LETTURE/ Dall’Europa all’asse Qatar-Turchia, il progetto segreto dei Fratelli musulmani

- int. Souad Sbai

Souad Sbai nel suo ultimo libro mette in guardia l’Occidente. Perché dal Qatar alla Turchia c’è un filo rosso che lega il jihad. E anche l’Italia non può ritenersi al sicuro

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Fedeli musulmani in una moschea (LaPresse)

La minaccia dell’estremismo di matrice islamista non riguarda solo il Medio oriente e la regione del Golfo. Nel corso degli ultimi decenni le organizzazioni e gli esponenti legati alla Fratellanza musulmana hanno, infatti, accresciuto la propria influenza anche in Europa, grazie al sostegno finanziario e politico del Qatar e della Turchia di Erdogan. Dei cosiddetti “Ikhwan” (fratelli, ndr), dei loro obiettivi e modalità operative, parla la giornalista e scrittrice Souad Sbai, nel suo libro intitolato I Fratelli Musulmani e la conquista dell’Occidente. Da Istanbul a Doha, la linea rossa del jihad (Curcio, 2018).

Già parlamentare, una vita dedicata alla lotta all’estremismo, Souad Sbai presiede l’Associazione delle donne marocchine in Italia e il Centro studi “Averroè”, che svolge attività di ricerca, formazione e informazione su temi di cruciale importanza come la radicalizzazione e il contrasto al terrorismo. Souad Sbai conosce l’estremismo e la Fratellanza musulmana molto da vicino per le ripetute minacce ricevute. Ciononostante, non ha mai smesso di denunciare quali fossero i veri intenti dell’organizzazione e li ha esposti a chiare lettere nel volume.

Il libro inizia come un giallo, con il ritrovamento, a breve distanza dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, di un documento programmatico − denominato il “Progetto” − durante una perquisizione nella dimora svizzera di un banchiere egiziano, considerato un esponente di spicco dei Fratelli musulmani in Europa e sotto inchiesta con l’accusa di essere tra i finanziatori di Al Qaeda. Il documento conteneva le linee guida per la conquista dell’Occidente. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Chi sono quelli che vorrebbero conquistare l’Occidente?

La Fratellanza musulmana è la principale organizzazione transnazionale islamista, nella quale affondano le proprie radici ideologiche Al Qaeda, Isis e l’intera galassia dell’estremismo e del terrorismo contemporaneo di matrice jihadista. Fondata negli anni Venti del secolo scorso in Egitto da Hassan Al Banna, sin dalle origini il suo principale campo d’azione è stato il Medio oriente, ma oggi la sua vasta rete avvolge sempre più strettamente anche l’Occidente.

Com’è stato possibile?

Seguendo i dettami di Al Banna e, successivamente, di Sayyid Qutb, anch’egli egiziano, gli “Ikhwan” hanno messo in atto una paziente e lunga opera di penetrazione nel tessuto religioso, sociale, culturale, politico ed economico dei Paesi del mondo arabo. Maghreb, Mashrek, Golfo: i Fratelli musulmani hanno acquisito gradualmente in tutta la regione una forza tale da riuscire a sostenere la loro aspirazione di prendere il potere, con l’obiettivo di stabilire dittature fondamentaliste da utilizzare come piattaforma per un’espansione a livello globale.

In questo disegno rientrano anche le “primavere arabe”?

Le rivolte passate inopinatamente alla storia come “primavere arabe” sono state il frutto di un piano disegnato appositamente per portare gli “Ikhwan” al governo di Egitto, Tunisia, Libia e Siria, innescando un effetto domino che avrebbe dovuto travolgere l’intero Medio oriente.

Nel tentativo di realizzare le proprie ambizioni di conquista, la Fratellanza ha agito in solitudine?

No. La non-santa alleanza con Qatar e Turchia ha fornito la spinta finanziaria, la legittimazione politica e la copertura mediatica − basti pensare al ruolo svolto da Al Jazeera − indispensabili a far sì che dei rovesciamenti di regime venissero interpretati, soprattutto in Occidente, come rivoluzioni democratiche. Il piano è fallito, ma le ambizioni dei Fratelli musulmani e dei Paesi che li sponsorizzano sono ancora vive, tanto in Medio  oriente quanto in Occidente.

Perché anche in Occidente?

Quest’ultimo si rifiuta di riconoscere la vera natura della Fratellanza − tutt’altro che moderata, come sostengono i fiancheggiatori dell’organizzazione in Europa e negli Stati Uniti − e continua a legittimarne gli esponenti persino in ambito istituzionale. Tutto come previsto nel “Progetto”, che è la prova di come i Fratelli musulmani avessero un piano anche per l’Occidente e non solo per il mondo arabo.

Quali sono i contenuti del “Progetto” dei Fratelli musulmani per l’Occidente descritti nel suo libro?

