IDEE/ Da Agostino a Nietzsche, la tradizione ci parla ancora?

- La Redazione

L’Associazione culturale e la rivista Philosophical News propongono un workshop dedicato al tema Tradizione e innovazione, con ospiti internazionali. Dal 22 al 24 ottobre a Milano

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Raffaello, Scuola di Atene (1509-11; particolare) (Immagine dal web)

La filosofia e la cultura in genere si sviluppano attraverso una continua ripresa e riformulazione delle tradizioni. Non si può pensare mai né ad una totale novità del presente senza precedenti in una tradizione, né ad una riproposizione astorica, senza la minima interpretazione di un pensiero del passato. Si tratta, invece, di far interagire intelligentemente il passato sedimentato nello stesso linguaggio con gli avvenimenti del presente, aprendosi così alla dimensione del futuro. Di qui il permanente interesse del tema Tradition and Innovation che verrà proposto dal 22 al 24 ottobre prossimi in occasione dell’International Workshop on Philosophy, evento promosso dalla Associazione culturale e dalla rivista Philosophical News diretta da Elisa Grimi che si terrà presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Via Nirone 15) con il patrocinio di Regione Lombardia, Istruzione, Formazione e Cultura. 

Il workshop è aperto a studenti, docenti, studiosi di tutte le facoltà. Martedì 23 sera si terrà inoltre una cena sociale, evento pubblico promosso dall’Associazione quale momento di confronto tra i relatori e tutti i partecipanti al convegno. Per informazioni si veda il box in evidenza su  www.philosophicalnews.com.

Ad aprire i lavori sarà Renato Pettoello, presidente della Società Filosofia Italiana, sezione Lombardia. Alcune delle relazioni previste verteranno proprio sul significato del tema in quanto tale. Tra queste fondamentale è quella di Rémi Brague (Université Panthéon-Sorbonne (Paris I), Ludwig-Universität München), prevista per lunedì 22, per il quale, anche se possiamo lamentarci di qualcosa accaduto nel passato, dobbiamo riconoscere tuttavia che è pur sempre il passato ad averci generato. Fino a che punto possiamo essere sicuri, invece, che il nostro presente produrrà un futuro? La “natalità” dell’uomo (H. Arendt) come capacità per ogni essere umano di ricominciare deve perciò essere compensata, secondo Brague, dalla pietà verso il passato. 

Così pure Francesco Botturi nella giornata di mercoledì 24 cercherà di mostrare come non vi possa essere un’autentica ripresa del passato senza generazione di qualcosa di nuovo, in cui la sintesi di passato e presente ha luogo. Si ha tradizione solo se vi è generazione e rapporto di generazione. John O’ Callaghan della University of Notre Dame si soffermerà nella mattina di lunedì 22 poi sul diverso atteggiamento nei riguardi della tradizione da parte di autori distanti nel tempo come Agostino e Nietzsche.

Altre relazioni mostreranno attraverso esempi concreti come sia stata possibile nel passato e come sia possibile oggi un’intelligente ripresa di filoni di pensiero tradizionali o classici. Così faranno, per esempio, nella sessione mattutina di martedì 23 Enrico Berti (Accademia dei Lincei) e Nicoletta Scotti Muth (Università Cattolica) con il pensiero di Aristotele, Alessandro Ghisalberti (Università Cattolica) e Angelo Campodonico (Università degli Studi di Genova) con la riflessione di Tommaso rispettivamente in ambito metafisico ed etico, Timothy Chappell (lunedì 22) della Open University (UK), rifacendosi ad Agostino e a Rousseau e riflettendo sulla fondamentale tematica etica del rapporto con il tu degli altri e di Dio. Anna Marmodoro (University of Oxford) martedì 23 mostrerà infine l’attualità dell’ontologia di un filosofo delle origini: Anassagora.

Altre relazioni infine verteranno sul significato della ripresa della tradizione all’interno di singole discipline filosofiche. Come, per esempio, del diritto tra tradizione e contingenza nella relazione di mercoledì 24 di Francesco d’Agostino (Università di Roma “Tor Vergata”), di Francesco Orilia   (Università degli Studi di Macerata) con una lezione su “Ontologia, proposizioni e stati di cose”, e Michele Mangini (Università degli Studi di Bari) che analizzerà il tema della tradizione in ambito morale, tra virtù e retorica.

A nomi assai noti si affiancheranno anche quelli di giovani studiosi provenienti da diverse parti del mondo che parteciperanno attivamente ai lavori, tra cui: Giovanni Botta (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Marco Damonte (Università degli Studi di Genova), Hasse Joel Hämäläinen, (University of Edinburgh), Paolo Monti (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Aleksandar Kandić (University of Belgrade), Emanuele Lacca (Università degli Studi di Cagliari), Gennaro Luise (Pontificia Università della Santa Croce, Roma) Cecilia Ricci (Università degli Studi di Perugia), Roberta Sala (Università Vita-Salute San Raffaele), Marco Stango (Università degli Studi di Macerata), Elena Tatievskaya (Universität Augsburg), Maria Silvia Vaccarezza (Università degli Studi di Genova), Paolo Valvo (Università degli Studi della Repubblica di San Marino), Massimo Vittorio (Università degli Studi di Catania).

Da questa sommaria elencazione di alcune tematiche fra le tante sembra evidente che, proprio in un’epoca contraddistinta da enormi mutamenti tecnologici – pensiamo per esempio alla genetica e alle scienze cognitive – il tema della tradizione e della sua ripresa non perde affatto di attualità.

 

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