Il nuovo “Padre Nostro”/ “Non abbandonarci alla tentazione”, ecco il perché di questa formula

- Raffaele Graziano Flore

Presto potrebbe cambiare la formula con cui si recita il “Padre Nostro”: dopo l’apertura ufficiale di Papa Francesco, il cardinale Giueppe Betori spiega i motivi dietro questa scelta

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Fedeli in preghiera, dettaglio (Pixabay)

L’INTERVISTA DEL CARDINAL BETORI AD “AVVENIRE”

L’auspicio era già arrivato ufficialmente da parte di Papa Francesco qualche giorno fa e adesso i tempi sembrano oramai maturi per quella che, nel mondo della Chiesa, è una piccola rivoluzione: addio alla vecchia formula con cui veniva recitato il “Padre Nostro” in favore di una nuova di traduzione che, nelle intenzioni della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), vorrebbe abbandonare il passaggio in cui si recita “e non ci indurre in tentazione” a favore di una diversa espressione, ovvero “non abbandonarci alla tentazione”. In attesa del via libera da parte della Santa Sede, sulla questione è intervenuto il cardinale Giuseppe Betori: nel corso di un’intervista rilasciata ad Avvenire, l’arcivescovo originario di Foligno, stimato anche come biblista, ha spiegato a che punto è la messa a punto della nuova tradizione, ma anche di quali sono state le tappe di un lavoro che è cominciato nel lontano 2000. “Ha fatto bene il Pontefice a porre pubblicamente la questione” ha spiegato Betori che, parlando col quotidiano, ha rilevato che, da parte sua, la CEI ha fatto il primo passo.

LA NUOVA FORMULA DOPO 17 ANNI DI LAVORI

“Non è Dio a indurci in tentazione, ma Satana”: con queste parole, Papa Bergoglio aveva spiegato di recente, durante una intervista a Tv2000, che la formula contenuta nel “Padre Nostro” andava cambiata, seguendo peraltro l’esempio dei presuli francesi e aggiungendo che “siamo noi a cadere, non è un padre che invece aiuta ad alzarsi subito”. E a fare eco alle parole del Pontefice è stato proprio l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, che è intervenuto nel dibattito e ha raccontato ad Avvenire quale è stato il complesso iter che presto dovrebbe portare al cambio della formula con cui viene recitato quel passaggio della preghiera. “Tutto è cominciato nel 2000, ma l’avvio dei lavori risale al 1988, in realtà, quando fu istituito un gruppo di 15 biblisti” racconta il 70enne cardinale, spiegando anche che a sovrintendere questo gruppo v’era un comitato composto anche dai cardinali Biffi e Martini. “Sulla formula ‘non abbandonarci alla tentazione’ ci fu convergenza” ricorda Betori a proposito della concordanza tra i migliori biblisti d’Italia e illustri teologi nel cercare un’espressione che annullasse l’ambiguità del “non indurci in tentazione”. A detta del cardinale, non si è scelta una traduzione propriamente letterale ma “quella più vicina al contenuto effettivo della preghiera”.

IN ATTESA DELLA “APPROBATIO” DEL PONTEFICE

Per quanto riguarda la formula scelta in Francia per aggiornare il “Padre Nostro”, il cardinale Giuseppe Betori ha raccontato ad Avvenire che la scelta della CEI si è indirizzata verso una traduzione più ampia rispetto al “ne nous laisse pas entrer en tentation” dato che comunque conserva una certa ambiguità: “Abbiamo scelto una maggiore ricchezza di significato perché chiediamo a Dio che resti al nostro fianco” ha sottolineato il diretto interessato che ha anche fornito una spiegazione sul fatto che la nuova traduzione non è stata ancora adottata nell’uso liturgico: “Per poter entrare nell’uso, deve essere prima ‘vidimata’ dalla Santa Sede, ma si può pensare che il nuovo testo venga approvato, considerando anche l’apprezzamento emerso dalle parole del Santo Padre (nell’intervista sopra citata, NdR)” precisa Betori che rivela invece che il Lezionario usato a Messa contiene già la frase “non abbandonarci alla tentazione”: dunque, manca solo la cosiddetta ‘approbatio’ papale affinché il nuovo “Padre Nostro” possa essere infine recitato anche individualmente.

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