso. Socrate e l’ars maieutica non hanno mai smesso di fare scuola e il nostro luminare affronta il problema da un punto di vista metodologico.
Sempre in quell’intervista Grandi dichiarò al giornalista un po’ scettico che il vero medico è colui che cura anche l’anima del paziente assecondando il proprio intuito così come si faceva in passato, privi di strumenti sofisticati, ascoltando la voce interiore. L’intuito anticipa, instrada verso una diagnosi che poi la scienza, coadiuvata dalla tecnologia, confermerà o confuterà.
Se prestiamo l’orecchio verso quel qualcosa di sfuggente della nostra parte più recondita,  che gli antichi greci chiamavano psiche e che coincideva con l’anima, ci si può cautelare dal prendere cantonate e nel caso in questione, dal fare diagnosi che poi potrebbero rivelarsi fallaci.
L’intuito è soprattutto acutezza, perspicacia, qualcosa che viene dal profondo e che ci orienta a scegliere una strada, sapendo che potrebbe essere quella buona e che va completato con la ricerca degli indizi.
È questo l’argomento fondamentale che sta a cuore a Giuseppe Reguzzoni nel suo saggio storico-filosofico, a compendio di un ciclo di lezioni universitarie dal titolo Conoscere per indizi: l’interpretazione come percorso di verità, intendendo per indizio un segno, una circostanza da cui desumere l’esistenza di un fatto che va interpretato correttamente, una traccia che va seguita con attenzione, un elemento esterno che, anche lieve, non va trascurato.
La  sua riflessione, non è solo rivolta ai cultori della materia o ai ricercatori dottorandi ma a chiunque, possedendo una buona cultura di base, voglia cimentarsi nei meandri della ricerca storica per fare chiarezza ricercando quelle verità che sempre sono presenti anche nei fenomeni più complessi.

L’accurato lavoro di Reguzzoni, che si avvale del pensiero degli ultimi due secoli da Kant a Gadamer, rende dignità a quelle che vengono definite discipline dell’area delle scienze umane come la storia, l’archeologia, la psicologia, che, per loro caratteristica peculiare, fermano l’attenzione su un dettaglio e da lì procedono, inserendolo in una più complessa trama di relazioni in grado di abbracciare il più ampio tessuto del sapere umano; proprio come fa la medicina, di cui prima è stato fatto cenno, quando ferma l’attenzione su un caso clinico.
Proprio per questo, nell’ambito della ricerca di un metodo valido che tenda a indagare le cosiddette scienze umane, ci si avvale della semeiotica medica, la disciplina che consente di diagnosticare le malattie inaccessibili all’osservazione diretta sulla base di sintomi superficiali talvolta irrilevanti agli occhi del profano. Il paradigma indiziario diventa così uno dei fondamenti delle scienze umane, note anche come scienze dello spirito.
A supporto della storia e delle scienze sociali, Reguzzoni fa ricorso a Schelling, secondo cui la conoscenza è il risultato dell’interazione tra soggetto e oggetto, in continua evoluzione verso un sapere che tende ad infinito. Se questo è indispensabile per fermare l’attenzione sul rapporto tra soggetto e oggetto, c’è anche  il rischio di scivolare nell’indeterminatezza, in quanto l’infinito proietta il senso di ciò che accade nel futuro che, per dirla come sant’Agostino, non esiste ancora e, quindi, non può essere conosciuto.
A questo punto, quale potrebbe essere la strada per un’epistemologia dello spirito? Reguzzoni, se lo domanda, va alla ricerca degli indizi, si avvale di un raffinata disciplina come l’ermeneutica (teoria generale delle regole interpretative) in particolare, attraverso lo studio che ne fa il saggista Carlo Ginzburg che ne traccia le origini storiche.
La conoscenza – afferma – non è mai la semplice presa d’atto di ciò che ci sta davanti, si tratta sempre di interpretazione; la tecnica dell’interpretazione ci pone di fronte a forme di conoscenza certa alternative o complementari rispetto al paradigma scientifico dominante l’epoca moderna. Interpretare è un’arte che ha come scopo la verità vista da più ottiche cogliendo quelle sfumature che, integrandosi reciprocamente, superano la dicotomia razionalismo/ irrazionalismo.

