LETTURE/ Catullo e Varo, cosa resta quando la fiducia viene meno tra gli uomini?

- Laura Cioni

Che cosa resta dell’amicizia che si fonda sulla fede reciproca se questa viene tradita? Lo spiegò Catullo, poeta dell’antica Roma, ma vale ancora oggi. LAURA CIONI

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Antonio Canova, Venere e Adone (1794)

Alfeno che dimentichi, che inganni i veri compagni,
non hai pietà di questo tuo povero amico?
Non ci pensi a ingannarlo, a tradirlo?
Anche i cieli odiano l’infamia di chi inganna.
Tu non ci badi e mi lasci misero nei mali.
Dì, che cosa fanno gli uomini o verso chi sono fedeli?
Certo volevi che io tradissi la mia anima,
inducendomi in un amore in cui tutto pareva certezza.
Ora ti tiri indietro e lasci che le tue parole e le tue azioni
diventino vento e nebbia.
Se tu dimentichi, gli dei ricordano, ricorda la Fedeltà,
che ti farà pentire, più tardi, di ciò che hai fatto.

Catullo, carme 30

Non molto sappiamo dell’autore. Era nato nell’84 circa a Verona e nella sua breve vita (trent’anni) fece in tempo a vedere la dittatura di Silla, le proscrizioni, la rivolta di Spartaco, la congiura di Catilina, il primo triumvirato. Fa parte del circolo neoterico, che introdusse a Roma una poesia raffinata di una gioventù inquieta e ricca, consapevole di cantare sull’orlo di un abisso, quello delle antiche costituzioni repubblicane.

L’amico a cui si rivolge Catullo in questi versi è probabilmente Publio Alfeno Varo, di Cremona. Non è dato sapere a quale genere di amore si riferisca il poeta e non si è autorizzati a sospettare una relazione omosessuale. Più interessante l’analisi di un testo breve, costruito con maestria, nel quale si cela un sentimento di forte riprovazione.

L’antitesi è tra il ricordo e la dimenticanza, sia nel primo verso, sia negli ultimi due. Ma il vero tema è la Fides, voce quasi intraducibile per la pluralità dei suoi significati: fedeltà, fiducia, lealtà, fede, infine. Fede scomparsa tra gli uomini, ma che veglia sulla loro smemoratezza. Fede non fine a se stessa, ma portatrice di un tardivo pentimento.

Davvero molto precisa questa composizione, nell’accenno a situazioni non insolite nelle relazioni tra amici, quando uno manca di pietà e l’altro soffre. Qui non c’è lamento o rimpianto, ma solo la contrapposizione di durezza e di dolcezza, nel verso 2 e l’evocazione della vanità delle promesse con l’immagine del vento e della nebbia, al verso 10.

Dedicato a F.C.
Nel caso lo legga, potrebbe riconoscersi.


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