LETTURE/ Riscoprire la fede grazie ai “Promessi sposi”

La Chiesa come protagonista dei “Promessi sposi”. Si può sintetizzare così il messaggio racchiuso nel recente videolibro di monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara. GIUSEPPE BONVEGNA

20.05.2015 - Giuseppe Bonvegna
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Alessandro Manzoni

La Chiesa come protagonista dei Promessi sposi. Si può sintetizzare così il messaggio racchiuso nel recente videolibro di monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa, sul romanzo del Manzoni: I Promessi Sposi. Nostri contemporanei, Mimep-Docete, Pessano con Bornago (MI), 2015. Il testo vuole essere, come ha spiegato Enrico Elli (docente di letteratura italiana nell’Università Cattolica di Milano) in un recente incontro tenutosi a Magenta durante la presentazione promossa dal Centro Culturale don Cesare Tragella, ben più di un saggio accademico, configurandosi come catechesi, innanzitutto sulla Provvidenza. 

Il motivo per cui «padre Cristoforo è la Chiesa» e «Lucia diventa l’immagine della Chiesa» (p. 85) è infatti che, come descrive Manzoni, è avvenuta la grazia di un incontro: esso ha cambiato la vita del giovane Lodovico (facendolo diventare padre Cristoforo) e ha consegnato a Lucia quella «inquietudine» (p. 81) all’origine della conversione dell’Innominato.

Come è accaduto e accade ancora a molti giovani della odierna generazione, alla fede dei personaggi del Manzoni mancava non il contenuto, ma quell’interesse per la vita, senza del quale la fede stessa, restando un puro nome, muore. La cosa certa, per l’Innominato, fu che questo interesse di Cristo alla propria vita era un evento di grazia non nonostante, ma proprio in quanto incontrato, attraverso Lucia, nella realtà umana della Chiesa: «Non c’è fede in Cristo senza incontro, non c’è fede in Cristo senza il nostro arrenderci ad una presenza storica, concreta e reale, della quale possiamo fare nomi e cognomi» (p. 103). Proprio in quanto incontrata nel volto di un’altra persona e non prevista da un ragionamento logico, la grazia di Cristo poteva mettere definitivamente in crisi, nella coscienza dell’Innominato, la logica ferrea della concatenazione meccanica sulla quale si regge qualsiasi potere (compreso il suo) e introdurre inaspettatamente quello stato d’animo che John Henry Newman (1801-1890) attribuiva ai convertiti: a differenza dell’incredulo, del fanatico e dell’eretico, il cristiano, se non fa propria la verità che accetta, è incapace di fare qualunque cosa.

La fede cristiana ha quindi, secondo Negri, qualcosa da dire anche alla psicologia e alla medicina, nel senso che, come dimostra (in negativo) la mancanza di guida umana e spirituale che caratterizza l’esistenza di un altro personaggio dei Promessi sposi (la monaca di Monza), psicologi e medici «hanno certamente una funzione particolare, ma non sono la guida dell’uomo, perché la guida è quella dell’uomo più maturo nei confronti degli altri» (p. 155).

Il libro si presenta come la trascrizione di sette lezioni sui personaggi dei Promessi sposi (il video delle quali si trova nel dvd venduto unitamente al testo cartaceo) che hanno visto la partecipazione di oltre duemila tra adulti e giovani studenti e attraverso le quali monsignor Negri ha voluto fornire un aiuto ad approfondire gli incontri con Cristo che ciascuno fa nella propria vita: secondo lui, infatti, si può essere cristiani non solo se è avvenuto l’incontro, ma anche (e solo se) si ha la disponibilità a seguirlo nella Chiesa, l’unico ambito in cui se ne ripropone continuamente e realmente la presenza. 

La domanda di don Luigi Giussani sulle condizioni di possibilità della fede cristiana (“si può vivere così?”) aveva quindi già trovato, secondo Negri, una risposta positiva nella narrazione del Manzoni: all’interno di essa, il fatto che la fede in Cristo e la Chiesa diventino arte è proprio la dimostrazione che la fede è possibile. 

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