LETTURE/ La nuova “Domenica” del Sole, armonia, bellezza e byte

- La Redazione

Non solo un restyling grafico: la Domenica”, inserto culturale del Sole 24 Ore, rinnova nella civiltà digitale una tradizione di armonia e bellezza, dice il nuovo responsabile ALFREDO SESSA

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“Prima che nascesse l’Unione Europea e prima della moneta unica, era proprio la cultura a cucire il vestito dell’unificazione del Vecchio Continente”. Alfredo Sessa, nominato da poco responsabile di Il Sole 24 Ore Domenica dal direttore Guido Gentili, ha speso molti anni della sua vita professionale scrivendo di Europa e spesso dall’Europa (è stato fra l’altro corrispondente da Bruxelles). E’ anche con questo bagaglio di esperienze e di valori che Sessa — 57 anni, laureato in scienze politiche, diplomato all’Ifg dell’Ordine dei giornalisti di Milano — affronta una sfida direttamente innestata sulla strategia di rilancio del principale quotidiano economico italiano. Un percorso che ha registrato un’accelerazione decisa con il recentissimo restyling del giornale di Via Monte Rosa.

Il “Domenicale” è cambiato come ogni sezione e pagina del Sole: con quali ispirazioni e finalità?

La Domenica del Sole 24 Ore aveva già una grafica leggermente diversa rispetto al quotidiano, più attenta alla scelta delle illustrazioni, più libera di sperimentare e di fare ricorso, se del caso, anche al contributo di disegnatori esterni, chiamati a illustrare simbolicamente concetti spesso storici e filosofici che non trovano, ovviamente, riscontro in foto di cronaca. Il restyling del quotidiano e dei suoi contenuti, indirizzati verso una maggiore “settimanalizzazione”, hanno perciò assimilato almeno in parte quelli che erano gli stilemi della Domenica. A sua volta, il supplemento culturale ha introdotto alcune cifre stilistiche grafiche, come per esempio gli spazi bianchi verticali, che intervallano le colonne di testo e che conferiscono al tutto una sensazione di maggiore riposo, di lettura “lenta”. Come è giusto che sia per articoli che ambiscono all’approfondimento, al racconto e alla testimonianza. E, perché no, a farsi ricordare.

Il dorso ha raccolto attorno a sé una readership unica: attratta fin dapprincipio da una miscela speciale di tradizione e sperimentazione, di saperi consolidati e di attenzioni nuove. Una formula che in trent’anni non è mai invecchiata: come viene ri-declinata oggi?

La ricetta della Domenica del Sole è apparentemente classica, austera, elitaria, “antica”. Gli argomenti spaziano dalla letteratura alla filosofia, dalla storia alla musica, dal cinema all’arte contemporanea. Senza dimenticare i grandi temi dell’economia, le religioni, la storia dello sport e il tempo libero. Ma il quasi costante sguardo ai classici, peraltro spesso rivisitati in base agli studi più recenti, serve in realtà per meglio comprendere le nuove tendenze. La Domenica vuole infatti cogliere i mutamenti, e le loro rappresentazioni contemporanee. Gli articoli più coinvolgenti sono quindi quelli che partendo dal mondo dei greci e dei latini riescono a costruire ponti con il presente. L’ambizione è quella di essere al passo della nuova civiltà digitale senza dimenticare ciò che ci guida: l’idea di armonia e di bellezza.

Per i giornali tradizionali, anche quando si affacciano con autorevolezza sui canali digitali, è sempre più impegnativo catturare i lettori più giovani.

Crediamo che sia una formula che può coinvolgere anche i giovani perché se la cultura è soprattutto consapevolezza, i giovani che studiano e si preparano al mondo del lavoro hanno bisogno di essere consapevoli dell’epoca nella quale vivono. Ovviamente, è bello affiancare ai temi seri e complessi anche pagine di alleggerimento: parlare di fumetti, viaggi, collezionismo, cucina. Il tutto sempre mantenendo un taglio il più possibile colto, accessibile e originale. Il taglio, appunto della Domenica.

Sei giunto alla guida del “Domenicale” dopo aver raccontato a lungo ai lettori del Sole l’Europa economica e politica. Quale continuità c’è fra quell’impegno e la tua sfida odierna?

Prima del Trattato di Maastricht il ricorso alle radici comuni, all’incontro pacifico tra le diverse identità nazionali era la benzina che alimentava il motore che ci ha allontanati sempre di più da quello che era l’Europa prima che si realizzasse, almeno in parte, il sogno di Schumann, Adenauer e De Gasperi: un teatro tragico dove andava in scena regolarmente la morte di milioni e milioni di uomini. Quindi la cultura europea ha uno spazio di diritto sulle pagine della Domenica. Con gli scrittori, gli spettacoli, l’arte. Ma anche con l’analisi degli eventi storici, delle politiche europee, dei pregi e dei difetti della costruzione di un continente pacifico. Che ora trema sotto la spinta di eventi senza precedenti, come le migrazioni di massa. Ma forse proprio perché la costruzione europea è rimasta a metà strada.

(Antonio Quaglio)

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