LETTURE/ Quelle feste scippate dai “malandrini” politically correct

- La Redazione

Il mondo occidentale ha dimenticato ciò che ha di più caro. Quanti saprebbero distingurere tra Halloween e Ognissanti? DINFNA VALENTINI recensisce il volume di Mimmo Muolo

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Foto: InfoPhoto

L’idea non deve essere poi così male, se già un giallista doc come John Grisham, nel 2002, scelse proprio il rifiuto del Natale tutto luci, fiocchi e cartoline scintillanti per abbandonare i sicuri sentieri del genere noir e avventurarsi in quelli più scivolosi della commedia di costume con il suo “Skipping Christmas”.

Certo è che il fastidio per l’abbagliante ridondanza di certe feste commerciali ha raggiunto il punto di non ritorno. E su questo hanno scommesso Mimmo Muolo e l’editrice Ancora per dare in pasto al pubblico, a ridosso del delirio natalizio, Le feste scippate – Riscoprire il senso cristiano delle festività, piccolo libello, che nella migliore tradizione apologetica, tenta di sfrondare dall’essenziale cattolico ciò che non lo è. Così con rigore teologico, accuratezza di termini e molto buon senso, il giornalista di Avvenire avvezzo a cose sacre cerca di recuperare il bottino prezioso di un reato commesso talmente tanto tempo fa da cadere in prescrizione.

Nell’indagine condotta da Muolo, infatti, appare chiaro che il furto ai danni dei momenti forti della tradizione cristiana è cominciato all’inizio del 900, in uno strisciante e subdolo silenzio: una ruberia così sfacciata da assumere oggi persino i toni arroganti del “politicamente corretto”.  Insomma non è un caso se la maestra dei nostri figli ci invita a non raccontare “la favoletta di Gesù nella mangiatoia” perché altrimenti si genera confusione su come e dove nascono i bambini o se “Tu scendi dalle stelle” è soppiantata dalla più glamour e insignificante “White Christmas”. Così come non ci deve sorprendere se un adolescente sotto i 15 anni ha difficoltà a distinguere Halloween dalla più casereccia festa di Ognissanti e un single intorno a 40 per il solleone di Ferragosto pensa più all’Happy Hour che a rendere omaggio all’Assunta.

Il fatto è che nella confusione culturale generata da pasticciosi relativismi e ideologie libertarie, si è persa completamente la brocca e non si riconosce più ciò che è Vero e Bello nella fede Cristiana, quegli avvenimenti che segnano la storia della Salvezza e la nostra storia personale, gli eventi di cui la Chiesa fa memoria nell’anno liturgico.

Il volume di Mimmo Muolo ha due pregi: il primo avviare una “operazione consapevolezza” mettendo in guardia dai malandrini che vogliono approfittare del cattolicesimo tiepido e distratto in cui spesso ci dibattiamo. Fa scattare il sistema di allarme, dicendo “attenzione ci stanno rubando ciò che abbiamo di più caro”. Il secondo è quello di riproporre con semplicità e candore i fondamentali delle feste cristiane, ripetendo forse cose ovvie, ma indubbiamente finite nel dimenticatoio.

Certo qualcuno sorriderà alla domanda “il 25 dicembre è la festa di Gesù o di Babbo Natale?”. Ma siamo sicuri che la risposta otterrebbe il massimo punteggio al test di catechismo? Purtroppo l’analfabetismo religioso registrato da gran parte dei pastori presenti all’ultimo Sinodo sull’Evangelizzazione giustifica un certo pessimismo. Non è un caso che la prefazione a Le feste scippate porta la firma dell’autorevole Mons. Rino Fisichella, l’uomo a cui Ratzinger ha affidato il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Lo stesso che punta il dito sul cambiamento antropologico delle nostre società, sature di shopping e inebriate di produttività e che denuncia vuoti e mancanze nella trasmissione della fede.

Da dove ripartire, dunque, per far scappare a gambe levate i ladri? Dalle parole, iniziando a chiamare le cose con il loro nome, suggerisce l’autore: la Pasqua non celebra la primavera, ma la morte e resurrezione di Cristo, il Natale fa rinascere un Bambino che è nostra salvezza e gioia e non un simpatico mattacchione vestito di rosso, i Santi mangiano dolci e fanno scherzetti, ma perché hanno trovato la felicità e lo testimoniano con la loro vita colma di letizia. E la domenica è il giorno del Signore, non quello delle offerte al megastore. Con buona pace di chi non si azzarda più a dichiarare la propria identità cristiana per non offendere il vicino agnostico.

 

 (Dinfna Valentini)

 

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