IL CASO/ La “moglie” di Gesù, scoop fallito o amore tradito?

- Mauro Leonardi

Ci risiamo. Torna a far parlare di sé il frammento di papiro copto in cui è citata la “moglie” di Gesù, l’ultima è stata Karen King dell’università di Harvard. Il commento di MAURO LEONARDI

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Andrej Rublëv, Cristo Salvatore (XIV sec.) (Immagine dal web)

Tinto Brass diceva che per quanto riguarda il sesso, l’unica vera perversione è non farlo, insomma è la verginità. Questo è il vero motivo per cui ciclicamente tornano alla ribalta le mogli di Gesù, siano quelle del vangelo di Tommaso o il solito papiro copto della studiosa della Harvard Divinity School. Perché noi amiamo un Gesù Uomo-Dio, sappiamo che lo è e vogliamo che sia così, ma un uomo senza sesso non ci sembra un uomo vero. 

Il noto regista, insomma, dà voce a una ragione che, nel nostro cuore, gli diamo un po’ tutti. Ovviamente non se la prende con il fatto che un bambino di due anni sia vergine, ma che a un certo momento della vita un uomo o una donna che ancora non hanno mai provato il sesso decidano liberamente di rinunciare, per tutta la vita, a quell’esperienza. 

Questo sembra non solo innaturale, ma mostruoso, negativo, una mutilazione disumana. La verginità – e di conserva il celibato – possono solo essere qualcosa di provvisorio, di contingente, qualcosa che non rientra nel “progetto definitivo” di uomo. Ecco perché un Gesù che sia vero Dio e vero uomo deve avere una moglie. 

Certo bisogna dire che una verginità per motivi solo umani è proprio difficile da sostenere. Per esempio, secondo The Economist di settimana scorsa, il leader nazionalista Narendra Modi – conservatore su posizioni quasi razziste, capo del Bharativa Janata Party e probabile prossimo premier indiano – è sposato ma non avrebbe mai consumato. Se ne vanterebbe. Brutta storia. Non è una bella pubblicità per la verginità. Invece Gesù è vergine (e quindi celibe) perché è Figlio di un Padre che genera verginalmente. Lo so che è un mistero (quello della Trinità) ma è un mistero che parla di una fecondità assoluta, profonda; di una generatività che le comprende tutte, anche quella del sesso che pure, dice Lui, non ci sarà in Paradiso. Ma perché ci sarà qualcosa di più, che è la fonte di ogni amore, in cui saremo coinvolti anima corpo ed emozioni. E ciò cui verrebbe più spontaneo pensare per parlare di questo – il sesso – non ci sarà perché non è neanche lontanamente simile a quello che ci sarà (e questo giro di parole sarebbe la traduzione di “occhio non vide, orecchio non udì, né mai entrarono in cuore di uomo, quel che Dio ha preparato per coloro che lo amano”, 1 Cor 2,9). Insomma la verità “Gesù non aveva una moglie” sarebbe un incoraggiamento a parlare di “vero uomo” con le parole che conosciamo, che sono maschio e femmina, ma a volare alto e non necessariamente nello stesso letto. 

La vera rivoluzione, la vera notizia sensazionale, non è in un frammento che parla di moglie ma in quattro vangeli che parlano di amore. L’amore completo è completo perché è amore non perché ci hai fatto l’amore. L’amore è tutto, è totale, fino in fondo, fino dentro, perchè l’amore è così, e non perché è sesso. Il sesso è la cosa più paradiso, più unione, più comunione che conosciamo, ma il sesso non è tutto l’amore del Paradiso e non è tutto l’amore che l’amore può dare, non è tutto l’amore che possiamo darci. Gesù è venuto a dirci questo? No. È venuto a darci questo. Sarebbe l’Eucarestia (detta anche Comunione).

Ogni volta che umanizziamo Gesù partendo da noi, dai nostri frammenti, dai nostri studi, Gesù se ama una donna fa sesso. Poi va a finire che la chiamiamo moglie e parliamo del problema del celibato, ma il punto è che parliamo d’altro, e così si fa solo carta contro carta. È che senza Gesù, l’uomo, davvero davvero, non si capisce. E allora ripartono, a turno, i frammenti copti e il Codice da Vinci. Prepariamoci.

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