Il “Progetto” è un documento di 14 pagine che risale al 1982, ma dopo la sua scoperta non è mai stato reso pubblico. A illustrarne i contenuti è stato il giornalista franco-svizzero Sylvain Besson, nel libro La conquista dell’Occidente: il progetto segreto dei Fratelli musulmani, frutto del suo lavoro d’inchiesta e pubblicato nel 2005. E tali contenuti sono ancor più inquietanti.

Perché?

Perché corrispondono a quel che sta accadendo oggi in Europa senza che i Fratelli musulmani incontrino ostacolo alcuno. Con articoli, interviste e conferenze ho divulgato per anni l’allarme lanciato da Besson anche in Italia, e l’idea di dedicare un nuovo libro all’argomento nasce dalla necessità di mantenere vivo il dibattito e diffondere una maggiore consapevolezza nell’opinione pubblica e negli addetti ai lavori del pericolo rappresentato dalla Fratellanza musulmana anche in Occidente.

Il “Progetto”, si legge nel suo libro, è composto da 25 punti…

Nella prima parte si parla di aspetti organizzativi e vengono fornite le regole di condotta da seguire: creare reti di Fratelli musulmani; mantenere un’apparenza di moderazione; infiltrare le altre organizzazioni islamiche per riallinearle agli scopi del “Progetto”; evitare conflitti aperti con le autorità dei Paesi occidentali; utilizzare la “taqiyya” ovvero la dissimulazione, il meccanismo per il quale è lecito mentire e comportarsi in maniera occidentale fino quasi a infrangere i dettami religiosi per il superiore scopo d’ingannare “l’infedele”.

Si passa, poi, alla fase operativa. In cosa consiste?

Raccolta di informazioni e costruzione di database; controllo dei media; creazione di think tank e gruppi di pressione; pubblicazione di studi universitari che legittimino le posizioni e la particolare visione della storia della Fratellanza. E ancora, creare reti di sostegno sociale − scuole, ospedali, organizzazioni filantropiche − per diffondere la visione islamista, infiltrare elementi della Fratellanza all’interno delle istituzioni democratiche occidentali, nei partiti, nelle Ong e nei sindacati per metterli al servizio della causa islamista.

Perché il “Progetto” ha una visione di lungo periodo?

L’obiettivo è che venga portato avanti per più generazioni, e punta a far sì che i musulmani che vivono in Occidente abbiano una costante forma mentis jihadista. Strumentale al conseguimento degli obiettivi del progetto è la formazione di alleanze con forze politiche occidentali progressiste, grazie alle quali giungere all’approvazione di leggi e all’implementazione di provvedimenti favorevoli. Il pensiero “mainstream” e “politically correct” delle cosiddette élites europee è quindi d’implicito supporto ai piani di conquista dei Fratelli musulmani.

Come agisce la Fratellanza musulmana in Italia?
Agli “Ikhwan” fanno riferimento come braccio operativo in Italia oltre cento associazioni, molto attive in campo sociale, assistenziale, giovanile, culturale e politico.

Il loro obiettivo?

Far sì che l’ideologia della Fratellanza musulmana stabilisca la propria egemonia sulla comunità musulmana italiana, permeando le istituzioni e altri settori chiave per promuovere l’avanzata dell’agenda islamista. Queste associazioni e i loro esponenti si sono sempre rifiutate di aderire esplicitamente ai princìpi di libertà, tolleranza e uguaglianza uomo-donna sanciti dalla Costituzione italiana. Ciononostante, hanno beneficiato della legittimazione e del sostegno di partiti politici e ambienti culturali che hanno reso possibile l’ingresso di esponenti dell’organizzazione nelle istituzioni: dal Parlamento alle autorità locali. In particolare, il settore giovanile è un bacino da cui la sinistra italiana continua a reclutare ambigui personaggi da lanciare come leader politico-religiosi, malgrado la loro malcelata affinità con l’estremismo.

Può portare qualche esempio al riguardo?

Internet custodisce un’abbondanza di materiale compromettente, che porta in superficie la “simpatia” per Hamas, l’ex presidente egiziano Morsi e i principali ideologi viventi della Fratellanza musulmana: lo Sheikh Yusuf Al Qaradawi, predicatore legato a Qatar e Turchia, nonché volto di punta di Al Jazeera, e Tariq Ramadan, nipote − guarda caso − di Al Banna e attualmente sotto processo in Francia per violenza sessuale.

In tempi più recenti, però, queste associazioni e i loro esponenti si sono mostrati maggiormente favorevoli all’accettazione dello Stato laico. Non è così?

