LETTURE/ La Misericordia che cercava Lutero è quella di Francesco

- Roberto Graziotto

Una recente frase del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble su Martin Lutero ha il merito di aprire la riflessione sull’attualità del riformatore. ROBERTO GRAZIOTTO

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Wolfgang Schauble (Infophoto)

LIPSIA —  “La religione, per essere politica, deve essere in primo luogo religione (…) a volte si ha l’impressione che ciò che conta nella Chiesa evangelica [luterana, in Germania] sia la politica, come se le prese di posizioni politiche ci impegnassero in modo più forte della fede che abbiamo in comune”. 

Si tratta di una frase che il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha espresso in un suo saggio per una rivista teologica specializzata, Pastoraltheologie, richiamato nelle pagine economiche della Faz. Schäuble stesso è luterano e come tale ricorda alla sua Chiesa che se il nocciolo spirituale della fede va perso, la fede stessa è come sale insipido. L’articolo, uscito in preparazione del 500esimo anniversario della Riforma protestante che si festeggerà il prossimo in anno in Germania, contiene parole ancora più dure contro il monaco agostiniano Lutero. Criticando quella che la Faz chiama la “politicizzazione dei protestanti”, Schäuble afferma che quando una “critica politica” sarebbe stata necessaria, essa, a parte teologi come Dietrich Bonhoeffer che hanno sempre pensato la politica a partire dal nocciolo centrale della fede in Cristo, sarebbe totalmente mancata: “Fino alla fine della seconda guerra mondiale si è vista ben poca protesta politica impegnata, piuttosto si è constatata una disponibilità di principio a sottomettersi al regime al potere. Anche questo atteggiamento ha la sua origine nella riforma luterana”.

Il Martin Lutero di Schäuble, per quanto riguarda l’atteggiamento da assumere nei confronti di chi la pensa in modo diverso da lui, è fondamentalmente negativo: “non ha difeso solo la libertà di coscienza, ma ha preso partito, politicamente, in un modo che oggi definiremmo preoccupante, meglio, in modo totalmente brutale”. Lutero avrebbe portato nella politica uno “stile di battaglia dura”; con lui nel “pensiero politico tedesco è entrato un pensiero che distingue nettamente tra amico e nemico”. Ovviamente conoscendo ciò che Lutero ha detto nel contesto della guerra dei contadini o la posizione sugli ebrei che ebbe verso la fine della sua vita (e non quella che aveva nel 1525, che era completamente in accordo con la Lettera ai Romani di san Paolo) non possiamo negare che Schäuble esprima un grande problema del luteranesimo: come leggere in modo critico ed appropriato il proprio fondatore? 

Rimane però nel vago a cosa pensi il ministro, realmente e concretamente, quando fa queste critiche. Per capire Lutero nel suo contesto storico è consigliabile leggere un libro uscito a Monaco di Baviera nel 2014 di Heinz Schilling, Martin Luther. Rebell in einer Zeit des Umbruchs (“Martin Lutero. Ribelle in un’età di cambiamento radicale”), che permette di comprendere un periodo storico altamente complesso. Credo però che Schäuble sia interessato all’oggi, non tanto ad una ricostruzione storica. La Faz etichetta sbrigativamente come “protestantesimo” alcune tendenze del luteranesimo tedesco odierno, in realtà non è per nulla chiaro sei i luterani tedeschi possano andare tranquillamente sotto questa categoria. 

La Faz ha ragione però a dire che la Chiesa evangelica luterana in Germania rappresenta una posizione politica su temi come il pacifismo e la critica all’ingegneria genetica, che sono riconducibili a partiti come “Die Linke” (La Sinistra), i quali hanno anche grande simpatia per alcune posizioni di papa Francesco, o quelle dei verdi tedeschi. 

Mi sembra che queste posizioni luterane in realtà debbano tenere conto della prima parte della critica di Schäuble: posizioni politiche che non scaturiscono da un centro spirituale e teologico sono insipide. Non credo però, o per lo meno bisognerebbe specificarlo più precisamente, che esse possano essere accusate di mancanza di rispetto per chi la pensa diversamene o, addirittura, di soggezione al potere. La posizione dell’ex presidente del consiglio luterano tedesco, la donna vescovo Margot Käßmann, per la quale la Germania dovrebbe rinunciare ad ogni azione militare come il Costa Rica è senz’altro ingenua, ma non è paragonabile alla posizione di chi sotto la dittatura di Hitler non ha fatto opposizione al regime. 

