SUSANNA TAMARO/ “La letteratura è una scienza e mi affascinano gli animali, come per Kakfa…”

- Niccolò Magnani

Susanna Tamaro, l’intervista alla scrittrice italiana: “la letteratura è una scienza e mi affascinano gli animali”. Una autrice-entomologa, come ama definirsi, si racconta

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LaPresse

In una lunga intervista a Il Giornale ha parlato Susanna Tamaro, una delle scrittrici e romanziere più importanti d’Italia e d’Europa ed è riuscita, come spesso le accade, a lasciare un segno importante, a suo modo provocatorio, per poter accendere un dibattito (non solo “letterario”). «Ero sicura che avrei fatto lo zoologo e avrei esplorato il mondo. Ho una mente scientifica, precisa, da entomologo: quando scrivo, la precisione delle descrizioni è proprio da entomologo, più che da scrittore»; la “confessione” della Tamaro al Giornale mostra come la letteratura che spesso viene identificata come un mondo a metà tra la poesia e l’onirico, può essere rigorosa e “didascalica” come la scienza. Ad esempio, la struttura stessa della sua scrittura è particolare e spesso viene studiata anche all’estero perché inconsueta: «Con un grande lavoro, a monte, sull’essenzialità della parola: per me meno si scrive, meglio è.

Se uso un aggettivo deve essere perfetto. Uno solo, non tre. La frase deve essere scolpita: è l’asciuttezza che la rende memorabile», spiega l’autrice. Incredibile il percorso che porta alla stesura di un solo capitolo o di parti intere di un romanzo, con la Tamaro che ritiene possibile attendere anche otto mesi prima di scrivere qualcosa; «Riempio dieci-dodici quaderni di appunti, per sette o otto mesi: è una prima scrematura delle parole che ho bisogno. Penso all’argomento, alla trama, ai personaggi, fino a che capisco, a un certo punto, che tutto è pronto ed è il momento di passare alla stesura del libro».

Compaiono spesso, come nell’ultimo romanzo “La Tigre e l’acrobata”, classificazioni di piante e ovviamente animali, i “protagonisti” spesso preferiti da Susanna Tamaro: ma questa passione “entomologica” nasce da lontano, addirittura da due mostri sacri della letteratura come Jack London e Kafka. «Ero sedotta da Jack London, perché amavo i cani. E poi tutto Kipling, Andersen, che mi hanno influenzato molto. In Italia, a parte Tozzi, non c’è una tradizione di racconto con la presenza di animali. Anzi, spesso mi arrabbio perché trovo delle sviste gravi: la maggior parte degli italiani non distingue una vespa da un’ape», replica la Tamaro alle domande del collega sul Giornale. La classificazione e la “regolarità” della scienza e natura in qualche modo è comes e aiutassero l’autore e lo sviluppo di un romanzo ad una procedere più legato alla stessa realtà di tutti i giorni, con pochi voli pindarici e molta osservazione.

Su tutti è però il grande autore boemo de “Il processo” ad avere il maggior “influsso” sulle origini anche della stesura di un testo per la scrittrice italiana: «l’influenza di Kafka, ovviamente è presente. Gli insetti sono inquietanti macchine perfette, la prova generale di un mondo senz’anima. Forse prenderanno il nostro posto, quando ci saremo autodistrutti», spiega l’autrice-scienziata come quasi arriva a definirsi in una inedita veste di “entomologa” della letteratura.

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