MEETING/ Boris Pasternak e la “fedeltà all’immortalità” nell’incontro con Sedakova, Parravicini e Dell’Asta

- La Redazione

Boris Pasternak e la “fedeltà all’immortalità” nell’incontro con Sedakova, Parravicini e Dell’Asta, per introdurre la mostra “Mia sorella la vita” al Meeting di Rimini 2011

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Le lettere di Pasternak (Foto Ansa)

“La forza principale che ha aiutato Pasternak a superare il gravame del tempo in cui gli toccò vivere è l’arte, la vocazione poetica. Mia sorella la vita è l’espressione della felicità colma di gratitudine dell’esistere”. Sono le parole con cui Evgenij Pasternak, figlio del grande scrittore, ha ricordato la figura di suo padre, punto cardine per la Russia del Novecento, capace di incarnare la speranza, la spiritualità, l’etica di uno dei popoli più tormentati del secolo scorso. Proprio al grande scrittore è dedicata una mostra al Meeting di Rimini 2011, dal titolo “Mia sorella la vita”. Boris Pasternak, e sempre a lui oggi nei padiglioni della fiera romagnola è stato dedicato un incontro. Al tavolo, Giovanna Parravicini che ha introdotto il dibattito, leggendo la lettera inviata per l’occasione dal figlio di Pasternak e rilevando la grandezza di un uomo che viene ricordato non solo per la sua arte, ma anche per la sua umanità, che ne ha fatto un modello di rinascita per la Russia e per milioni di persone. All’incontro su Boris Pasternak sono intervenuti, oltre a Parravicini, ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana, anche Adriano Dell’Asta, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca e Ol’ga Aleksandrovna Sedakova, poetessa, traduttrice e narratrice russa.

In Pasternak l’arte e la vita sono indissolubilmente legate, perché, spiega la poetessa russa, l’arte esprime l’essenza della vita e della verità: “arte, vita, dono, cristianesimo, realismo – spiega Ol’ga Sedakova – convergano nel fatto di essere innanzitutto dono e volontà di dono, sconfinata generosità”. Così avviene una rivoluzione nella concezione stessa del cristianesimo: “Il concetto usuale di cristianesimo, teologia, religiosità è troppo lontano da quello che incontriamo in Pasternak, che parla di tutto questo in un linguaggio volutamente ‘laico’, ‘quotidiano’ non formalmente ‘ecclesiastico’”. E l’arte, attraverso l’immagine, è lo strumento di questo linguaggio: “Nell’arte egli vede un servizio all’immortalità, un lavoro per superare la morte, uno sforzo di resurrezione”. “Il legame tra il cristianesimo di Pasternak e il tema di questo Meeting di Rimini – ricorda infine Sedakova – sta proprio nell’esperienza della certezza, così come della fedeltà”. Scrive infatti lo stesso Pasternak: “Ce ne sono al mondo di cose che meritino fedeltà? Ben poche. Io penso che si debba essere fedeli all’immortalità, quest’altro nome della vita, un po’ più forte. Essere fedeli all’immortalità, fedeli a Cristo!”.

Sulla stessa linea si colloca l’intervento di Adriano Dell’Asta, che pone in evidenza l’avversione di Pasternak verso la distruzione della realtà operata dall’ideologia: infatti, spiega Dell’Asta, l’arte del grande scrittore ci parla della scoperta del reale “nella sua misteriosa e multiforme complessità”. E  “Con il cristianesimo – conclude il ricercatore – quello che di nuovo è entrato nella storia è proprio il fatto che un particolare unico abbia assunto valore universale e abbia salvato la storia. Cristo in Pasternak non si riduce a una morale ma viene riconosciuto come senso delle cose concrete di ogni giorno”. È anzi visto come “un uomo la cui vita e la cui libertà risultavano più reali, più certe e durevoli proprio per il fatto di essergli donate”.

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