L’ermeneutica, che rappresenta il codice interpretativo di un testo il cui senso non è immediato, trova la sua prima applicazione nello studio e approfondimento delle Sacre Scritture, ad uso di pochi, fino ad allargare il campo, come propone Dilthey, ad ogni processo della vita e dell’esistenza. Il rapporto tra soggetto e oggetto e il suo superamento costituisce un atto comunicativo alla base dell’esistenza umana, che procede in modo circolare verso la ricerca di una conoscenza sempre più completa in un processo a spirale, percorso di interpretazione denominato “circolo ermeneutico”, ripreso da Heidegger,secondo cui le parti si comprendono solo alla luce del tutto, ma il tutto a sua volta può essere compreso solo in base alle parti.
Ovviamente un simile approccio, pur dando l’idea di unificare i processi storici in modo completo, rischia la deriva hegelo-marxista laddove l’ideologia abbraccia rovinosamente tutto il campo del sapere imbrigliando l’uomo nella rete globale della sua stessa mente. Prendere la strada che confina con la dialettica senza rendersi conto di tali rischi, significa chiudersi in un sacco con le proprie mani. Contrariamente, pretendere di isolare un fatto dal suo insieme, così come si fa con una farfalla sullo spillo, significa compiere un’operazione da collezionista e non da storico.
Occorre adottare una via di mezzo e Reguzzoni ne lascia intravedere la strada: procedere nella ricerca lasciando spazio a dubbi e ripensamenti circa ciò che si interpreta e si rende conoscibile, senza lasciarsi avvolgere da sofisticate congetture né condizionare dalle certezze illusorie dell’ideologia.
Ciò che affascina all’inizio di ogni ricerca è il processo metodologico, la caccia agli indizi, l’accostamento dei reperti che consenta a poco a poco la composizione di un mosaico. Esistono nella ricerca storica elementi intuitivi non così lontani dalla logica che circonda i fatti, vanto di una certa scienza post-galileiana; alcuni esempi nella letteratura europea ci dicono molto: Agatha Christie racconta in uno dei suoi thriller che una domenica in chiesa miss Marple osservava con preoccupazione la sua vicina, Grace Lambe, perché in lei intravedeva qualcosa che non andava, sebbene non riuscisse a capirne la ragione; dopo attenta osservazione, ne ricavò una profonda sensazione di angoscia. Poche ore dopo, seppe che il padre di Grace aveva tentato di ucciderla con l’accetta. Fu premonizione? Non proprio, perché la sensazione era in realtà suffragata da un’acuta osservazione dei dettagli in quanto Grace Lambe quel giorno indossava il cappellino tutto storto mentre era conosciuta come donna precisa e pignola, curatissima nella persona. L’evento, di cui era portatrice tramite l’indizio del cappellino, era che, poco prima di uscire quella mattina,il padre aveva scagliato contro di lei un fermacarte e la giovane, per evitare danni e non farsi vedere dalla servitù, era uscita precipitosamente mettendosi in testa il cappellino in tutta fretta.

In questo caso l’arguzia di Agatha Christie, nella persona di miss Marple, ci fa capire come spesso ciò che ci appare frutto di una capacità quasi medianica che sconfina nell’irrazionale, in realtà non è altro che un’accurata e semplice capacità di osservazione che ciascuno di noi può sviluppare concentrando l’attenzione su dettagli apparentemente insignificanti e, come avrebbe fatto il grande Sherlock Holmes.
Citando Henry Marrou, Reguzzoni ci fa notare come lo storico spesso è colui che mantiene ampi gli orizzonti, utilizzando tutti gli strumenti possibili per arrivare alla verità; l’ermeneutica, che come viene più volte ricordato, è alla base delle scienze dello spirito, presuppone un pluralismo metodologico; non sempre si trova ciò che si cerca, ma capita che in un documento si scopra ciò che non ci saremmo mai aspettati.
Reguzzoni, nel suo ricco lavoro proteso a dare dignità alle scienze dello spirito, tralascia, forse per eccessiva modestia, un importante particolare ossia che è la scienza post-galileiana, che basandosi esclusivamente su prove provate, si preclude qualsiasi valido ausilio proveniente da altre discipline considerate non adeguate, mentre le scienze dello spirito, avvalendosi dell’apporto di qualsiasi disciplina purché utile a mettere la “tessera” giusta all’interno del puzzle della conoscenza umana,  si avvicina sempre più alla verità.
Mi  auguro che la frase di un biologo che disse, nel mezzo di un convegno scientifico sul valore  della vita umana: “si direbbe che il sogno di ogni cellula sia di diventare due cellule”possa rappresentare l’inizio di una nuova rivoluzione scientifica in quanto il linguaggio della metafora, utilizzato con disinvoltura da un uomo di scienza, fa cadere il tabù della scienza dominante come unica portatrice di verità. Forse un giorno si scoprirà che le cellule sognano davvero, oppure che tutti i sogni si possono tradurre in formule matematiche.
È questa la strada che ci invita a percorrere Reguzzoni, suggerendoci la nota frase di Dilthey secondo cui comprendere include non solo la ragione, ma tutte le energie umane come totalità.

(Rossana Mondoni)

Giuseppe Reguzzoni, Conoscere per indizi: L’interpretazione come percorso di verità, XY editore, 16,50 euro

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