LETTURE/ Jacques Le Goff e quel brutto vizio di “impadronirsi” del tempo

- Giuseppe Feyles

E’ in libreria “Il tempo continuo della storia”, ultimo saggio di Jacques Le Goff. Quando comincia un periodo storico e quando finisce? Una domanda che riguarda il presente. GIUSEPPE FEYLES

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E’ in libreria Il tempo continuo della storia (Laterza), ultimo saggio dello storico Jacques Le Goff, recentemente scomparso a Parigi all’età di 90 anni. Pur con i limiti tipici dei testi divulgativi, il libro merita una segnalazione per tre ordini di considerazioni. Innanzitutto: dall’arte, all’economia, alla vita quotidiana, il Medioevo di Le Goff è periodo luminoso, razionale, culturalmente plurale. In ambito accademico internazionale, anche grazie a studiosi come Le Goff, ormai si riconosce la positività di quei secoli. Ma nella mentalità comune e nel sistema dei media permane un pregiudizio negativo. Per l’uomo di strada il Medioevo resta quello del film di J.J. Annaud Il nome della rosa (paradosso è che proprio Le Goff fu consulente, non sappiamo quanto ascoltato, del regista francese).

Per documentarsi sul tema disponiamo comunque di una bibliografia vasta. Restando a Le Goff, si veda ad esempio un altro recente volume, Il tempo sacro dell’uomo, che interpreta in modo originale la Leggenda Aurea di Iacopo da Varazze, l’opera più diffusa nel Medioevo dopo la Bibbia. 

Va detto per inciso che i libri di storia e i loro autori non sono mai avulsi dal periodo in cui sono letti. Negli anni settanta molta storiografia, ed anche quella francese, fu travolta dalla ubriacatura ideologica dominante. Lo spirito di quel periodo turbolento caricava i testi di significazioni aggiuntive, spesso anticattoliche, probabilmente oltre le intenzioni degli autori. Oggi possiamo leggere testi di ogni orientamento con animo più rilassato, meno sospettoso. 

Tornando a Il tempo continuo della storia, il secondo aspetto notevole è che nega la frattura tra Medioevo e Rinascimento. Come è noto, Le Goff propone l’idea di “Medioevo lungo”, nel quale si trovano germi della rinascenza e che si prolunga ben oltre le date convenzionali di fine Quattrocento. La vera svolta sarebbe invece nel Settecento, simboleggiata dalla pubblicazione della Encyclopédie illuminista. La tesi è interessante perché sottolinea come l’ateismo dei libertini sia per l’Europa una vera novità culturale. Di fronte a questa svalutazione della svolta cinquecentesca, il profano (tale è chi scrive) avverte però l’esigenza di approfondire la portata da un lato della crisi interna della cristianità, culminata con la Riforma e dall’altro della traiettoria del razionalismo, con il suo concetto di ragione come misura (e la sua parabola ateistica evidenziata da Del Noce). 

Il terzo aspetto da sottolineare è quello che conferisce originalità al libro. Le Goff discute un problema apparentemente solo storiografico, ma che ha aspetti rilevanti anche fuori della querelle accademica. Il tema è se e come si possa periodizzare la storia. Ad esempio, dove finisce  il mondo antico? Periodizzare, nota Le Goff, è un modo che l’uomo ha di padroneggiare il tempo, almeno quello passato.

Ma la periodizzazione non è mai neutra, implica un giudizio di valore e l’esempio del Medioevo lo dimostra. Senza cambiamento non c’è storia, così come non c’è storia senza progresso, ad esempio in un tempo circolare. Ma quali sono i cambiamenti epocali? Quali le svolte davvero storiche? 

Definire un’epoca può voler dire conferirle un significato: così è, nell’antichità, la lettura delle sei età della storia di Agostino o le immagini del profeta Daniele. Ma può anche voler dire forzarne il contenuto, quasi sempre in nome di un presente che si vuole affermare. Così è stato per gli inventori dell’oscurantismo medievale. Le Goff li passa velocemente in rassegna: grazie a loro, come titola uno dei capitoli del libro, il Medioevo diventa epoca buia (dark age). 

Si esce dunque dalla lettura di Le Goff con un implicito invito metodologico alla prudenza. Continuità e discontinuità nella storia sono intrecciate. Osservare come i migliori storici affrontano la complessità degli eventi del passato potrebbe insegnare ponderatezza anche nella lettura delle vicende del presente, o del passato recentissimo. Per fare un esempio — ma sarebbe da approfondire in altra sede — le polemiche mediatico-ecclesiali sulla cosiddetta svolta storica del papato di Francesco: c’è questa svolta epocale? E se sì, in cosa davvero consiste?

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