LETTURE/ “Io non ho paura”: Francesca, la grazia di una certezza

- La Redazione

Oggi viene presentato al Meeting di Rimini “Io non ho paura. La storia di Francesca Pedrazzini” di Davide Perillo (ed. San Paolo). Ne parla una cara amica di Francesca, ANNA SCARFONE

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Piero della Francesca, Resurrezione (1463-68) (Immagine dal web)

È di questi giorni, in corrispondenza del primo anniversario della nascita al Cielo, la pubblicazione del libro Io non ho paura. La storia di Francesca Pedrazzini che viene presentato oggi al Meeting di Rimini. Altro tassello di una vicenda che i lettori – e non solo – della rivista Tracce, il mensile internazionale di Comunione e liberazione, hanno conosciuto a pochi mesi dagli accadimenti. 

A ottobre 2012, in occasione dell’apertura dell’Anno della Fede, il direttore della rivista, Davide Perillo, ha raccontato dell’eccezionalità con cui Francesca, trentottenne, moglie di Vincenzo, mamma di tre bambini piccoli, insegnante di diritto, ha compiuto la sua vita terrena; come descrive il necrologio della famiglia “è andata in Paradiso contenta e curiosa” grazie a “una fede baldanzosa e certa che ti ha portato radiosa da Gesù e ci ha sostenuti tutti in questi mesi difficili ma preziosi”. 

Le ultime parole di Francesca – dopo un anno di cure intense per un tumore al seno inizialmente operato e che successivamente si è ripresentato in modo aggressivo e senza ritorno – sono state appunto “Io non ho paura”. E ciò non è stato solamente il frutto di una sua particolare capacità, forza di volontà o eroismo personale, e neanche di una folgorazione o illuminazione – foss’anche mistica – del momento. La certezza che ha consentito a Francesca di salutare i propri figli dicendo loro “Vado in un posto bellissimo, da Gesù. E quando sarò lì dovete fare una festa”, va letta alla luce e nel contesto della sua storia di vita e di fede, anzi, di vita – tanta vita! – nella fede. 

Con il libro, pubblicato da Edizioni San Paolo, l’autore Davide Perillo ha voluto – e saputo – testimoniare “che cosa ci fosse all’origine di quella certezza”, approfondendo quanto tratteggiato mesi prima nella rivista Tracce. Nella sua introduzione l’autore precisa di non aver mai conosciuto Francesca ma di aver incontrato i familiari, gli amici e alcune persone vicine, letto messaggi, cercando di far parlare i fatti. E così è stato. Il libro, infatti, fa trasparire chi sia Francesca, con gli stessi tratti distintivi della sua personalità, profonda e semplice insieme.

Il risultato stupisce (di quello stupore del Vero…) soprattutto coloro che, come chi qui scrive, hanno vissuto sulla pelle molte delle vicende raccontate e, in particolare, l’amicizia con Francesca. L’opera è il racconto della storia di Francesca, e quindi della sua famiglia, dei genitori e delle loro scelte a partire da quella della scuola, e di come queste scelte siano state poi compiute dalla figlia una volta cresciuta. 

È soprattutto una storia fatta di incontri e di amicizie in cui si è affacciata nella vita di Francesca una certezza, che lei ha coltivato e custodito, senza rinunciare alla sua umanità, intensa e appassionata e allo stesso tempo “normale”. 

Come scrive nella prefazione del libro P. Mauro Lepori, abate generale dell’Opera Cistercense, “Francesca è entrata progressivamente in questa fiducia e certezza, come un bimbo fra le braccia della madre […] perché aveva fatto suo l’abbraccio di Gesù attraverso la compagnia di chi l’ha accompagnata”. Ed è Francesca che scrive a noi amiche, un volta ricevuta la diagnosi “Amica, io sono in pace, perché Gesù mantiene la promessa di renderci felici. Fai con me questa strada e lo vedremo”. Una strada sempre vissuta nella sequela intensa a don Julián Carrón, successore di don Giussani nella guida del movimento di Cl. Una strada che, nell’ultimo anno di malattia, non le ha risparmiato fatica, dolore e debolezze, attraversando le quali lei stessa ha potuto dire “sono sopraffatta della carità di tutti verso di me e quindi dall’abbraccio di Gesù”. 

Nel libro il marito afferma che “la Franci era una di noi, né più né meno. Una piena di difficoltà, che cadeva e si rialzava come tutti noi. Ma il modo in cui è stata di fronte al suo passaggio, per me è stato una festa. Perché […] che la Franci sia arrivata a quel livello di certezza è proprio segno che Cristo c’è. Perché è solo con Lui che mia moglie ha potuto vivere e morire così. E se è così, davanti al fatto che continui a cadere, ad accorgerti che hai poca fede o che magari ti vengono i dubbi, c’è una cosa che non puoi più cancellare e che ti fa dire: Cristo, tu sei qui con me. La strada è questa”. Per tutti.

(Anna Scarfone)

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