POESIE/ “Una”, alla ricerca delle mille resurrezioni di ogni giorno

- Monica Mondo

È uscito, per i tipi di Giuliano Landolfi, Una, di Maddalena Bertolini. Una donna che vuol essere “raggiunta dall’istante e sorpresa dalle mille resurrezioni” della realtà. MONICA MONDO

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Dolomiti di Brenta (Immagine d'archivio)

Non m’intendo di poesia, se non come lettrice, con vaghe reminiscenze scolastiche e quando rileggo, torno sempre ai classici, e i pochi versi che conosco a memoria sono di Dante e Leopardi.  Non so nulla dei diversi approcci a un testo della critica, e riesco solo a cogliere, tra le parole, quel che mi colpisce, o emoziona, per il suo significato, o per il modo con cui il significato mi arriva. Così ho prima sfogliato e poi sottolineato tra i versi di Maddalena Bertolini, senza conoscere l’autrice, senza capire o carpire tra le righe messaggi o intenzioni. 

Colgo che è una donna che “scrive per fortuna”, e ama nuotare tra le parole; che nasconde draghi  desideri tra i pensieri; che vuol essere raggiunta dall’istante ed essere sorpresa dalle mille resurrezioni del mondo, e sospiri sorrisi risate misericordiose. Ometto le virgolette e non cito, uso ogni suo verso per raccontare i versi, per raccontare una mente e un cuore. La poesia, come rimuginava un indimenticato Massino Troisi, ne Il postino di Neruda, non è di chi la fa, è di chi gli serve. 

Mi serve, questa raccolta breve che enigmaticamente si chiama Una: una sono e vorrei essere io. Mi ci ritrovo, in questa donna che piega le parole come la biancheria appena stirata, che raccoglie suggestioni come i calzini dei figli rifacendo le camere. I figli, che vediamo indossare i nostri anni perduti, cui dare un bacio e un panino quando partono, senza nostalgie o recriminazioni sul tempo che passa, e porta a loro la barba sulle gote, e a noi fili bianchi tra i capelli. Una donna che ama la montagna, la cui prospettiva non è lo sprone a tirare avanti ma a salire in alto, sapendo che mollare è cadere, e questo è il bello; le montagne, che bisogna accorgersi di vederle, che specchiano e rivelano Dio, che offrono un biancore senza freddo, – neve, ostia – e chiedono ramponi per addentare la roccia, per affrontare la fatica di essere vivi e ritornare, affamati. 

Non m’intendo di poesia, ma vorrei parole per parlare d’amore così: i desideri che ci abitano si amano, e non solo loro… le tue braccia non sono le tue ma quelle di tutti gli amanti che desidero e il tuo petto è una spianata con boschi mari e spari tu sei tutto mio e non mi basti… Davvero un amore pur grande non può bastare. 

Ci serve, un amore così, perché i nostri volti non si muovono, se non sono bagnati dal sole; senza il sole non distinguiamo il punto in cui siamo e finiamo nella residenza indistinta della notte. E gli angeli custodi di cui abbiamo bisogno, cui star dietro come in parete, appesi alle corde, aggrappati ai loro sguardi benevoli, hanno forma e volti prossimi, anche di chi ti sta accanto da una vita, e parte sempre per poi ritornare, come te, quartieri dello stesso paese, unità di due unità diverse e compagne di strada. 

Non m’intendo di poesia: vorrei intendermi di umanità. Questa è poesia che apre varchi, scava l’anima, scende alle radici, e non teme i più esili rami che sfiorano il cielo.

Maddalena Bertolini, Una, Giuliano Landolfi Editore, 2012. Opera vincitrice della sezione poesia InediTO – Premio Colline di Torino.

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