MEETING DI RIMINI/ 39 anni, la maturità piena e la gioia di costruire

Ieri è stato presentata ufficialmente a Roma la 39esima edizione del Meeting di Rimini. C’erano Roberto Battiston, il card. Raphael Sako, Marco Bussetti. MONICA MONDO

27.06.2018 - Monica Mondo
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Un momento della presentazione del Meeting (Foto Meeting di Rimini)

Se c’è un cosa che subito colpisce, ad ogni Meeting di Rimini, è guardare la sua carta d’identità. 39 anni sono maturità piena, eppure la freschezza della giovinezza è rinnovata ad ogni stagione. Non solo per le centinaia di giovani che lo fanno, lo animano, e che più restano nella memoria dei visitatori. Ma per la capacità rara di intercettare i temi, le parole, cioè il sentire diffuso della gente, cosa che i partiti non sanno più fare, e che l’esperienza cristiana, se vitale, fedele alla sua vocazione, ha nel suo dna. 

Così Emilia Guarnieri, storica presidente del Meeting, che ha imparato dalla cattedra dell’insegnante a stare solidamente attaccata alla realtà, ne cita le sfide, in un tempo confuso, in cui è faticoso trovare punti di riferimento comuni. Tocca entrare nella storia, con un giudizio e un abbraccio, ripartendo dal suo protagonista, l’uomo, col suo desiderio di felicità. Per ristabilire legami e fiducia, che le nostre società hanno scardinato. Non potrebbe questo stesso realismo investire altri campi della convivenza civile? Nella scienza funziona. Cerca la verità, la scienza, per difendere l’uomo dalle superstizioni, dalle false notizie, interrogando la natura, per amore della conoscenza. E la scienza mette le sue scoperte a servizio di tutti, le sue fatiche a sevizio di tutti, è un linguaggio universale. Fonda una società di tantissimi e diversi individui spinti da una volontà comune. E’ il modello che offre Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. E’ l’auspicio dell’eligendo cardinal Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei. Un nome che evoca tempi nobili e mitici, che oggi è sinonimo di distruzione, paura, violenza. 13 anni di guerra in Iraq, in nome di principi astratti che esulano dai bisogni e dall’educazione del popolo. Le regioni devono mantenere i legami con Dio e tra gli uomini, senza mai smettere di cercare il bene e la pace. Sono al fondo del cuore di ogni uomo.

Mancano i politici al Meeting, e alla sua presentazione? Non mancano, ed il refrain è noto: il Meeting, e per traslazione quindi Cl, cerca un rapporto con chi nel tempo contingente è al potere. E’ ancora la Guarnieri a rispondere, con schiettezza: “Abbiamo sempre cercato un nesso con le istituzioni del paese per essere dentro la storia, così come si dipana”. Certi di un punto di vista, e quindi di un giudizio non dettato dall’ideologia, ma dalla ricerca del bene comune. Così anche il neoministro dell’Istruzione Marco Bussetti esordisce, ma senza imbarazzo, si sente a casa. Gli piace il titolo chilometrico del Meeting: a cosa tendiamo, e in che modo ciò a cui tendiamo orienta le nostre scelte? Sono le parole responsabilità e cura delle relazioni umane le parole che gli premono. Insieme ad amore, impegno per lo studio, perché, ricordando papa Francesco, “solo cambiando l’educazione si può cambiare il mondo”. Conforta sentirlo ricordare, a braccio, la sua opzione per la libertà di educazione. Stupisce, quando posa le carte, nella sala magnifica dell’Ambasciata italiana presso la Santa Sede, citare a memoria, a braccio, Luigi Giussani: “La soluzione dei problemi che la vita pone non avviene direttamente affrontando i problemi, ma approfondendo la natura del soggetto”. 

Così il Meeting si rinnova sempre: perché i soggetti, cioè gli uomini, sono stupendamente diversi e nuovi, e sempre nuovi li fanno le sfide che la realtà offre al loro lavoro. Ci sono mattoni nuovi, per costruire, sempre.

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