Molto problematica mi sembra poi la possibile conseguenza di una lettura superficiale di un tale articolo e cioè la riduzione di Lutero alle sue posizioni politiche, certamente molto discutibili. Cinquecento anni dopo la Riforma mi piacerebbe piuttosto riflettere sulla missione ecclesiale di Martin Lutero la quale, non compresa nel suo nocciolo teologico ultimo, non solo per colpa sua ha portato ad una ulteriore rottura della Chiesa, dopo quella tra oriente o occidente. La domanda di Lutero è: basta Cristo per la mia salvezza? La risposta luterana si articola nelle tre voci note: solus Christussola fidessola scriptura. Letto con attenzione, il saggio di Schäuble potrebbe forse però portare a riflettere proprio su questi punti. Cosa è per me davvero importante come cristiano, cosa ritengo che possa salvarmi? Il confronto con questi tre “solus” permetterebbe certamente un confronto con la figura di Martin Lutero con una chiara dimensione ecumenica. 

Nel suo viaggio in Germania del settembre del 2011 papa Benedetto XVI ha saputo esprimere ciò che realmente conta nella missione ecclesiale di Lutero: “Ciò che non gli dava pace era la questione su Dio, che fu la passione profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. ‘Come posso avere un Dio misericordioso?’: questa domanda gli penetrava nel cuore e stava dietro ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore. Per Lutero la teologia non era una questione accademica, ma la lotta interiore con se stesso, e questa, poi, era una lotta riguardo a Dio e con Dio. ‘Come posso avere un Dio misericordioso?’. Che questa domanda sia stata la forza motrice di tutto il suo cammino mi colpisce sempre nuovamente nel cuore” (Incontro con i rappresentanti del consiglio della Chiesa evangelica in Germania, Erfurt 23 settembre 2011). 

Benedetto XVI aveva insomma proposto, in dialogo con il cuore della teologia di Lutero, di mettere di nuovo Dio al centro della nostra attenzione: è sufficiente Cristo, rivelazione di Dio, a salvarmi? A differenza però del testo un po’ vago di Schäuble l’allora pontefice chiamava per nome il “male” che si deve combattere mettendo Dio al centro. Egli superava quella superficiale visione del “siamo comunque tutti già salvati”, che è l’opinione teologica oggi dominante, se si pensa a questo tipo di problemi: “Ma sono veramente così piccole le nostre mancanze? Non viene forse devastato il mondo a causa della corruzione dei grandi, ma anche dei piccoli, che pensano soltanto al proprio tornaconto? Non viene forse devastato a causa del potere della droga, che vive, da una parte, della brama di vita e di denaro e, dall’altra, dell’avidità di piacere delle persone dedite ad essa? Non è forse minacciato dalla crescente disposizione alla violenza che, non di rado, si maschera con l’apparenza della religiosità? La fame e la povertà potrebbero devastare a tal punto intere parti del mondo se in noi l’amore di Dio e, a partire da Lui, l’amore per il prossimo, per le creature di Dio, gli uomini, fosse più vivo? E le domande in questo senso potrebbero continuare. No, il male non è un’inezia. Esso non potrebbe essere così potente se noi mettessimo Dio veramente al centro della nostra vita. La domanda: Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? — questa scottante domanda di Lutero deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda, non accademica, ma concreta. Penso che questo sia il primo appello che dovremmo sentire nell’incontro con Martin Lutero” (ibidem). 

Non è necessario spiegare a lungo che papa Francesco, con la sua Evangelii Gaudium e con la Laudato si’ è completamente in linea con il suo predecessore e permette di comprendere che quei temi come la pace o la tecnoscienza, invece di essere solo delle prese di posizione politiche, possono essere pensate proprio a partire da quel tema che Lutero ha vissuto come esistenzialmente vicino e che papa Benedetto XVI esprimeva nella domanda: “”Come posso avere un Dio misericordioso?”.

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