STORIA/ 1943, ecco chi (in Italia) ha voluto la strage di Cefalonia

- Luciano Garibaldi

Emerge dal verbale della riunione di vertice svoltasi a Malta il 29 settembre ’43 tra Pietro Badoglio per l’Italia e Dwight Eisenhower per gli Alleati. Il commento di LUCIANO GARIBALDI

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Immagine dal web

L’avvocato Massimo Filippini, figlio di uno dei duemila militari italiani della Divisione “Acqui” uccisi dai tedeschi a Cefalonia nel settembre 1943, ha pubblicato un documento di eccezionale valore storico. Si tratta del verbale della riunione di vertice svoltasi a Malta il 29 settembre di quel drammatico anno tra il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, e il generale Eisenhower, capo supremo delle Forze Armate con cui l’Italia aveva, da pochi giorni, firmato l’armistizio. 

Il documento è stato ignorato fino ad oggi dagli storici, eppure era da tempo di pubblico dominio. Era stato infatti reso pubblico a cura del ministero degli Esteri, Commissione per la pubblicazione dei documenti diplomatici, decima serie (1943-1948), volume primo, dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (pagine 27-33). Esso riferiva per esteso il contenuto della riunione di vertice alla quale avevano partecipato, per l’Italia, accanto a Badoglio, i generali Ambrosio, Roatta, Sandalli e l’ammiraglio De Courten; per gli anglo-americani, accanto ad Eisenhower, i generali Alexander e Mason MacFarlane e l’ammiraglio Cunningham. Ma ecco le parti centrali del verbale.

Badoglio: «Sull’argomento della dichiarazione di guerra alla Germania ho preso ieri ordini da Sua Maestà. S.M. desidera formare in un primo tempo un governo su larga base. Tale governo ora è formato da me e dai ministri militari. Non appena rientreremo a Roma, esso sarà completato. Nel frattempo noi combattiamo contro la Germania in Corsica, in Dalmazia e dovunque sia possibile. Appena ritirate le truppe dalla Sardegna, io conto di poter mettere a disposizione degli Alleati dalle otto alle dieci Divisioni».

Eisenhower: «Desidero sapere se il governo italiano è a conoscenza delle condizioni fatte dai tedeschi ai prigionieri italiani in questo intervallo di tempo in cui l’Italia combatte la Germania senza averle dichiarato guerra».

La domanda genera qualche perplessità nei rappresentanti italiani, perché inizialmente non ben capita. Dopo essersi consultato con i suoi colleghi, il generale Ambrosio dichiara: 

Ambrosio: «Sono sicuro che i tedeschi li considerano partigiani».

Eisenhower: «Quindi passibili di fucilazione?».

Badoglio: «Senza dubbio».

Eisenhower: «Dal punto di vista alleato, la situazione può anche restare come attualmente, ma per difendere questi uomini, nel senso di farli divenire combattenti regolari, sarebbe assai più conveniente per l’Italia dichiarare guerra alla Germania».

Badoglio: «Questo punto di vista è già stato considerato, ma si ritiene che in questo momento il governo italiano abbia influenza sopra una frazione troppo piccola del territorio italiano per poter fare questa dichiarazione».

Eisenhower: «Questa non è una buona ragione, perché molti governi con molto minor territorio dell’Italia, ed alcuni addirittura senza territorio, hanno dichiarato  guerra alla Germania. La mia intenzione, che coincide totalmente con le intenzioni degli Alleati, è quella di ridare all’Italia i territori attualmente occupati dalle truppe alleate, ma come può avvenire questa restituzione se non dopo una regolare dichiarazione di guerra alla Germania?».

Badoglio: «Non posso che riferire il vostro punto di vista a S.M. il Re. La dichiarazione di guerra è una prerogativa esclusiva di Sua Maestà. Mi riservo quindi di dare in seguito una risposta».  

Questo documento storico dimostra che l’ordine di resistere ad ogni intimazione di resa, inviato per telegramma da Brindisi alla Divisione “Acqui” a Cefalonia, e che qui si riproduce, obbligò il generale Gandin a rispondere negativamente alla richiesta giuntagli dai tedeschi. Con la piena consapevolezza, da parte dei vertici delle Forze Armate e del governo del Re, che la Convenzione di Ginevra (a tutela della vita dei prigionieri di guerra) non sarebbe stata rispettata. Per la cronaca, il padre dell’avvocato Filippini, Maggiore Federico Filippini, fu fucilato dai tedeschi il 25 di quel settembre a Cefalonia. 

 

L’ordine impartito al generale Gandin dal Comando Supremo l’11 settembre 1943, alle ore 9,45

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