LETTURE/ Se la Madonna guida l’uomo-artista che è in noi

- Antonio Quaglio

Da Dante a Chagall, da Rilke a Gaudì, la Madonna vista dagli artisti. ANTONIO QUAGLIO ci introduce alla lettura di Maria di Nazaret di Luigi Pretto e Maria Stefani Mantovanelli

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Raffaello, Madonna Sistina, 1513-14

C’è la “vergine pallida” di Sartre evocata per un Natale di prigionia niente affatto “nichilista”. Ma – lontana appena poche pagine – c’è anche la “stella del mare” di Péguy, sotto un oceano di spighe davanti alla cattedrale di Chartres: spunto vivido, tra arte e natura, per rammentare, in chiave benedettina, che “la presenza materna di Maria ha trasformato perfino il quotidiano e pesante lavoro in un repositorio senza fine per l’anima solitaria”.
Tra una vetrata di Chagall a Zurigo e una pala di Tiziano a Venezia, tra la Pietà Rondanini e il portale della Carità della Sagrada Familia, c’è modo di risorprendersi per come D’Annunzio si rivolge alla sorella Maria; di riaffacciarsi sulla vertiginosa trilogia mariana di Rilke, di riscoprire nell’“Ave Eva! Ave Marìa!” di Miguel de Unamuno, il “dramma di peccato e di grazia che costituisce la storia dell’umanità”. C’è soprattutto tanto – tutto – Dante e ci sono anzitutto i Vangeli in Maria di Nazaret, il libro più recente di padre Luigi Pretto, coadiuvato dalla storica dell’arte Marina Stefani Mantovanelli. Un volume che è l’esatto contrario di un’antologia eclettica o di un saggio critico: anche se padre Pretto – 88 anni, a lungo direttore del Collegio Universitario Don Mazza a Padova, dove tuttora vive e lavora – ha alle spalle un bibliografia di prim’ordine tra letteratura, filosofia, spiritualità, cultura della fede.
Come il suo autore prediletto, Pretto affronta una volta di più un viaggio tra tutte le parole e le immagini preziose raccolte in una vita di studio, di impegno educativo, di fede praticata e predicata: sacerdote e intellettuale tra giovani intellettuali. Come Dante, l’autore racconta che una figura femminile l’ha sempre condotto per mano “tra realtà e mistero”: è la figura ritratta nella formella dell’Annunciazione sull’antico portale della Basilica di San Zeno a Verona. Il poeta della Commedia lo ammirò seicento anni prima che Pretto, veronese d’origine, vi maturasse la sua vocazione e – assieme – una passione inesausta per l’arte, per la bellezza che testimonia il vero e il bene. Mentre le tavole padovane di Giotto e Guariento scandiscono una singolare e affascinante “lectura” mariana della Commedia,  Pretto delinea una precisa interpretazione: la Madonna è un’autentica “quarta guida” di Dante in Paradiso.

“Che San Bernardo da Chiaravalle abbia soltanto il compito di condurre Dante a Maria e Maria quello di condurlo alla visione di Dio può sembrare poco dal punto di vista spaziale e temporale: ma questo solo perché noi non sappiamo cosa significhi vedere il volto della Madre di Cristo ed essere da lei introdotti alla visione del mistero di Dio”. I critici – sottolinea l’autore – sembrano ignorarlo, “ma il poeta era ben consapevole, fin dall’inizio del poema, che Maria non sta soltanto come punto d’arrivo alla conclusione della Divina Commedia, ma che proprio Lei ha messo in moto tutto quel meccanismo che è una realtà di conversione e di salvezza, ma anche di approfondimento, di riflessione e di presa di coscienza che noi chiamiamo la Commedia”. Il fatto è che “quando si supera la soglia raggiungibile dalla ragione e poi quella cui siamo stati guidati dalla rivelazione e della teologia, ma pur sempre in un cammino affidato alle nostre capacità aiutate dalla grazia, si entra in un mondo nel quale né spazio né tempo hanno più senso alcuno e si vive all’interno di quella realtà misteriosa e affascinante che è Dio”.
Il lungo camino di Dante – uomo e artista – “dentro il buio dell’Inferno, la sua graduale conversione e la sua faticosa ascesa per le cornici del secondo regno, infine la salita di cielo in cielo specchiandosi negli occhi di Beatrice fino all’incontro con Bernardo e con Maria non è che lo svolgimento del dono di grazia ottenuto al poeta dalla Madonna”. Dal volto dell’Annunziata di Antonello da Messina: che resta forse la più misteriosamente luminosa tra le grandi Madonne del Rinascimento italiano, raccolte e splendidamente rilette nel volume da Maria Stefani Mantovanelli.                       

 

L. Pretto, M. Stefani Mantovanelli, Maria di Nazaret– La Vergine nei Vangeli, nella visione di Dante, nella sensibilità dei poeti e nell’intuizione degli artisti, Casa Editrice Mazziana, Padova-Verona 2011, pp. 319.

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