LETTURE/ Margaret Atwood, l’inferno di una società che tradisce se stessa

- Antonella Berni

“Il racconto dell’Ancella”, scritto nel 1985, in pieno edonismo reaganiano, dall’acclamata scrittrice canadese Margaret Atwood, ha molto da dire alla società attuale. ANTONELLA BERNI

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Margaret Atwood (LaPresse)

Il racconto dell’Ancella è un libro violento. Nonostante la particolarità della scrittura, piana ma penetrante, e il dipanarsi della trama, che tiene incollato il lettore pagina dopo pagina, è un viaggio in un inferno emotivo e morale, nella spoliazione dell’individualità e del libero arbitrio in una società che rinnega la civiltà che l’ha generata. Per questo bisogna leggerlo.

Romanzo distopico, narra le vicende di una donna americana in una società trasformata in una teocrazia di suprematisti bianchi in seguito a un brutale colpo di stato di cui vengono accusati estremisti musulmani.

Le libertà individuali sono annullate del tutto: gusti, tendenze, fedi, preferenze vengono irregimentate in nome di Dio, il matrimonio tradizionale reso obbligatorio e combinato. Le donne non possiedono più nulla, non possono andare a scuola né lavorare o leggere o scrivere. Dipendono totalmente dal marito, se ne hanno uno.

La società è gerarchizzata in modo semplice: la posizione apicale è occupata dai Comandanti (in uniforme nera), la cui ombra è riempita dalle Mogli (in lunghi vestiti blu); poi ci sono i Guardiani (in nero anche loro, si spostano su sinistri furgoni neri), che fanno il lavoro sporco per mantenere alto il livello di terrore; le Zie, dotate di pungolo elettrico, svolgono una costante azione di catechizzazione delle altre donne usando la Bibbia per giustificare ogni cosa, anche le esecuzioni in piazza, chiamate Salvamento; gli Occhi, le spie infiltrate a tutti i livelli, contribuiscono a mantenere pulita la società e i cittadini conformi. L’ultimo gradino dell’organizzazione è occupato dalle Marta (di verde vestite), domestiche indottrinate che vivono e servono nelle case dei Comandanti. Al di fuori di questa rete efficiente, nelle colonie (dove sono costrette a dismettere rifiuti tossici) troviamo le non-donne, che non possono procreare a causa di un inquinamento abnorme che ha provocato una sterilità di massa.

In questa griglia perfetta le Ancelle (in lunghi e ampi abiti rossi con cappello-paraocchi) sono “uteri con due gambe”, donne che sulla carta sono ancora in grado di procreare e vengono affiancate a una Moglie sterile facendo quello che Rachele fa con la serva Bilhah (Genesi, 30:1-3, l’utero in affitto ante litteram). In un rituale orrendo, che cade nei giorni fertili, l’Ancella giace con il Comandante in presenza della Moglie, sperando di rendere onore alla propria funzione.

Le Ancelle vengono assegnate a un Comandante e ne prendono il nome: la protagonista si chiama Offred (of Fred, di Fred) e vive nella repubblica di Gilead, un luogo tetro che neanche i giardini in fiore riescono a rischiarare. Qui il simbolo di appartenenza è un logo (un occhio con due ali bianche) presente sui soffitti delle stanze, sulle portiere dei furgoni neri, sulle insegne dei pochi negozi. Gli Occhi sono ovunque, anche nei cespugli, e nessuna rischia di essere caricata su un furgone nero per aver sussurrato un’opinione.

A Gilead ogni cosa è ridotta ai minimi termini, dall’esteriorità al pensiero, il lavaggio del cervello biblico-ossessivo obbliga le persone alla schiavitù intellettuale. “Quella di prima era una società uccisa dall’eccesso di scelta” dice Zia Lydia, una delle zelanti aguzzine predicatrici che d’altro canto dimostra una certa praticità nel suggerire alle sue ragazze perché manipolare: gli uomini hanno una sola cosa in mente, imparate a manipolarli e a prenderli per il naso (dove naso è una blanda metafora) per il vostro tornaconto. E’ Dio che lo vuole.

