LETTURE/ Louis Oreiller, la montagna è fatta di storie

- Alberto Trevissoi

Louis Oreiller, uomo di montagna, veglia sulla Val di Rhêmes, nel Gran Paradiso. Ha raccontato la sua valle con Irene Borgna

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Da Cogne, verso il Ghiacciaio della Tribolazione (LaPresse)

Oreiller in francese è il cuscino, il comodo guanciale per dormire. Ma non ha avuto una vita comoda, Louis Oreiller, e di notti all’addiaccio, in alta montagna, senza nessun cuscino, ne ha passate parecchie, in ogni stagione nell’arco di 84 anni. I suoi ricordi li ha scritti, insieme con Irene Borgna, ne Il pastore di stambecchi (Ponte alle Grazie, 2018), il più bel libro di montagna pubblicato nell’ultimo anno, secondo Paolo Cognetti. E non si può che essere d’accordo.

Oreiller è il nume tutelare della Val di Rhêmes, la prima a ovest compresa nel Parco nazionale del Gran Paradiso, in Val d’Aosta. Un versante è nel Parco, l’altro è riserva privata. Oreiller ha fatto ogni lavoro possibile nella sua valle, da contrabbandiere a pastore, da bracconiere a guardiacaccia, da muratore a guardiaparco. Ne conosce ogni metro e ogni essere vivente: bipede, quadrupede, alato. E ne racconta di storie, di donne, uomini e animali, di rocce, nevi e alberi, di stambecchi,  marmotte, cani, muli, gipeti.

Storie belle, commoventi, allegre o amare, tutte nate dall’amore appassionato per la montagna. Aggiungiamone una: c’è un luogo nella prima parte della valle, nel cimitero di Rhêmes-Saint-Georges, che Oreiller non descrive ma che sicuramente conosce benissimo. Da lì, guardando in alto con pazienza, binocolo e qualche ora di tempo, prima o poi si può vedere la sagoma del gipeto in volo, il mitico “avvoltoio barbuto”. L’ultimo esemplare italiano era stato ucciso cent’anni fa proprio all’imbocco della Val di Rhêmes, a Introd. Negli ultimi anni una decina di coppie è tornata a popolare le Alpi italiane. E una fa il nido, inverno dopo inverno, sulle rocce di Oreiller. 

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