LETTURE/ Giornata dei Giusti, la memoria del bene non ha padroni

- Giovanni Cominelli

Il 6 marzo 2015 sarà la terza Giornata europea dei Giusti dopo l’istituzione nel 2012. Tra loro Razan Zaitouneh, Ghayath Mattar, Mehmet Gelal Bey. GIOVANNI COMINELLI

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Rocco Chinnici (D) (1925-1983) con accanto il giovane Giovanni Falcone (Immagine dal web)

Nel 2012 il Parlamento europeo ha istituito “La giornata europea dei Giusti” (European day of the Righteous) su proposta di Gariwo, acronimo di “The Gardens of the Righteous Worldwide” — “La foresta dei Giusti”, una Onlus promossa e presieduta da Gabriele Nissim — per commemorare coloro che si sono impegnati pubblicamente contro i crimini contro l’umanità e contro ogni totalitarismo, assumendosi responsabilità e rischi personali. Riprendendo e allargando il concetto di “giusto” elaborato da Moshe Bejski, presidente della Commissione dei Giusti di Yad Vashem — il Museo dell’Olocausto fondato nel 1953 a Gerusalemme — la giornata viene celebrata ogni anno il 6 marzo, anniversario della morte di Moshe Bejski. Yad Vashem  significa “un memoriale e un nome”, espressione tratta dal Libro di Isaia 56,5, in cui Dio promette: “concederò nella mia casa e dentro le mie mura un memoriale e un nome … darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato”. 

Quella del 2015 è la terza giornata. Qual è la filosofia della giustizia che sta dietro a queste iniziative, a metà tra cronaca e storia, tra società civile e politica, tra comunicazione e educazione? “I giusti” sono persone che hanno scelto di compiere atti di bene, qui e ora, contro il male che c’è nel mondo e che è coessenziale alla storia umana. Non sono degli eroi, qualche volta non sono neppure degli stinchi di santi. Non credono di essere capaci — e non promettono — di liberare l’umanità dal dolore, dall’ingiustizia, dall’oppressione. Semplicemente hanno deciso di esercitare la propria responsabilità nell’ambito della cerchia di libertà in cui ciascuno è sovrano, quella che Vaclav Havel definiva “il potere dei senza potere”. Non credono che l’uomo sia un angelo, ma neppure una bestia feroce, non credono che il loro Dio sia l’unico possibile né, in ogni caso, che lo si possa arruolare al proprio fianco per le proprie battaglie, neppure di quelle condotte a fini di liberazione umana. No, Dio non è con noi: nessun “Gott mit uns”. Dio, nell’interpretazione della Kabala ebraica, ha reso gli uomini protagonisti della creazione: si è ritirato, lasciando le sorti del mondo nelle loro improbabili mani. La creazione è una condivisione tra Dio e l’uomo, nella quale l’uomo sceglie di esercitare la propria parte di sovranità. Nel cristianesimo l’uomo ha la libertà di chiudere la porta al Dio che bussa. Non così nell’islam, che si traduce, appunto, con “sottomissione”.

Questa visione della collocazione e del destino dell’uomo nel mondo non è affidata, qui, alla teologia morale o alla filosofia politica o alla predicazione etica. Gariwo ci invita a sperimentarla nell’incontro fisico o simbolico con dei testimoni, con dei “giusti” che vivono o hanno vissuto i drammi e la ferocia del nostro tempo, continuando ad avere fiducia nel “nucleo buono” che sta racchiuso in ciascun essere umano, pur avendo una realistica consapevolezza della sua fragilità. 

Di qui l’importanza della narrazione delle storie dei giusti, di qui la politica del ricordo come strategia educativa. Gariwo ha riportato alla luce e raccolto, scavando nella storia europea dell’ultimo secolo, vicende personali preziose e sconosciute di resistenza al male e di azioni del bene. E’ un lavoro di educazione, rivolto soprattutto ai giovani, ma proposto ad una società civile spesso immemore e distratta. 

Le idee-guida di quest’anno sono due: ricordare “i giusti” che si sono prodigati nella difesa dei diritti fondamentali della persona, attaccati sanguinosamente dal terrorismo jihadista, mietendo vittime ebree, cristiane, musulmane da Parigi a Copenhagen, dall’Iraq alla Libia alla Siria; commemorare il genocidio armeno ad opera dei Turchi, ricorrendo nel 2015 il centenario dell’inizio della strage. Gli eventi del ricordo si svolgeranno in Italia, in alcune città europee — a Praga, a Varsavia, a Düsseldorf — e in Israele.

In Italia, in particolare, sono previste iniziative a Milano, a Firenze, a Roma e in altri centri minori quali Bitonto, Rimini, Bellaria-Igea Marina, Assisi, Orzinuovi, Seveso.

A Milano, il 3 marzo, a Palazzo Cusani, si terrà il convegno “La Giornata europea dei Giusti. La memoria del Bene e l’educazione alla Responsabilità”, con la partecipazione del ministro per gli Affari Esteri Paolo Gentiloni. Il 6 marzo nel “Giardino dei Giusti di tutto il mondo” del Monte Stella, alla periferia ovest di Milano, alberi e cippi saranno intestati a Razan Zaitouneh (avvocatessa siriana attivista dei diritti civili, scomparsa nel 2013 vicino a Damasco, rapita da gruppi estremisti jihadisti; la sorella è ancora oggi nelle mani di un gruppo terrorista), a Ghayath Mattar (giovane pacifista arrestato e ucciso in Siria nel 2011), a Mehmet Gelal Bey (sindaco turco ottomano di Aleppo, che si oppose alle direttive del suo governo che imponevano l’eliminazione del popolo armeno nel genocidio del 1915), agli Uomini e donne della Guardia Costiera (che rischiano la vita in mare per salvare i naufraghi in fuga da fame e violenze), a Alganesh Fessaha (attivista umanitaria italo-eritrea, ha rischiato la vita per soccorrere i perseguitati in Africa e ha aiutato i migranti e i loro familiari a Lampedusa dopo il tragico naufragio del 2013). 

Onorando un antico impegno, sarà piantumato un albero posto e posto un cippo anche per ricordare Rocco Chinnici (magistrato integerrimo, coraggioso promotore del primo pool antimafia del Tribunale di Palermo, ucciso dalla mafia nel 1983).

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