Si tratta di un’apertura solo apparente. L’obiettivo è quello di sfruttare dall’interno gli ampi spazi di manovra offerti dalla democrazia e dal pluralismo per proseguire nell’opera di condizionamento delle varie “casematte” del potere, secondo le linee guida del “Progetto”. In realtà, dietro il velo della “taqiyya”, i Fratelli musulmani in Italia, come nel resto d’Europa e in tutto l’Occidente, mantengono ben salde le loro tipiche posizioni radicali e fortemente identitarie, che si contrappongono ad un’autentica integrazione e continuano a essere veicolate da sedicenti imam in numerosi luoghi di culto e centri di preghiera che fanno capo all’organizzazione. Questi non sono riconosciuti ufficialmente dallo Stato e al loro interno vengono svolte attività di proselitismo che hanno nel Qatar il loro principale finanziatore e sfociano poi nel terrorismo.

E’ il filo rosso del jihad da lei descritto nel libro, che parte appunto da Doha per arrivare a Istanbul?

Il Qatar dominato dalla famiglia Al Thani e la Turchia di Erdogan hanno cercato di mettere le mani sul Medio oriente utilizzando la Fratellanza musulmana come grimaldello. Questo è il succo della “Primavera araba”. Il filo connette i vari quadranti regionali in cui Doha e Istanbul, vera capitale della Turchia neo-ottomana di Erdogan, hanno operato a partire dal 2011, supportando organizzazioni terroristiche come Isis e Al Qaeda, milizie e gruppi armati di ogni sorta, nonché partiti e movimenti politici espressione degli “Ikhwan”. Tutte pedine del grande gioco per la conquista del trono di nuovo Sultano del mondo arabo-musulmano: un trono condiviso tra gli Al Thani ed Erdogan, con i Fratelli musulmani ad amministrare il nuovo Califfato.

Il piano, però, è fallito, non le pare?

Sì, il piano è fallito, ma le ambizioni restano le stesse e stanno dando vita a nuovi intrecci e dinamiche che coinvolgono anche l’Iran, con cui è in corso un crescente riallineamento geopolitico, che trova un solido fondamento proprio nell’ideologia della Fratellanza musulmana, di cui il regime khomeinista è la versione sciita. Il Quartetto arabo contro il terrorismo, composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, sta producendo enormi sforzi nel tentativo di spezzare questo filo rosso del jihad, rosso del sangue delle vittime che ha sin qui provocato e che oggi unisce Doha, Istanbul e Teheran nel nuovo “polo” dell’islamismo mondiale.

Perché l’Occidente continua a essere sordo ai richiami del Quartetto?

Invece di contribuire all’isolamento del Qatar − nei cui confronti il Quartetto opera da oltre un anno un blocco aereo, terrestre e marittimo − chiude gli occhi e preferisce cedere alle lusinghe degli “investimenti” economici e finanziari di Doha. Specialmente in Europa, il Qatar sta comprando tutto e tutti in cambio del silenzio sulle sue politiche di destabilizzazione del Medio oriente e di fiancheggiamento del terrorismo, e in cambio dell’indifferenza verso le violazioni dei diritti umani di cui si alimenta la macchina organizzatrice dei Mondiali di calcio del 2022. Da questo punto di vista, l’Italia rappresenta un caso di scuola.

La recente visita dell’emiro del Qatar in Italia ha infatti destato molte polemiche. Perché definisce “pericolose” le relazioni tra Italia e Qatar?

Sono pericolose perché la colonizzazione dolce a cui il Qatar sta sottoponendo l’Italia con la compiacenza della sua classe dirigente, produrrà frutti amari per il Paese. Fare business lasciando campo libero all’estremismo propagato dai Fratelli musulmani con i finanziamenti del Qatar, non è certo un buon affare. La crescita delle attività di proselitismo della Fratellanza sono infatti alla base dell’escalation della minaccia terroristica in Italia, come dimostrano gli arresti, le espulsioni e gli attentati sventati nel corso dell’ultimo anno lungo tutta la penisola.

E’ lecito dunque chiedersi fino a quando le forze di sicurezza riusciranno a impedire quanto si sta invece verificando in Francia.

L’attentato di Strasburgo, l’ultimo di una lunga serie, evidenzia le difficoltà sempre maggiori nel contenere la minaccia terroristica da parte delle forze di sicurezza. È probabile che Parigi stia anche pagando il sostegno garantito al mondo arabo moderato, mentre l’Italia sembra aver accettato passivamente la “sottomissione” denunciata proprio da un autore francese, Michel Houllebecq. In questo scenario, il mio ultimo libro vuole essere non solo un atto di accusa, ma uno strumento per risvegliare la coscienza degli italiani e di tutti gli europei, affinché si oppongano al giogo islamista, acquisendo piena consapevolezza del fatto che l’intenzione del Qatar è quella di ridurre l’Europa a stato vassallo, favorendo l’attuazione del “Progetto” di conquista dei Fratelli Musulmani.

(Max Ferrario)

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