LETTURE/ “Per correr miglior acque”: a Torino Dante contagia le scuole superiori

- Emmanuele Riu

“Per correr miglior acque”: l’incipit del Purgatorio di Dante dà il nome a un’iniziativa di studenti universitari torinesi, andare nelle scuole a parlare della Commedia. EMMANUELE RIU

Nella primavera del 2013, un gruppo di ragazzi dell’Università di Torino cominciava a trovarsi al di fuori dell’orario di lezione per leggere e approfondire la Commedia di Dante. A tre anni esatti di distanza, questo piccolo inizio del quale ci siamo trovati — per certi versi inaspettatamente — protagonisti, ha portato diversi frutti: dapprima l’invito a tutti i compagni del corso, quindi la costituzione di un vero e proprio gruppo studentesco, dal nome Per correr miglior acque (celeberrimo incipit del Purgatorio dantesco; d’ora in poi Pcma), e le Letture dantesche torinesi che da quelle occasioni sono nate: un anno intero di confronto su una cantica del poema, invitando docenti universitari dall’Italia e dall’Europa e chiedendo a ciascuno di essi di confrontarsi con un singolo canto. Un’iniziativa che ha goduto immediatamente del sostegno del Dipartimento di Studi umanistici dell’ateneo torinese e che ha coinvolto centinaia di persone, fra professori, studenti ed esterni. Giovedì prossimo avrà luogo l’incontro di apertura della terza edizione.

Ma uno dei frutti più interessanti legato alla nascita del gruppo (che coinvolge ora una ventina fra studenti universitari e neolaureati) è stato sicuramente il progetto Letture dantesche nelle scuole superiori, che Pcma ha organizzato in collaborazione con la Società Dante Alighieri (di cui molti fra noi sono membri) e sotto il coordinamento ideale e “pratico” del professor Giuseppe Noto dell’Università di Torino. Si tratta di un progetto che prevede singole lezioni di studenti universitari su singoli canti e ad un’unica classe di scuola superiore alla volta (anche se, su richiesta delle scuole, ci sono state alcune eccezioni). È un’idea nata da una semplice domanda: dal momento che Dante e i suoi versi hanno esercitato un’attrattiva così grande in noi negli ultimi anni, perché non andare a incontrare ragazzi di poco più giovani di noi, alle prese con i medesimi versi, per raccontare loro ciò che abbiamo scoperto?

Il progetto è dunque partito, e grazie al patrocinio del Comune di Torino ha raggiunto tutte le scuole della città: le risposte non si sono fatte attendere. Numerose infatti sono state le adesioni da parte di scuole di vari ordini, dal classico all’artistico, alcune anche fuori provincia (Cuneo) o fuori regione (Aosta). E l’iniziativa è stata certamente un successo, a testimonianza di quanto sia importante costruire ponti fra il mondo universitario (in particolare gli studenti) e il mondo della scuola: la — purtroppo — diffusa estraneità fra i due risulta compromettere, in un certo modo, lo sviluppo di entrambi. 

Spesso infatti ci si dimentica che ci si occupa delle stesse materie e degli stessi argomenti, osservati ovviamente da punti di vista diversi, e se la presenza nelle scuole di ragazzi da poco usciti dall’età liceale può costituire un contributo all’importante compito comunicativo e didattico dei docenti, d’altro canto la possibilità per gli studenti universitari di misurarsi con la sfida della comunicazione ai non “addetti ai lavori” (tra l’altro in una fase delicata della propria vita come l’adolescenza) di ciò che si è studiato può solamente incentivare lo studio, strappandolo da quella campana di vetro dentro la quale a volte sembra inevitabilmente confinato e riportandolo nella concretezza dell’esistenza. 

Oltre a tutti questi fattori, che come spunto sorgivo dell’iniziativa sono poi stati ampiamente verificati nell’esperienza delle lezioni in classe, ci sono alcune particolarità che ci hanno molto colpito, e che si sono ripresentate di volta in volta a tutti noi che ci siamo impegnati nell’iniziativa.

Innanzitutto, l’estrema disponibilità dei professori dei licei, insieme ad una diffusa e sorprendente gratitudine per il lavoro svolto in classe, segno che questo è stato percepito come una vera risorsa e non come una possibile perdita di tempo: come ha detto un professore del liceo artistico ai suoi studenti, “quando ero a scuola come voi sarebbe stato impossibile pensare ad un’occasione come questa, poter incontrare ragazzi poco più grandi di me appassionati di Dante e della Commedia; oggi invece accade proprio questo per voi”.

Allo stesso tempo, ci ha entusiasmato non solo il vedere i ragazzi attenti e disponibili ad ascoltare — cosa per nulla scontata —, ma soprattutto la constatazione che Dante rappresenta ancora, per loro, un vero “incontro”, e il suo poema qualcosa che ha profondamente a che fare con la loro vita, i loro desideri, i loro drammi e le loro aspettative. Spesso è stato evidente, nel dialogo a tutto campo a fine lezione, che l’attrattiva della Commedia tutta intera (non solo dell’Inferno con il suo alto tasso immaginifico, che una vulgata superficiale vuole più “interessante” per i ragazzi rispetto a Purgatorio e Paradiso) è di molto superiore a quella di tanti altri autori che essi affrontano nei tre anni. Una ragazza durante una lezione è arrivata perfino a porre una delle domande più radicali, di fronte alla quale non pochi critici si troverebbero forse in difficoltà (a meno di risposte scontate o culturalmente astratte): “Perché oggi, fra coloro che scrivono, non c’è più nessuno come Dante?”   

Si è trattato dunque di una preziosa occasione per tutti noi; per alcuni è stata anche la possibilità di intuire che la propria strada è quella dell’insegnamento, per la bellezza del rapportarsi ai ragazzi mettendo a tema ciò che ci ha conquistati (senza illusioni di sorta sulle effettive difficoltà che l’insegnamento comporta e che rendono forse ancor più radicale la sfida).

Visto il successo che il progetto ha avuto quest’anno, si sta lavorando affinché questo raggiunga una forma maggiormente strutturata; ma ad ora rimane fondamentale in merito all’esperienza fatta il rilievo di Erica, una delle più giovani fra noi: “Quel che mi ha colpito di più di tutta l’iniziativa è stato il fatto di essere andati da quei ragazzi gratuitamente, senza altro scopo se non quello di raccontar loro di Dante e della Commedia. Questo è importante e ha avuto valore innanzitutto per me”. 

Giovedì scorso è ricominciato il terzo ciclo e mercoledì 11 maggio, alle 18, nell’Aula Magna del rettorato dell’università, ci sarà un nuovo appuntamento per seguire i versi e l’esperienza di Dante.

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