LETTURE/ Maffei, O Lorcain e la “fragilità della farfalla”: quando la fede fa la storia

- Paolo Gulisano

E’ uscito pochi mesi fa il primo capitolo della trilogia “Dietro la tenda” ideata e scritta da Maura Maffei e Rónán Ú. Ó Lorcáin, col titolo “La Fragilità della Farfalla”. PAOLO GULISANO

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Chiesa dell'Abbazia di Kylemore, Irlanda (Foto Bjoernreusch da Wikipedia)

Duecento anni fa nelle brume della Scozia Sir Walter Scott inventava — con il suo Waverley — il romanzo storico. Secondo l’Enciclopedia Britannica, un romanzo si definisce storico quando “è ambientato in un’epoca storica e intende trasmetterne lo spirito, i comportamenti e le condizioni sociali attraverso dettagli realistici e con un’aderenza (in molti casi solo apparente) ai fatti documentati. Può contenere personaggi realmente esistiti, oppure una mescolanza di personaggi storici e di invenzione”. Come sappiamo, il romanzo storico ebbe grande fortuna da quel 1814 in cui venne edito il romanzo di Scott che parlava di una Scozia del secolo precedente, un Paese in lotta per la propria libertà, non una semplice provincia dell’Impero ma una terra orgogliosa, teatro di vicende tragiche ed eroiche.

Nel Romanticismo il genere letterario trovò un terreno favorevole in cui attecchire e svilupparsi, ma oggi, nella nostra narrativa disincantata e minimalista, che spazio può trovare questo genere letterario bicentenario? 

Una risposta affascinante viene da due autori — lei un’italiana innamorata dell’Irlanda, lui un irlandese appassionato dell’Italia — che hanno dato a vita a quattro mani ad una trilogia storica: Dietro la tenda, per i tipi di Parallelo45. In questi giorni è giunto nelle librerie il secondo capitolo della saga scritta da Maura Maffei e Rónán Ú. Ó Lorcáin. Maura Maffei, ligure di nascita e piemontese d’adozione, è una scrittrice dai mille talenti, oltre che erborista e soprano lirico, ed è vincitrice di numerosi premi letterari. Rónán Ú. Ó Lorcáin, che attualmente vive in Irlanda, dopo aver vissuto molti anni in Italia, è tecnologo, musicista e traduttore, e soprattutto un appassionato linguista che ama e pratica l’irlandese non come un vezzo, ma come lingua viva, importante per la storia d’Irlanda. 

I due autori si sono dunque cimentati con una vicenda storica che affonda nella storia tormentata dell’Irlanda del XVIII secolo. Il primo capitolo della trilogia, uscito pochi mesi fa, col titolo La Fragilità della Farfalla, spalancava al lettore il cupo e imponente paesaggio del Connemara, una delle zone più suggestive dell’Isola di Smeraldo, affacciata all’Oceano Atlantico, remota e selvaggia. Qui vivono due famiglie di nobili origini, scacciate a Ovest dall’odiosa invasione inglese. Novant’anni di amori, liti, odi tra i membri delle due famiglie passano improvvisamente in secondo piano a causa di un evento inatteso: il ritorno in patria di un gruppo di uomini che per anni ha vissuto in Austria. Siamo nel 1746, curiosamente lo stesso anno in cui non molto lontano dall’Irlanda, nella Scozia di Walter Scott, sono ambientate le vicende degli eroi giacobiti che diedero l’immortalità letteraria al suo autore e inaugurarono la stagione del romanzo storico, cui la Maffei e il suo collega irlandese sembrano voler dare nuova linfa.

Le similitudini non si fermano a questo dato cronologico. In realtà gli autori di questa trilogia sembrano riprendere uno dei capisaldi del romanzo storico stabiliti da Scott. Egli infatti fu il primo romanziere a non considerare la storia come una mera cornice all’interno della quale collocare vicende di stampo moderno. Fino a Scott, infatti, nei romanzi ambientati in epoche passate, i pensieri, la psicologia e i comportamenti dei personaggi riflettevano quelli dell’epoca cui apparteneva il loro autore. Oggi questo vizio di forma sembra essere tornato in auge, con autori che proiettano nel passato forme di pensiero, stili di vita, persino ideologie contemporanee. Ne risulta un anacronisticità spesso sgradevole. Scott non modernizzò mai le psicologie, ma descriveva invece con precisione le condizioni di vita del periodo storico in cui ambientava i suoi romanzi, in modo che i comportamenti che ne scaturivano non fossero considerati dal lettore come curiosità storica, ma come tappe dell’evoluzione dell’umanità. Maffei e Ó Lorcáin fanno la stessa cosa: fanno pensare e agire i personaggi della loro storia conformemente al pensiero e ai valori dell’Irlanda di 250 anni fa. 

Ne esce un quadro affascinante, che non cade nell’archeologismo culturale, ma ci presenta una vicenda viva, palpitante, credibile, anche se lontana da noi. Una storia ambientata in un periodo storico molto preciso, l’Irlanda delle Leggi Penali, leggi che privavano all’epoca i cattolici irlandesi di ogni diritto. Che li aveva privati delle loro terre, costretti — come i protagonisti della trilogia — al contrabbando per sostenere le famiglie. Tra i diritti violati c’era anche quello alla propria fede. Era loro vietato professare il cattolicesimo, con la Messa celebrata in segreto da sacerdoti che erano ritenuti fuorilegge. Così un piccolo gruppo composto da un vescovo clandestino e cinque preti decide di sfidare gli inglesi dominatori…

Tutto porterà ad un crescendo di eventi emozionante, e come scrivono gli autori nell’introduzione: “Ci siamo schierati, infatti, dalla parte dei perdenti. E otto secoli di dominazione straniera in Irlanda non potevano essere cancellati o falsati da un artificio in punta di penna. Che cosa ci restava da raccontare, dunque, se non una piccola beffa ai danni dell’oppressore? Ve la doniamo come una scintilla che s’accende all’improvviso, dietro la tenda. Come una luce minuscola e debole, che s’accende e brilla nel buio sterminato della notte”.

Una luce che gratifica il lettore attraverso una narrazione spedita, avvincente, spesso commovente. Attraverso un linguaggio che sa di antico, di pulito, come il bucato delle nonne. Un linguaggio che ci riporta il gusto delle storie che vogliono rappresentare qualcosa, e non solo dare vita agli incubi di psicologie contorte. I nostri autori ci parlano di amori, di dolori, di speranze, di fallimenti. In poche parole, della realtà.  

Una realtà di oltre due secoli fa, di un’isola ai confini dell’Europa allora dimenticata da tutti — ad eccezione dei suoi dominatori — ma profondamente autentica. Un romanzo dove fa persino capolino un personaggio realmente esistito, un grande santo piemontese, san Paolo della Croce. 

E le sorprese riservate dagli autori di Dietro la tenda non sembrano finite. Anzi: come si diceva una volta, quando si coltivava di più la virtù della speranza, “il bello deve ancora venire”. Ai lettori è chiesta solo un po’ di pazienza: il terzo e conclusivo volume della trilogia uscirà tra qualche mese, in una data fatidica per l’Irlanda: il 17 marzo, giorno di san Patrizio.  

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