EPIFANIA/ Cosa c’entrano i Magi con la Befana?

- int. Rino Cammilleri

L’immagine della vecchietta che gira a cavallo di una scopa a portare doni ai bimbi è tipicamente di casa nostra e affonda le radici nella tradizione celtica. Ne parla RINO CAMMILLERI

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Andrea Mantegna, Adorazione dei Magi (1495-500) (Immagine d'archivio)

Befana o Re Magi? Senz’altro per noi italiani la befana: pochi infatti sanno che la tradizione della vecchietta che gira a cavallo di una scopa a portare doni ai bimbi è tipicamente di casa nostra. Nella maggioranza dei paesi europei infatti, dalla Francia all’Ungheria, si festeggia semplicemente l’arrivo dei Re Magi. Nata da un culto antichissimo, come spiega a Ilsussidiario.net lo scrittore Rino Cammilleri, che ha sua volta le radici nel vecchio nord celtico, quella della befana è la classica ricorrenza stagionale invernale. “La brutta vecchina sdentata prende spunto dai falò di fine anno in cui si bruciava l’anno appena finito, è un sovrapporsi di credenze antichissime popolari che coprono tutte lo stesso periodo dell’anno”. Tutte credenze caratterizzate dal portare doni, anche se, spiega Cammilleri, gli unici autorizzati storicamente a fare ciò sono i Re Magi. “Ancora oggi il calendario religioso è  quello che scandisce  la nostra esistenza: l’uomo ha bisogno di questi cicli, l’ideale sarebbe che servissero a meditare sulla nostra reale natura e non a distrarci nei centri commerciali”.

La Befana dunque è tradizione italiana: come si spiega?

Si tratta della trasposizione nella nostra tradizione dei falò di capodanno che appartenevano ai celti e che rappresentavano l’anno vecchio da bruciare. Ecco allora il fantoccio con le sembianze di una donna vecchia e brutta che vi si sovrappone, finendo spesso bruciata anche lei. In ogni caso è l’esito di antichissime tradizioni che corrono nello stesso periodo dell’anno e che comportavano, sin dai tempi degli antichi romani, l’usanza di scambiarsi dei doni.

Ricorrenze che coprono il periodo invernale.

Si comincia il 6 dicembre con San Nicola, Santa Klaus che poi diventa Babbo Natale. C’è poi Santa Lucia il 13 dicembre, riicordata soprattutto nel nord Italia, mentre in Sicilia i doni li portano i morti il 2 novembre; per finire, appunto, con la befana. Siamo dunque nella stessa fascia temporale solstiziale. Ma in base al racconto evangelico, piuttosto che la befana, il 6 gennaio gli unici autorizzati a portare doni sono i Re Magi.

Ci spieghi.

Ho sempre dato una lettura allegorica dei Re Magi, anche se credo alla loro realtà storica altrimenti Matteo non avrebbe avuto motivo di citarli, e di citarli con tale dovizia di particolari. La lettura allegorica è quella che trova senso nella frase di Jean Guitton quando dice che la fede si trova ai due estremi della cultura.

Quali sono?

O nell’ignoranza totale, dove si conserva la capacità di stupore e dunque di credere a quel che si vede con immediatezza, oppure all’altro capo, in presenza di una profondissima cultura, in quella sapienza nella quale ci si rende conto che il sapere porta per forza alla fede.

Che è il caso dei Re Magi?

Quelle citate sono le due categorie presenti alla nascita di Cristo: la povertà dei pastori e la conoscenza dei Re Magi. I pastori sono i primi che vanno alla grotta e ci vanno perché nella loro ignoranza credono a quel che vedono. Poi vengono i Magi, che arrivano non attraverso una rivelazione superiore ma attraverso lo studio, in particolare quello delle stelle.

Una grande posizione di apertura, quella dei Magi.

Ci mettono un sacco di tempo, due anni in più, sbagliano anche strada due volte e di tutti i Magi dell’epoca solo tre interpretano correttamente il segno celeste. E’ interessante anche notare come in tutto l’impero romano solo loro non sapevano che razza di personaggio fosse Erode, tanto che vanno da lui a chiedergli informazioni.

Cioè?
 
E’ tipico del personaggio super specializzato, che al di là del suo settore di competenza è di una ingenuità abissale. Non solo,  ma commettono anche l’errore di cadere nella trappola di Erode: tornando indietro si propongono di dirgli dove si trova il Re dei giudei: per  fortuna vengono avvisati in sogno di non farlo. La grandissima scienza non basta, perché alla fine deve sempre intervenire il soprannaturale.

Dunque la befana come alternativa alla festa religiosa?

In realtà, anche la domenica non è più festa religiosa anzi non è nemmeno festa, è giorno di riposo e basta. Nelle grandi città è per lo più un giorno tristissimo dove tutto, dai negozi ai locali, è chiuso e la gente si aggira in un luogo fantasma, quando invece una volta era un momento di incontro della comunità alla Messa e non solo, perché tutta la giornata era scandita da eventi che prendevano spunto proprio dalla Messa.

Oggi invece?

Oggi la domenica si va al centro commerciale per trovare un minimo di vita. La domenica, per restare in clima, è come un albero di Natale senza più decorazioni, ma con solo lo scheletro, per cui qualcuno comincia a pensare: abbattiamolo, almeno ha una qualche utilità.

Eppure anche  i non credenti festeggiano queste giornate, dal Natale all’Epifania.

In effetti il calendario religioso è ancora quello che scandisce la nostra esistenza, altrimenti sarebbe una monotonia terribile, come quella del calendario cinese dove i giorni sono numerati e tutti uguali. L’uomo ha bisogno di questi cicli in cui fermarsi. L’ideale sarebbe che servissero a meditare, perché a questo la festa serve: non solo come giorno di riposo, ma come elemento per fare memoria della nostra reale consistenza.

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