TOLKIEN/ Continua il fascino di una storia toccata dalla Grazia

- Paolo Gulisano

Si è chiusa dopo due mesi di esposizione al 22 WOW Spazio Fumetto, Museo del Fumetto di Milano la grande mostra “La Magia dell’Anello”, dedicata alla saga di Tolkien. PAOLO GULISANO

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John R.R. Tolkien (189-1973) (Immagine dal web)

Si è chiusa dopo due mesi di esposizione al 22 WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano la grande mostra “La Magia dell’Anello”, dedicata alla saga de Il Signore degli Anelli, a partire dall’intrigante figura dell’autore dei romanzi J.R.R. Tolkien fino alle fortunate trasposizioni cinematografiche di Peter Jackson, passando dall’opera dei grandi illustratori, dalle parodie, dal collezionismo e dagli altri mille mondi che compongono questa moderna mitologia fantasy. 

Grazie alla collaborazione dei più importanti collezionisti ed esperti, come la Società Tolkieniana Italiana, Dama Collection, il Greisinger Museum (unico museo al mondo dedicato alla Terra di Mezzo) e Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico, nel corso di due mesi i visitatori — che gli organizzatori calcolano essere stati circa 12mila, un numero assolutamente straordinario —, hanno potuto avventurarsi in un viaggio unico per scoprire come dalle parole dello scrittore di Oxford si sia passati alle immagini: edizioni rare, dipinti, illustrazioni, tavole originali, fotografie, manifesti cinematografici, locandine, fotobuste, video, statue, action figures, videogames, giochi da tavolo e molto altro costituivano le ghiotte attrattive della mostra, curata da Riccardo Mazzoni, Ninni Dimichino e Davide Martini, in collaborazione con la Società Tolkieniana Italiana, il Greisinger Museum e Dama Collection, con il supporto media di Radio Brea, di Tolkien Italia Network e di Orgogli Nerd.

Se tutte queste “chicche”, compresi i disegni che la futura regina di Danimarca aveva realizzato per illustrare i libri di Tolkien pubblicati nel suo Paese, la grande sorpresa dell’evento è stata la numerosissima presenza agli eventi culturali che hanno accompagnato l’esposizione: presentazioni di libri, dibattiti, tavole rotonde. Segno che il mondo degli appassionati di fantasy è composto da tutt’altro che bambinoni che si crogiolano con i mondi fantastici degli elfi e dei draghi. Tolkien, ormai da considerarsi un vero classico del Novecento, è stato esplorato nei suoi vari aspetti, da quello linguistico a quello filosofico fino a quello spirituale. 

A tale proposito, si è dibattuto anche su una questione che sta da anni a cuore al mondo degli esperti, anche se probabilmente non ha tolto il sonno ai milioni di spettatori e lettori: l’opera di Tolkien è cristiana o pagana? Una domanda che molti ritengono fuori luogo: sarebbe come chiedersi se Il Piccolo Principe è un’opera cristiana o pagana. Si potrebbe anche sottolineare che una “letteratura cristiana” non è soltanto quella dove si ritrova Gesù di Nazareth, i santi o i preti. Alcune opere di Chesterton, fantastiche ed oniriche come Uomovivo o L’Uomo che fu Giovedì ad esempio, non sono meno religiose dei racconti di Padre Brown. Esistono opere cristiane semplicemente perché evocano nel lettore la nostalgia di tutta la Bellezza che traspira dal fatto cristiano. Ma in realtà fu lo stesso Tolkien a dare la soluzione a questo “dilemma”, una soluzione tanto semplice e chiara (tranne che per gli intellettuali ideologici) da far esclamare “elementare Watson!”, se solo un personaggio letterario di nome Sherlock Holmes avesse mai usato questa espressione, in realtà apocrifa.

Tolkien, in una lettera ad un amico gesuita, padre Robert Murray, scritta poco prima della pubblicazione del suo capolavoro, disse che Il Signore degli Anelli era un’opera — of course — “religiosa e cattolica”. Due termini estremamente significativi, molto più delle espressioni “pagana” e “cristiana”. Due termini netti e precisi. Religioso significa che attiene a quella dimensione dell’umano che chiede, che cerca, che è assetata di risposte alle questioni fondamentali di sé e della vita: chi siamo, da dove veniamo, chi ha fatto noi e il mondo. Ciò che era prima dell’Incarnazione, il Pre-cristiano, era magari “pagano”, ma era soprattutto religioso, ovvero in cerca di un legame, di una relazione col significato della realtà. Il cattolicesimo. Così come Tolkien lo aveva incontrato nella sua Inghilterra — una storia fatta di santi e di martiri, di gloria e di persecuzione — era la risposta alla domanda. Al Mito, parola che racconta di una domanda, corrisponde un Logos, la risposta, il Significato che è entrato nella storia umana. 

Ecco dunque perché l’endiadi “religiosa e cattolica” definisce perfettamente ciò che l’arte di Tolkien ha mostrato. L’arte, la letteratura, non deve infatti “dimostrare nulla”, non deve essere ideologica, fatta a tesi. L’arte è mostrare, e Tolkien ha mostrato tutto il fascino di una storia toccata dalla Grazia, dove le qualità e le virtù dei suoi eroi, nonché circostanze precise, come ad esempio il fatto che l’Anello venga distrutto il 25 marzo, il giorno dell’Annunciazione, quando Dio si è fatto uomo, rappresentano qualcosa di più che simboli allegorici. Sono infatti segni, ovvero indicazioni, per comprendere, e per trovare la strada.

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