Le donne di Gilead, che siano Moglie, Zia, Marta o Ancella, sono morte dentro eppure rifuggono un raffreddore, un malore, un mese senza ciclo perché potrebbe significare la fine della funzione per la quale sono in quell’esatto posto: rappresentare, educare, servire, figliare. In una parola “vivere”.

Offred non è un’eroina. Le sue giornate, oltre agli accoppiamenti mensili con il Comandante, prevedono un elaborato sforzo mentale per svuotare la mente e intorpidire il ragionamento perché la sua unica salvezza è fare figli per un’altra donna. I muri, i cespugli, la contenzione più o meno evidente, fisica o psicologica, diventa un elemento rassicurante, il solco da seguire docilmente anche senza la minaccia del pungolo elettrico. L’abbrutimento è tale che una delle parti più significative e non violente è quando Offred viene portata dal Comandante nel suo luogo segreto. Non per fare sesso selvaggio lontano dagli occhi vigili della Moglie ma per consumare il massimo del peccato per un’ancella, leggere. Il luogo segreto è una stanza con una libreria che corre tutta intorno, piena di libri e riviste del passato, ciò che è scampato ai falò epurativi dopo il colpo di stato.

Anche a Gilead, la finta repubblica dell’assurdo, esiste un alto muro che corre lungo i confini della città, al quale vengono impiccati i deviati sessuali (i gay), i traditori e le traditrici, con una pubblica funzione (il giorno del Salvamento) come monito e deterrente per gli altri. E’ il simbolo concreto della limitazione della libertà individuale. Oltre quello nessuno può avventurarsi, c’è la morte fisica. Al di qua invece…

Scritto nel 1985, in pieno edonismo reaganiano, dall’acclamata scrittrice canadese Margaret Atwood (sarebbe troppo lungo elencarne tutti i riconoscimenti) riflette le politiche sessuali di quel periodo: solo qualche anno prima una donna non poteva ottenere una carta di credito senza la firma del marito (sembra preistoria) e l’industria del porno contribuiva allo svilimento della figura femminile.

Il racconto dell’Ancella è libro di testo nelle scuole superiori degli Stati Uniti e, a giudicare dal risultato, forse è stato sottovalutato nell’illustrare delle possibilità. Si dirà: un libro è un lavoro di fantasia, però mai come in quest’epoca la realtà ha superato la fantasia, come l’autrice ha commentato durante un’intervista per il New Yorker lo scorso aprile: difficile scrivere qualcosa di realistico quando la stessa realtà è assurda.

Forse per questo motivo è diventato di recente una serie televisiva (da aprile in onda sulla rete on demand Hulu) ed è stato rispolverato da larga parte degli intellettuali che ne ha riconosciuto la forza profetica, insieme a 1984 di Orwell, uno dei libri più venduti nell’ultimo semestre.

“Dopo sessant’anni perché siamo ancora a questo punto?” si chiede la scrittrice, che ha partecipato alla Women’s March di Toronto. Forse perché le conquiste sociali non sono permanenti e dipendono dalle correnti di pensiero, e diventano poi scelte politiche. Quel che sembra acquisito oggi potrebbe non esserlo domani e, in alcune parti del globo terrestre, potrebbe non esserlo mai stato.

Uno dei passaggi più oracolari dell’intero libro riguarda il Comandante, del quale Offred rende uno spunto: “Forse ha raggiunto lo stato di intossicazione che sembra ispirato dal potere, lo stato in cui credi di essere indispensabile e quindi puoi fare qualsiasi cosa, assolutamente tutto quello che ti pare, proprio tutto”.

Lo stesso concetto è stato espresso in campagna elettorale dall’attuale presidente degli Stati Uniti. Avrà letto il libro?

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