LETTURE/ Avvento, la “buona battaglia” dell’attesa nella storia

“Militaturus”: una lunga parola latina risalta all’inizio della regola di san Benedetto. Ma con quali armi?

02.12.2018 - Laura Cioni
Andrej Rublev, Cristo Salvatore, XIV sec.

Militaturus: una lunga parola latina risalta all’inizio della regola di san Benedetto. Ancora più lunga la sua traduzione in italiano: pronto a combattere. Ma con quali armi? Con quelle “invincibili e gloriose dell’obbedienza”. Il fondatore della lunghissima tradizione che ha forgiato l’Occidente si rivolge dunque a uomini virili, a combattenti. L’ideale monastico e quello cavalleresco sembrano quasi fondersi in questa immagine gagliarda, che fa della vita un servizio sotto il vero Re, Cristo Signore.

Secoli prima Davide aveva chiesto al Dio di Israele di sostenerlo nella lotta contro i suoi nemici: “Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia. Mia grazia e mia fortezza, mio rifugio e mia liberazione, mio scudo in cui confido, colui che mi assoggetta i popoli”. Era uno dei salmi preferiti di santa Teresa di Lisieux, che vi si aggrappava nella lotta silenziosa e quotidiana nel suo monastero, una battaglia per la verità contro ogni formalismo e tiepidezza, combattuta in apparenza nelle retrovie, ma in realtà in prima linea. 

Un’altra figura propria della vita militare ritorna più volte nella Scrittura: “Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?”. All’attesa incessante degli oppressi Isaia risponde: “Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!”. E il salmo canta: “L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora”. Chi ha fatto le guardie armate notturne sa quanto quel servizio sia faticoso, quando il tempo non passa mai e bisogna lottare contro il sonno, ficcare gli occhi nel buio e ascoltare se il silenzio sia rotto da rumori sospetti. “Attente o scolte, su vigilate”.

La vita cristiana dunque non è per gli imbelli, ma per coloro che stanno sulla breccia, “rivestiti con la corazza della fede e della carità e avendo come elmo la speranza della salvezza”, per usare le parole di san Paolo agli abitanti di Tessalonica, proprio lui che, in prossimità del martirio, dirà a Timoteo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”.

Soldati esperti i profeti e i santi, che insegnano a noi coscritti, a noi operai dell’undicesima ora, l’impegno per il quale siamo arruolati. Una voce risuona nel deserto: “Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Il tempo dell’Avvento, con cui la Chiesa guarda alla venuta prossima e all’ultima di Gesù, è anche il tempo della sua venuta presente, nascosta nelle pieghe quotidiane delle circostanze che si offrono alla nostra azione, al nostro ascolto, alla nostra compassione.