TWITTER/ Adinolfi: i social network? Solo un “aperitivo” per fighetti

- int. Mario Adinolfi

Secondo MARIO ADINOLFI i social network sono un grande aperitivo dove incontriamo persone che conosciamo, ma la strada, la realtà, è una parte di vita che non può essere dimenticata

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Il confine tra vita online e vita reale è sempre più labile. Siamo d’altronde nel terzo millenio e le tecnologie hanno pervaso ogni aspetto della nostra vita. Cybervita e mondo reale quotidiano si intrecciano sempre di più. Facebook Twitter dominano la nostra vita sociale, o meglio sono il teatro, il palcoscenico della nostra esistenza, sempre più a cavallo tra le quattro mura domestiche, la vita al di fuori di esse e il cyberspazio.. La domanda nasce spontanea: che percezione della realtà abbiamo attraverso i social network? Lo abbiamo chiesto a Mario Adinolfi, noto blogger e già deputato del Partito democratico. 

Social network e vita di tutti i giorni. Che percezioni della realtà abbiamo attraverso i social?

Innanzitutto bisogna dire che concepire i social network come fossero un mondo totalizzante è un grande errore. Il social non racconta la realtà, ma solo una sua porzione, che certamente può risultare interessante vivere e seguire. Il social, poi, non racconta tutto.

Come viverlo dunque?

Non bisogna idolatrarlo.

Pippo Civati su Twitter era riuscito a convincere tantissima gente e suon di tag e poi…

Ecco, questo è il classico esempio. Giuseppe Civati raccontava via Twitter, con numerosissimi hashtag, che avrebbe vinto lui, con il rischio che chi vive solamente la realtà social potesse pensare che fosse un rivale pericoloso per Renzi.

Ma non è stato così.

Appunto, non era così e infatti i risultati parlano chiaro. Chi vive la realtà vera sa che Civati non era neanche lontanamente vicino a Renzi. Io scrissi un tweet dicendo che avrebbe preso più di 50 punti di distacco…

Quindi, onorevole, che giudizio dà?

Essere nei social è un bene perché rappresentano uno spaccato della realtà, però bisogna tener bene a mente che la realtà è anche altra e che questa deve essere analizzata tutta nelle sue diverse sfaccettature e complessità. Ripeto: non si devono idolatrare i social.

Il rischio insito nel mezzo è quello di farci staccare (in alcuni casi, troppo) dalla realtà stessa?

Certo, e per alcuni questo rischio esiste ed è molto alto. Ci sono personalità divertentissime che si sono sviluppate sulla rete. Pensiamo ai cosiddetti “leoni da tastiera”, quelli che attaccano sempre via web e in maniera molto vivace e colorita.

E poi? 

Se poi li incontri di persona, molto spesso, sono degli agnellini che fanno fatica ad argomentare. Ecco, questo è un classico esempio da protezione dello schermo. Molti – anzi troppi – si fanno schermo con lo schermo. Ovviamente questo può produrre non solo una visione distorta della realtà, ma anche di se stessi.

 

Ma allora perché l’informazione si fa sempre più condizionare da quello che c’è scritto sulle bacheche di Facebook e Twitter?

Perché tendenzialmente è una realtà in cui ci si ritrova con molti che si conoscono. Io in merito faccio sempre la metafora della terrazza. Twitter è come fosse una grande terrazza dove vai a fare l’aperitivo e dove ti conosci e ti riconosci con molti dei presenti. Però sei su una terrazza, la strada è un’altra cosa, è giù. 

 

A proposito di strada, lei come si comporta?

Io sono nato a Testaccio e al mattino mi piace prendere il tram dove spesso faccio foto che poi posto online. Lo faccio per ricordare e ricordarmi che la realtà è un’altra. Sui social ci si scambia anche notizie, pettegolezzi e giudizi rimanendo all’interno di questo circolo che però è come fosse una piccola provincia. Quindi si è molto provinciali nella lettura delle cose.

Una bolla, insomma.

Esatto, una bolla “fighetta” nella quale chi non si sa muovere perde (moltissimo) i contatti con il mondo quotidiano. Il tutto con conseguenze negative con l’informazione che rischia di scollarsi dalla realtà.

 

Abbiamo parlato di Civati, ma la politica come può fare per cercare di sfruttare la potenza del mezzo?

Quando io mi candidai a sindaco di Roma nel 2001 con un simbolo che si chiamava “Democrazia diretta” e aveva la chiocciola di Internet, dissi una cosa chiara: “Attenzione: la rete non è un mezzo, ma è un messaggio politico”.

Quindi?

Chi usa Internet e i social per fare propaganda non ottiene null’altro che l’umore. Chi usa invece i social come messaggio politico di uguaglianza raggiunge, a mio avviso, risultati migliori. Insomma: c’è un bella distanza tra i due Beppe, Civati e Grillo, in termini di voti.

 

Qual è la differenza tra i due?

Civati si fa propaganda diciamo élitaria per presentare se stesso e il suo programma. Ha cercato con tutti gli hashtag di essere nei trending topics. Tutte “fregnacce” che non valgono nulla.

Grillo invece?

Grillo – o meglio Casaleggio – ha invece costruito un messaggio politico partendo dalla piattaforma del web. E questo messaggio è il salto della mediazione: è una cosa che ha funzionato eccome. Civati è stata una bolla di sapone, Grillo invece rimane alto nei consensi.

Spieghi meglio la sua intuizione.

La grande intuizione di Casaleggio è stata quella di concepire e vivere la rete come un flusso costante di intelligenza collettiva e di buttarsi in questo fiume senza l’ambizione un po’ sciocca di determinarlo. “Sporcandosi” con il magma della rete si riesce a creare opinione attorno alle proprie opinioni. Grazie a Casaleggio, Grillo, certamente, lo ha fatto.

 

(Fabio Franchini)

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