IMMACOLATA CONCEZIONE/ Cosa c’è in un cuore senza peccato?

- Laura Cioni

Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria fu proclamato solennemente l’8 dicembre 1854. LAURA CIONI ripresenta un brano di Benedetto XVI che aiuta a comprenderne il significato

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Filippo Lippi, Madonna con Bambino (Immagine da web)

L’immacolata concezione di Maria – Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria fu proclamato solennemente l’8 dicembre 1854. Pochi anni dopo esso fu confermato dalle apparizioni della Madonna a Lourdes alla piccola Bernadette Soubirous. Ciò che era stato venerato dalla pietà popolare dal VII secolo nella chiesa d’Oriente e dall’XI secolo in quella d’Occidente veniva ratificato come uno dei cardini della dottrina ecclesiale.

Che cosa dice ai giorni nostri questa festa inscritta nell’Avvento e preludio del Natale? Un aiuto a comprenderne il significato può venire dalle parole di Benedetto XVI in piazza di Spagna l’8 dicembre 2012: “Anzitutto ci colpisce sempre e ci fa riflettere il fatto il momento in cui Dio si fece uomo è avvolto da un grande silenzio. L’incontro tra il messaggero divino e la Vergine Immacolata passa del tutto inosservato: nessuno sa, nessuno ne parla. E’ un avvenimento che, se accadesse ai nostri tempi, non lascerebbe traccia nei giornali e nelle riviste, perché è un mistero che accade nel silenzio. Maria, quel giorno in cui ricevette l’annuncio dell’Angelo, era tutta raccolta e al tempo stesso aperta all’ascolto di Dio. In lei non c’è ostacolo, non c’è schermo, non c’è nulla che la separi da Dio. Questo è il significato del suo essere senza peccato originale: la sua relazione con Dio è libera da qualsiasi pur minima incrinatura; non c’è separazione, non c’è ombra di egoismo, ma una perfetta sintonia: il suo piccolo cuore umano è perfettamente centrato nel grande cuore di Dio. 

La salvezza del mondo non è opera dell’uomo, ma viene dalla Grazia. Grazia vuol dire l’Amore nella sua purezza e bellezza, è Dio stesso. Maria è chiamata la piena di grazia e con questa sua identità ci ricorda il primato di Dio nella nostra vita e nella storia del mondo, ci ricorda che la potenza d’amore di Dio è più forte del male, può colmare i vuoti che l’egoismo provoca nella storia delle persone, delle famiglie, delle nazioni e del mondo. Questi vuoti possono diventare degli inferni, dove la vita umana viene come tirata verso il basso e verso il nulla, perde di senso e di luce. I falsi rimedi che il mondo propone per riempire questi vuoti in realtà allargano la voragine. Solo l’amore può salvare da questa caduta, ma non un amore qualsiasi: un amore che abbia in sé la purezza della Grazia, di Dio che trasforma e rinnova. Maria ci dice che, per quanto l’uomo possa cadere in basso, non è mai troppo in basso per Dio, il quale è disceso fino agli inferi; per quanto il nostro cuore sia sviato, Dio è sempre «più grande del nostro cuore» (1 Gv 3,20). 

Maria Immacolata ci parla della gioia, quella gioia autentica che si diffonde nel cuore liberato dal peccato. Il peccato porta con sé una tristezza negativa, che induce a chiudersi in se stessi. La Grazia porta la vera gioia, che non dipende dal possesso delle cose ma è radicata nell’intimo, nel profondo della persona, e che nulla e nessuno possono togliere. Il cristianesimo è l’annuncio della vittoria della Grazia sul peccato, della vita sulla morte. E se comporta delle rinunce e una disciplina della mente, del cuore e del comportamento è proprio perché nell’uomo c’è la radice velenosa dell’egoismo, che fa male a se stessi e agli altri. Bisogna dunque imparare a dire no alla voce dell’egoismo e a dire sì a quella dell’amore autentico. La gioia di Maria è piena, perché nel suo cuore non c’è ombra di peccato. Questa gioia coincide con la presenza di Gesù nella sua vita: Gesù concepito e portato in grembo, poi bambino affidato alle sue cure materne, quindi adolescente e giovane e uomo maturo; Gesù visto partire da casa, seguito a distanza con fede fino alla Croce e alla Risurrezione: Gesù è la gioia di Maria ed è la gioia della Chiesa, di tutti noi”.

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